Dai carri armati al super caccia Gcap fino ai satelliti, mai la parola «alleanza« si era sentita con tanta frequenza ai piani alti di Leonardo. L’amministratore delegato Roberto Cingolani ne ha fatto un mantra fin dal suo primo piano industriale di marzo 2024, e ora che stanno arrivando i primi risultati concreti, si aprono prospettive ben più larghe e varie delle precedenti.
Il contesto gioca a favore, non solo per i conflitti in atto dall’Ucraina al Medio Oriente, ma anche per il cambio di passo da parte della Commissione Europea, improvvisamente favorevole ai consolidamenti industriali e preoccupata della concorrenza dei giganti cinesi e statunitensi. Per restare alla gestione di Piazza Monte Grappa, le alleanze sono favorite poi dall’ atteggiamento «meno muscolare e più propositivo» adottato da Cingolani, che sta fruttando a Leonardo l’attenzione dei peers.
In questo senso il campo da gioco si può allargare ben oltre i confini europei, toccando anche gli Stati Uniti, che Leonardo considera un mercato domestico a tutti gli effetti prima ancora che la patria dei suoi più grandi competitor.
«Come le ciliegie, un’alleanza tira l’altra», ha scherzato Cingolani parlando per esempio dell’effetto domino che può scaturire dall’avvio di Lrmv (Leonardo Rheinmetall Military Vehicles), la joint venture paritetica con Rheinmetall presentata a Roma martedì 15 ottobre, che fornirà i nuovi mezzi corazzati alle Forze Armate italiane. E infatti, come in una reazione a catena, si torna per esempio già a parlare di Iveco, «per un accordo commerciale o anche per altro». Come ipotizza Intermonte, «Iveco potrebbe ricevere ordini da parte della jv appena costituita grazie alla propria presenza produttiva sul territorio italiano per quanto riguarda la realizzazione di veicoli per la difesa».
Un altro capitolo cruciale in dirittura d’arrivo è quello del super caccia di nuova generazione, noto con l’acronimo Gcap (Global Compact Air Programme), o come Tempest in Gran Bretagna. Sopravvissuto alla Brexit e ora, sembra, anche ai tagli del nuovo primo ministro, il laburista Keir Starmer, il programma attende un via libera definitivo, industriale e istituzionale.
All'aereo da combattimento, che dovrebbe entrare in servizio nel 2035, lavora infatti una partnership strategica che riunisce i governi di Regno Unito, Italia e Giappone, e le rispettive industrie, Bae Systems, Leonardo e Mitsubishi Heavy Industries. I passi avanti si vedono: il ministero della Difesa britannico, attraverso l’Ecju (Export Control Joint Unit) ha pubblicato la lettera di licenza generale aperta che consentirà l'esportazione di prodotti e materiali di armamento, software o tecnologie, e il commercio di beni di armamento per la progettazione, lo sviluppo, la produzione, la manutenzione, le prove e i test necessari allo sviluppo del super caccia. Adesso si dovrebbe arrivare alla costituzione della joint venture vera e propria. Si discute ancora degli accordi tecnici sulla distribuzione dei lavori, ma c’è stata un’accelerazione, e un accordo potrebbe arrivare nelle prossime settimane.
La distribuzione dei lavori è un passaggio delicato, perché deve essere proporzionata al contributo di ciascun Paese con mezzi finanziari e tecnici. Ma lo «spirito di partenariato paritario» sancito nell’accordo è stato a lungo ed è ancora oggetto di discussione perché la bilancia pendeva dalla parte di Bae. Al Senato, intanto, è in corso l’iter di approvazione della legge che ratificherà l’adozione degli accordi.
A supervisionare il programma sarà una sorta di agenzia intergovernativa con sede in Gran Bretagna (a Reading, a qualche decina di km da Londra) che opererà nell’ambito della Gigo (Gcap International Government Organization). Sotto il profilo della governance, l’intesa a tre prevede che il primo amministratore delegato dell'agenzia Gcap sarà giapponese e il primo amministratore delegato del consorzio di imprese congiunte sarà italiano.
C’è poi il capitolo dello spazio, cresciuto di importanza nella strategia di Cingolani. Il gruppo ha due joint venture con Thales, Thales Alenia Space (Tas) e Telespazio, quest'ultima ormai completamente integrata. Proprio con Thales e con Airbus, Leonardo sta portando avanti un confronto per provare a mettere insieme le rispettive attività nei satelliti. La potenziale riorganizzazione con i due gruppi porterebbe a sinergie positive per il gruppo italiano, ma gli analisti vedono anche alcuni ostacoli all’orizzonte e vanno considerate le difficoltà di Airbus, che ha appena annunciato un drastico taglio di costi e personale.
Sicuramente, invece, il gruppo di Cingolani è vicino a concludere acquisizioni nel settore spaziale, come anche in quelli del digitale, dell'intelligenza artificiale e delle telecomunicazioni quantistiche. Si tratta di piccole operazioni, utili a consolidare il patrimonio tecnologico del gruppo, ma poco impegnative per la cassa, perché il loro esborso non dovrà superare il 15% del fatturato delle rispettive divisioni di competenza.
Tutto, dalle alleanze in arrivo alle acquisizioni confluirà nell’aggiornamento del piano strategico che sarà presentato a febbraio 2025 e che dovrebbe confermare la propensione di Leonardo alla crescita inorganica basata su partnership strategiche internazionali e attività di fusioni e acquisizioni nel core business dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza.
Per la data di presentazione del nuovo piano è anche possibile che Leonardo e Rheinmetall siano arrivate al closing, passato l’esame dell’antitrust europeo. La jv, considerata il primo passo verso la creazione di un sistema della difesa europeo, prevede lo sviluppo e la commercializzazione sia del nuovo Mbt (Main Battle Tank) sia della nuova piattaforma del veicolo da combattimento Lynx per il programma Aics (Armoured Infantry Combat System), entrambi destinati all'Esercito italiano. Il Panther KF51 sviluppato da Rheinmetall costituirà la base per il nuovo carro armato che sostituirà l'Ariete. Per la joint venture è stata concordata una ripartizione del lavoro 50-50, ma il 60% delle attività si svolgeranno in Italia, incluse quelle di integrazione, i test di omologazione, consegne e supporto logistico.
Il valore delle forniture all’esercito italiano supererà facilmente i 20 miliardi di euro, considerando che per il nuovo carro Mbt stati previsti circa 8,2 miliardi di euro, e per l’Aics fino a 15 miliardi di euro. Secondo quanto spiegato agli analisti da Armin Papperger, ceo di Rheinmetall, dopo il memorandum d’intesa con Leonardo, il controvalore del programma oscillerà tra 20 e 25 miliardi, con circa 10 miliardi di hardware e il resto riferito a manutenzione di servizio e accordi a lungo termine. Prospettive economiche ancora più rilevanti si aprono con una successiva fase di vendite sul mercato internazionale. Il potenziale delle esportazioni viene stimato in circa 50 miliardi di euro. Ci sarebbero già alcuni clienti interessati. (riproduzione riservata)