????A Palazzo Chigi, lunedì 13 ottobre, è il giorno delle imprese. E più in generale di tutte quelle organizzazioni datoriali e di categoria che hanno qualcosa da dire - tra priorità e proposte - in vista della prossima legge di Bilancio.
?La riunione, presieduta dal Sottosegretario Alfredo Mantovano, ha preso il via poco prima delle 11 nella Sala Verde di Palazzo Chigi. Per l’esecutivo partecipano i ministri Antonio Tajani, Giancarlo Giorgetti, Adolfo Urso, Marina Calderone e Tommaso Foti. Presenti poi Luigi Sbarra (sottosegretario per le Politiche per il Sud) e Stefano Caldoro (consigliere del presidente del Consiglio per i Rapporti con le Parti Sociali).
Il titolare del Mef non ha esitato a ribadire che la manovra «dimostra un’impostazione che tiene conto in maniera seria e responsabile dei vincoli in cui ci muoviamo». Vincoli, che sono «la revisione del Pnrr che abbiamo avuto in Parlamento, i vincoli di finanza pubblica, gli impegni internazionali sul fronte della difesa» che pur se ora «non fanno parte del sentiero ma riteniamo di poter aderire» una volta usciti all'infrazione «con la clausola derogatoria non impattando sulle maggiori entrate o minori spese».
Da non sottovalutare il fatto che «se la situazione internazionale - ha aggiunto il ministro - subirà un miglioramento inevitabilmente queste prospettive potranno migliorare e dunque avere delle ricadute positive sugli spazi da utilizzare». Giorgetti ha concluso l’intervento precisando che «la legge di bilancio non è chiusa» e ha invitato gli esponenti del tessuto produttivo italiano a intervenire per eventuali spunti condivisi.
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Secondo quanto si apprende, per le organizzazioni, sono già presenti a Chigi rappresentanti di Abi, Confindustria, Casartigiani, Cia, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Confetra, Confprofessioni, Conftrasporto, Copagri, Legacoop e Unsic.
Nel pomeriggio è previsto poi un secondo vertice con i rappresentanti di Ania, Agci, Ance, Anpit, Assonime, Cnl, Confedilizia, Confimprese Italia, Confimi Industria, Confitarma, Conflavoro Pmi, Confservizi, Federdistribuzione, Federterziario e Finco.
Il quadro di crescita delineato nel Documento programmatico di finanza pubblica «resta improntato alla cautela». Il commento è della vicepresidente di Confcommercio con incarico sulle Politiche fiscali e di bilancio, Donatella Prampolini, prima dell’incontro a Palazzo Chigi.
«La manovra si intreccia, inevitabilmente, con la legge delega al governo per la riforma fiscale che resta imprescindibile per lo sviluppo e la crescita del Paese. In particolare, è urgente ridurre la seconda aliquota Irpef dal 35% al 33%, innalzare il corrispondente scaglione di reddito da 50 mila euro a 60 mila euro, e valutare interventi di alleggerimento del prelievo fiscale sugli aumenti contrattuali e sulle tredicesime».
La proposta di Confcommercio è quella di rendere strutturale l’Ires premiale per le società che investono in innovazione e creano nuova occupazione e di avanzare nel processo di abolizione dell’Irap a cui sono ancora sottoposte le società di persone e quelle di capitali».
Ridurre i costi energetici, riordinare programmi come Transizione 5.0, Industria 5.0 a misura di piccola impresa così da rendere più efficiente il sistema degli incentivi, accelerare sulle semplificazioni. Sono queste le indicazioni espresse da Cna, alla riunione a Palazzo Chigi sulla manovra, sottolineando l’esigenza di rimuovere gli ostacoli agli investimenti.
«La spesa per investimenti sarà ancora il traino di una crescita comunque debole. Al riguardo l’allargamento territoriale della Zes unica va nella giusta direzione ma occorre rimuovere il vincolo dei 200 mila euro come investimento minimo per non tagliare fuori la quasi totalità delle piccole imprese».
La Confederazione riconosce che la messa in sicurezza dei conti pubblici, e la conseguente uscita dalla procedura d'infrazione, «sia un requisito essenziale. Ma sono altrettanto necessari interventi per sostenere la competitività delle imprese e rafforzare il potenziale di crescita del Paese in una prospettiva di medio-lungo termine, considerato che a breve si esaurirà la spinta del Pnrr».
Simile la posizione di Legacoop. Il presidente Simone Gamberini ha definito «indispensabili interventi urgenti per abbassare il costo dell'energia, che continua ad essere molto alto e, in quanto di gran lunga superiore a quello di altri paesi europei, penalizza la competitività del nostro Paese». E ancora, è «essenziale la semplificazione delle procedure di accesso e l'utilizzo degli incentivi dei Piani Transizione 4.0 e 5.0, per i quali attendiamo di conoscere la dotazione di risorse disponibili e la definizione dell'arco temporale nel quale potranno essere utilizzate».
«Bene la riduzione» dell’aliquota Irpef dal 35 al 33% «ma va introdotto un correttivo per evitare che l’inflazione trascini verso l’alto il reddito effettivo. La detassazione dei primi 1.000 euro della tredicesima sarebbe un importante sostegno per famiglie e consumi». Questa una delle proposte che Confesercenti porterà al vertice a Palazzo Chigi.
«Occorre inoltre porre fine al dumping contrattuale» e valorizzare la contrattazione di qualità, riservando a quest’ultima «la detassazione degli straordinari e degli aumenti contrattuali». Poi, per arginare la desertificazione commerciale e favorire il radicamento delle imprese nei territori, «proponiamo la costituzione di un fondo attraverso l’istituzione di un’addizionale a carico delle grandi multinazionali online».
«Come Confindustria abbiamo ancora una volta espresso preoccupazione per la mancanza, al momento, di misure forti a sostegno degli investimenti», ha detto il vicepresidente di Confindustria, Angelo Camilli. «Abbiamo ribadito la necessità di dare piena attuazione al piano straordinario da noi proposto, puntando su interventi concreti per rilanciare gli investimenti, rafforzare l’accesso al credito e valorizzare ed estendere il modello delle Zes. Siamo a rischio stagnazione: servono otto miliardi l’anno per non fermasi».
L’Associazione Nazionale Costruttori Edili si aspetta in manovra l'intervento dal governo Meloni su tre priorità: la casa, il rischio idrogeologico e il caro-materiali.
Innanzitutto serve una governance centralizzata per gestire tutti i nodi dell’edilizia italiana. In materia di casa, sono tre gli assi di interventi suggeriti, ha spiegato a MF-Milano Finanza, il direttore generale dell’Ance, Romain Bocognani. In particolare «suggeriamo di reinvestire sulle case popolari, di mettere in gioco gli immobili statali come quelli di Cdp, Demanio ed Invimit per dare abitazioni alla classe media e proponiamo di puntare su un partenariato pubblico-privato con la garanzia dello Stato per ampliare l'offerta di immobili a prezzi accessibili».
L’Ance poi ha acceso un faro sul caro materiali, che si aggira sul «+30-40% rispetto ai prezzi di appalto» riguarda «1/3 sono cantieri del Pnrr ». Questo è un problema significativo perché il Dpfp basa le sue previsioni di crescita nazionale «sulla completa realizzazione del Piano di ripresa e resilienza».
Il primo nodo per il settore agroalimentare italiano è l'internazionalizzazione. Un obiettivo per il quale «vanno trovate risorse per nuovi investimenti sia per il mantenimento dei mercati esistenti, sia per crescere nei mercati emergenti» ha spiegato durante il vertice a Chigi, Ettore Prandini, il presidente di Coldiretti. Altro elemento è la semplificazione per i contratti occasionali di lavoro, legati alla stagionalità.
Coldiretti ha poi «posto una riflessione nei confronti del governo riguardo alla possibilità di trasferire quelli che oggi sono i versamenti contributivi dei ragazzi nei primi cinque anni di impiego direttamente in busta paga, questo andrebbe a metterli nelle condizioni di avere possibilità maggiori in termini di spesa e dare una risposta al tema della demografia».
Il presidente di Federdistribuzione, Carlo Alberto Buttarelli, si è soffermato sulle «misure per la crescita e la competitività delle imprese». È necessario «intervenire sul recupero delle risorse del Piano Transizione 5.0, attraverso nuove misure più efficaci e stabili nel tempo, per favorire la programmazione degli investimenti in innovazione e digitalizzazione». Inoltre occorre «prevedere specifici incentivi per il franchising, settore dinamico e motore dell’autoimpiego, e prorogare almeno per un triennio il credito d’imposta per la Zes Unica, ampliandone la portata e correggendone alcune limitazioni operative». E ancora secondo Buttarelli: «Va abrogata definitivamente o prorogata almeno per un anno la sugar tax».
L’associazione delle società per azioni italiane, Assonime, ha dichiarato apertamente che «non intende sollecitare incentivi (né tanto meno ristori), ma chiedere riforme strutturali a sostegno della produttività e della competitività».
Secondo l’associazione, guidata dall’8 ottobre da Massimo Tononi, l’Irpef necessita di qualche correttivo: «Dall’aggiornamento degli scaglioni di reddito, per adeguarli alle recenti spinte inflazionistiche, all’ampliamento di agevolazioni su componenti della retribuzione legate alla produttività, riducendo, o quanto meno non ampliando, le attuali asimmetrie del sistema introdotte con la flat tax e con il concordato preventivo biennale». Questi interventi servirebbero anche a «sostenere la domanda interna in una fase in cui quella estera sarà probabilmente meno trainante». (riproduzione riservata)
Articolo in aggiornamento