Il testo della Manovra è stato bollinato dalla Ragioneria di Stato ed è stato inviato dal ministero dell’Economia e delle Finanze alla presidenza del Consiglio. Il numero degli articoli che compongono la legge di Bilancio, secondo il documento visionato da MF-Milano Finanza, è salito a 154 dai 137 articoli di una prima bozza circolata nei giorni precedenti.
Viene confermata la novità sui dividendi nel modo societario: il regime agevolato Irpef (si paga il 24% solo sul 5% dei dividendi ottenuti) resta valido solo per chi ha una partecipazione di almeno il 10%. La relazione tecnica al ddl Bilancio stima gli effetti finanziari in termini di competenza toccheranno quota 983,2 milioni nel 2026 e 1 miliardi nel 2027 e nel 2028. Mentre in termini di cassa – tenuto conto la modifica trova applicazione già in sede di acconto - l'effetto previsto è di 736,1 milioni nel 2026 e di 1 miliardo per ciascuno degli anni del biennio successivo.
Resta anche la riduzione al 26% dell’aliquota sulle stablecoin in euro (dal 33% attuale) e invece l’aumento da 200 mila a 300 mila della flat tax per i Paperoni stranieri che decidono di trasferirsi in Italia. Intanto è già arrivato l’avvertimento del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli: «Serve riflessione su garanzie pubbliche prestiti».
All’interno del testo cambia la norma sulla tassazione degli affitti brevi che, nelle ultime ore, ha causato attriti in maggioranza, incontrando la contrarietà di Forza Italia e Lega. Nella prima bozza si proponeva di aumentare la cedolare secca sugli affitti brevi al 26%, abolendo di conseguenza l’aliquota agevolata al 21% anche per i redditi derivanti dalla locazione breve di una sola unità immobiliare.
Nella nuova versione del testo, torna l’aliquota al 21% per i redditi derivanti dai contratti di locazione breve relativi a una unità immobiliare individuata dal contribuente in sede di dichiarazione dei redditi, «sempre che», precisa la nuova versione del testo, «durante il periodo d’imposta, non siano stati conclusi contratti aventi a oggetto tale unità immobiliare tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare o che gestiscono portali telematici, mettendo in contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare».
La relazione tecnica alla manovra prevede che il 90% degli attuali beneficiari della cedolare secca ridotta al 21% continuerà ad «avvalersi delle piattaforme per esigenze di semplificazione e rapidità delle transazioni» e quindi subirà un aumento di 5 punti dell’imposizione fiscale. Così la novità normativa dovrebbe portare nelle casse pubbliche 102,4 milioni all’anno, corrispondenti appunto «ai 5 punti percentuali aggiuntivi da versare in sede di dichiarazione dei redditi».
Se la norma sugli affitti brevi è stata modificata, anche la dotazione del fondo per i contenzioni nazionali e internazionali è stata rivista a rialzo: si parlava di una dotazione di 1 miliardo mentre nel testo bollinato è più che raddoppiata a 2,2 miliardi per il solo 2026.
Si riducono i tagli al cinema. Il finanziamento al Fondo per il cinema e l’audiovisivo previsto dalla manovra bollinata si ridurrà l’anno prossimo di 150 milioni rispetto ai 190 milioni prospettati nella prima bozza del ddl di bilancio. Nel 2027 il taglio sarà invece di 200 milioni anziché 240 come inizialmente ipotizzato.
Per quanto riguarda il sistema bancario, il testo conferma l’aumento dell’Irap di due punti percentuali e lo slittamento ai periodi d’imposta 2028 e 2029 della deduzione dei componenti negativi connessi alle Dta.
Per quanto riguarda la stima di gettito di cassa legato all’aumento dell’Irap, la Relazione tecnica ipotizza un acconto Irap pari all’85% e un acconto Ires al 75%, considerando che gli effetti si producono già in sede di acconto 2026: nel 2026 sono attesi 1,153 miliardi, nel 2027 la cifra è di 1,339 miliardi e nel 2028 di 1,335 miliardi.
Sul fronte degli «extraprofitti», il governo ha previsto la possibilità di affrancare i 6,2 miliardi di euro accantonati dagli istituti nel 2023 per sottrarsi al prelievo straordinario del 27,5% sui profitti eccedenti. L’aliquota di affrancamento, fissata al 27,5% per il 2025, è destinata a salire al 33% dall’anno successivo. Poi al 40% originario dal 2028.
Per rendere obbligatorio il versamento, l’esecutivo ha inserito una «presunzione automatica» di utilizzo del fondo a partire proprio dal 2028, trasformando quello che sembrava un’opzione in una necessità contabile. Di fatto, come spiega una fonte a MF-Milano Finanza, è un obbligo mascherato.
Va precisato che l’affrancamento non comporta automaticamente la distribuzione di dividendi, che resta prerogativa degli organi amministrativi delle singole banche. Di conseguenza, anche l’eventuale gettito derivante dalla tassazione delle rendite finanziarie per circa 1,2 miliardi di euro, che graverebbe sugli azionisti in caso di distribuzione, non può essere contabilizzato con certezza tra le coperture della manovra.
Ci sono invece delle modifiche rispetto alla norma sugli interessi passivi e rispetto alla deducibilità delle svalutazioni sui crediti. Sugli istituti di credito la legge prevede ora che gli interessi passivi siano deducibili del 96% «solo per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2025», con un aumento graduale di un punto percentuale ogni anno fino al periodo d’imposta successivo al 2028.
Arrivano modifiche anche per le svalutazioni legate all’applicazione del «metodo delle perdite attese» che prevede cinque quote costanti, a partire dall’esercizio in cui la svalutazione è iscritta a conto economico. Per i crediti del primo e secondo stadio di rischio «il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2025 e per i tre successivi» saranno «deducibili, in quote costanti, nell’esercizio in cui le stesse sono iscritte in bilancio, e nei quattro successivi».
Per annullare i riflessi sulla disciplina della conversione in crediti d’imposta delle Dta è previsto il divieto di conversione di quelle iscritte. Ai fini della competenza la misura genera 164,1 milioni nel 2026, 95,5 nel 2027 e 64 nel 2028; ai fini di cassa l’effetto è di 126,8 milioni, 111,7 e infine 70,9. (riproduzione riservata)
La nuova rottamazione consentirà la sanatoria dei carichi affidati agli agenti della riscossione dal primo gennaio 2020 al 31 dicembre 2023 per i mancati versamenti delle imposte o dei contributi previdenziali, con esclusione delle cartelle emesse a seguito di accertamento.
Si potrà pagare in unica soluzione entro il 31 luglio del prossimo anno, oppure in 54 rate bimestrali di pari importo: la prima rata a luglio 2026, l’ultima il 31 maggio 2035. Nel caso di pagamento rateale si applicano interessi del 4% annuo e si prevede anche un pagamento minimo di 100 euro per le singole rate.
Il testo bollinato della manovra conferma l’impianto della prima bozza. Fissa un calendario entro il quale le amministrazioni indicheranno i carichi pendenti, riceveranno le domande di sanatoria e poi elaboreranno i calcoli.
Tra le novità di rilievo c’è la norma anti-furbetti: chi non ha versato la prima rata, ho l’ha fatto in modo insufficiente, chi non paga l’ultima rata e chi salta almeno due rate, anche se non consecutive, perde i benefici previsti dalla rottamazione.
Alla rottamazione vera e propria si affianca la possibilità per le regioni e gli enti locali di «introdurre autonomamente, con le forme previste dalla legislazione vigente per l’adozione dei propri atti destinati a disciplinare tributi di loro spettanza, tipologie di definizione agevolata che prevedono l’esclusione o la riduzione degli interessi o anche delle sanzioni».
Possibili anche su crediti difficili da incassare come sanzioni, quindi anche le multe automobilistiche. La «definizione agevolata» non può invece riguardare l’Irap, le addizionali e le compartecipazioni alle imposte statali. La «sanatoria» varrà solo per chi entro un termine fissato (che non può essere inferiore ai 60 giorni dal momento della decisione) i contribuenti versino quanto non hanno fatto precedentemente in tutto o in parte.
Confermate le principali misure della manovra sul fronte fiscale: dalla riduzione della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% alla tassazione ridotta al 5% per gli aumenti contrattuali dl 2025 e 2026. Confermati anche la riduzione fiscale su straordinari e lavoro domenicale e festivo e l’aumento a 10 euro della deduzione dei buoni pasto.
Il taglio dell’Irpef di due punti percentuali della seconda aliquota dall’attuale 35% al 33% coinvolge circa 13,6 milioni di contribuenti. È quanto emerge dalla Relazione tecnica che accompagna la Manovra appena bollinata dalla Ragioneria generale dello Stato e trasmessa a Palazzo Chigi.
Alle coperture della manovra concorre anche in maniera significativa la spending review dei ministeri, partendo dai fondi non spesi. Il taglio complessivo nel triennio supera i 7 miliardi, di cui 2,2 miliardi nel 2026, 2,15 miliardi nel 2027 e 2,8 miliardi a decorrere dal 2028. Nel 2026 il ministero a cui sono richiesti i maggiori sacrifici è quello delle Infrastrutture e trasporti (oltre 520 milioni), seguito dall'Economia (oltre 450 milioni) e dall'Ambiente e Sicurezza energetica (oltre 370 milioni).
La spending review colpisce però anche Palazzo Chigi: nella versione bollinata della legge di Bilancio è previsto che la presidenza del Consiglio dei ministri «dovrà versare all'entrata del bilancio dello Stato la somma di 50 milioni di euro annui a decorrere dal 2026». (riproduzione riservata)