Sono stati oltre 223 mila gli accertamenti fiscali messi a segno nel 2025. Quasi 34 mila in più rispetto all’anno precedente (+18%) di cui oltre l’11% è riferito a soggetti titolari di partite Iva. A fornire il dettaglio dei numeri è la sottosegretaria al Mef, Lucia Albano, in risposta a un question time in commissione Finanze alla Camera a un quesito presentato dal Movimento 5 Stelle (prima firmataria Enrica Alifano e letto da Angela Raffa).
I controlli restituiscono una dinamica che, come ha spiegato la sottosegretaria, conferma l’efficacia delle misure adottate e «consente di prevedere il mantenimento dei livelli di attività ispettiva elevati anche negli anni successivi, a partire dal 2026».
Durante l’interrogazione, Albano ha spiegato come si muoverà l’amministrazione fiscale negando, come sostenevano gli interroganti, che ci sia scarsità di controlli. Per il prossimo futuro, ha detto, il presupposto che «l’esigenza di un rafforzamento dell’azione di contrasto rimane prioritaria nella strategia del governo». In tale direzione, «nei prossimi anni sarà potenziato il sistema informativo della fiscalità e l’interoperabilità delle banche dati, anche attraverso l’impiego di strumenti di intelligenza artificiale».
A scanso di equivoci, Albano ha sottolineato (ribadendo le parole del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone) non ci sarà mai nessun accertamento fatto con l’intelligenza artificiale, ma l’AI sarà uno strumento a supporto delle donne e degli uomini dell’Agenzia. «È e sarà sempre centrale la guida e la supervisione umana in tutto il procedimento di controllo», ha detto.
Con riferimento al rapporto tra il numero di controlli e il totale delle partite Iva verificate, l’Agenzia delle Entrate «ha orientato il proprio impegno verso una selezione sempre più mirata dei contribuenti caratterizzati da elevati indicatori di rischio, anche grazie all’implementazione di strumenti avanzati di analisi dei dati», ha spiegato. Questo approccio «consente di rafforzare, in maniera mirata, l’azione di contrasto all’evasione fiscale, aumentando l’efficacia degli accertamenti e riducendo l’impatto sui contribuenti che presentano comportamenti fiscali regolari».
Infatti, «un’efficace azione di contrasto all’evasione deve massimizzare il rischio di controllo per i soggetti che presentano elementi sintomatici della violazione della normativa tributaria, minimizzando, al contempo, la probabilità di sottoporre ad attività istruttoria coloro che hanno correttamente adempiuto ai propri obblighi, poiché ciò si risolverebbe in un inutile dispendio di risorse pubbliche». (riproduzione riservata)