Sulla scacchiera delle banche italiane si muovono molte pedine, nel tentativo di mangiare pezzi pregiati per arrivare alla mossa finale, lo scacco matto. Con la complicazione che gli attori non sono due, ma diversi e c’è chi gioca su molti fronti. A partire da Unicredit, con Banco Bpm e Generali in Italia, Commerzbank in Germania. Intanto, l’ultima mossa è di Mediobanca, che ha lanciato un’ops su Banca Generali pagandola con azioni del Leone di Trieste. Un pacchetto importante, vale il 13,2% del colosso assicurativo. Mossa dell’ad di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, per complicare l’ops lanciata dal Monte dei Paschi sulla stessa Mediobanca. Un’operazione straordinaria voluta dai soci forti, Francesco Gaetano Caltagirone e dal gruppo Del Vecchio, che non si fanno fermare dalla mossa difensiva dell’ad Nagel e confermano che l’offerta, ora più onerosa, prosegue.
Sullo sfondo, il progressivo taglio dei tassi da parte della Bce e la guerra dei dazi del presidente Usa, Donald Trump, con effetti deprimenti sulla crescita delle economie. Due ragioni importanti per spingere gli istituti di credito ad una fusione. Milano Finanza ne ha parlato con il professor Emilio Barucci, direttore del Master in Finanza Quantitativa di Polimi Graduate School of Management. Figlio di Piero Barucci, ex presidente di Mps (1983 - 1990) e dell'Abi (1987 - 1991), prima di diventare ministro del Tesoro nei governi Amato I e Ciampi.
Domanda. Mediobanca lancia un’ops su Banca Generali, opzione di cui si è spesso discusso negli ultimi anni, ma che arriva come mossa difensiva contro l’offerta di Mps su Mediobanca. Mediobanca assieme a Banca Generali può rappresentare un boccone troppo grande per Mps?
Risposta. L’offerta di Mediobanca su Banca Generali coglie due obiettivi: uno industriale, rappresentato dall’espansione nel mondo del wealth management (non a caso era stata accarezzata da tempo), il secondo è rendere l’operazione di Monte dei Paschi più onerosa da un punto di vista finanziario e meno fattibile in quanto l’attuale management fa esattamente ciò che Delfin, Caltagirone e Mps proponevano di fare. A questo punto il tema si sposta sul chi è più credibile nel portare avanti una simile strategia.
D. Il pacchetto di azioni proprie che Generali riceverà per Banca Generali può essere usato per un’opa del Leone su Piazzetta Cuccia?
R. Tutto può succedere ma che sia Generali a lanciare un’opa su Mediobanca la vedo molto difficile, più probabile che il pacchetto venga usato per trovare un socio stabile. La vera partita si gioca adesso su questo fronte: gli equilibri societari di Generali nel post «divorzio» da Mediobanca.
D. Unicredit e Intesa Sanpaolo resteranno a guardare?
R. Intesa Sanpaolo è già molto forte nel mondo assicurativo, la vedo complicata. Unicredit gioca su molti piani, è tutto da vedere che ruolo voglia svolgere in Generali.
D. Caltagirone e Delfin chiedevano da anni a Nagel un’operazione trasformativa per Mediobanca e la cessione della quota Generali in portafoglio. Che però arriva come mossa contraria proprio ai due gruppi imprenditoriali: che cosa potrebbero fare ora?
R. Nagel di fatto sta portando avanti un progetto simile a quello che Caltagirone e Delfin proponevano: recidere il cordone con Generali e sviluppare attività di business proprie della banca (quali il wealth management). In Mediobanca hanno adesso pochi argomenti sul fronte industriale da giocare, rimane da capire come si muoveranno su Generali dove sulla carta sono adesso i soci più forti. Bisognerà capire come evolveranno i rapporti tra management e azionisti sia sul fronte del ricollocamento delle azioni proprie che della strategia industriale che vede una ritirata sul fronte del risparmio gestito/wealth management.
D. Unicredit, quante carte sul tavolo: Banco Bpm, Commerzbank... Che ruolo potrebbe giocare Orcel in Generali?
R. Unicredit gioca su tre tavoli. L’utilizzo del Golden Power da parte del governo italiano non trova giustificazioni ed è un ostacolo serio. Il rischio per Unicredit è di rimanere con il cerino in mano. Si aprono degli spazi in Generali ma quale ruolo potrebbe giocare in questa partita? Difficile da dire.
D. Unipol – Bper- Sondrio: un trittico perfetto? O l’inizio di un altro consolidamento?
R. Troppo presto per dirlo. Si va a creare una realtà che necessiterà del tempo per consolidarsi.
D. Credem e Banco Desio continueranno a ballare da sole?
R. Per il momento sì, poi staremo a vedere. (riproduzione riservata)