Con i MacBook Pro, Apple si è sempre rivolta a utenti che desiderano un computer capace di supportare senza problemi, e senza rallentamenti, qualsiasi applicativo, compresi naturalmente quelli rivolti ai creativi multimediali. La scelta di introdurre il primo processore proprietario, M1, anche nel MacBook Pro con display da 13 pollici, accanto al più leggero e sottile ma meno potente MacBook Air, ha quindi sorpreso molti osservatori. Dopo una prova di oltre due settimane con un MacBook Pro da 13 pollici dotato di processore M1, la scelta di Apple si è rivelata davvero vincente date le prestazioni esuberanti rispetto a quelle dei computer dotati di processore Intel e la durata della batteria da record.
All’apparenza nulla consente di distinguere un MacBook Pro basato su processore M1 da un modello con cpu Intel Core: rimane immutato il telaio in alluminio, elegante e robusto, interrotto ai lati solo dalle due prese Usb-C sul lato sinistro e dal connettore standard da 3,5 millimetri per il jack audio sul lato destro. La tastiera con tasti a forbice, e sensore per il riconoscimento delle impronte digitali, non presenta più i problemi dei precedenti modelli ed è confortevole anche in caso di uso prolungato e scrittura di testi lunghi, e l’ampio touchpad con feedback è perfetto anche per compiti come fotoritocco ed editing video grazie alla precisione millimetrica. Presente come in tutti i MacBook Pro la TouchBar, ovvero il display di tipo touch che sostituisce la fila dei tasti funzione per rappresentare di volta in volta i comandi più utili e frequenti a seconda dell’applicazione, e completamente personalizzabile a seconda delle preferenze.
Il nuovo chip si è però dimostrato il protagonista assoluto: i MacBook Pro non hanno mai avuto problemi di lentezza, ma con M1 tutto diventa più veloce, a partire dall’accensione: una volta immessa la password dopo l’avvio del computer, servono meno di 3 secondi per avviare il sistema operativo Big Sur e trovarsi sulla scrivania del Mac contro i 28 secondi necessari per la stessa operazione a un MacBook Pro 16 con processore Intel Core i7 e 6 core fisici, abbinato a 16Gb di ram come il computer in prova. Già dall’avvio M1 ha quindi dimostrato la validità dell’approccio di Apple seguito già da anni con iPhone e iPad e basato su processori proprietari progettati per lavorare in perfetta sinergia con il sistema operativo, Big Sur nel caso del MacBook. Da Safari a Mail sino a Numbers, Keynote e Pages, M1 ha sempre mostrato prestazioni in linea o, spesso, superiori al MacBook Pro dotato di processore Intel i7, senza alcun tipo di problematica. Apple ha inoltre risolto il problema della compatibilità tramite Rosetta, una sorta di interprete che lavora in background e si occupa di tradurre le istruzioni software pensate per architettura Intel in un linguaggio compatibile con l’architettura Arm di M1, che viene interpretato istantaneamente dagli 8 core del chip dedicati al calcolo, affiancati da altri 8 core per gestire la parte grafica.
