Il fil rouge è quello di investire in imprese nazionali con un forte radicamento nel territorio e dal brand storico per valorizzare il made in Italy. Quello di cui il padre, Leonardo Del Vecchio, è stato alfiere nel mondo. E così in quattro anni, mentre sta cercando di scalare la holding di famiglia Delfin puntando al 25% della finanziaria in tasca ai fratelli Luca e Paola, Leonardo Maria Del Vecchio, il quartogenito dei sei figli di Mr Luxottica titolare di un patrimonio di oltre 5 miliardi di euro, con la sua Lmdv Capital ha messo in portafoglio oltre una trentina di investimenti per un valore complessivo di mezzo miliardo. Fra veicoli in bilancio, titoli negli attivi finanziari e pacchetti schermati da fiduciarie.
Lmdv Capital è il family office del 30enne imprenditore, holding di partecipazioni che ha appena compiuto il quarto anno di vita (è stata creata a marzo 2022) e a cui Del Vecchio jr riserva il 20% della sua giornata lavorativa.
«Dedico l'80% del mio tempo a EssilorLuxottica. Lavoro in azienda dalle 9 alle 18, poi passo al family office fino a quando serve», ama ripetere il rampollo che del colosso dell’occhialeria è chief strategy officer (di fatto il numero due del gruppo) e presidente di Ray-Ban, il marchio iconico di occhiali di casa Essilux che è stato declinato anche nella versione smart-glasses.
L’azienda del cuore di Leonardo Maria resta quella fondata nell’Agordino dal padre. Ma anche nel suo family office di via Montenapoleone a Milano – che nel 2024 ha chiuso il primo bilancio in utile – Del Vecchio jr ha messo testa ed energie, creando una squadra di manager ad hoc. Il team è capitanato dall’ex Ubs Marco Talarico che del family office è l’amministratore delegato.
Sono stati arruolati poi da Pwc Luigi Mascellaro (direttore generale), dal Genoa Calcio Alessandro Galleni (capo delle strategie), l’ex Telepass Gabriele Benedetto – che come gli altri siede nel board e segue alcuni investimenti come EsaNanotech, l’Acqua e Terme Fiuggi e Qomodo – e da Stableton l’investment manager Paolo Altomare. I dipendenti? Sono una ventina. Lo scorso anno è stata aperta una linea di credito unica da 350 milioni con Indosuez, più 600 milioni di finanziamento personale da Unicredit.
Gli investimenti dell’imprenditore vanno dal food&beverage del gin giapponese Shirabi (tramite il veicolo Akira) e di Boem all’immobiliare di Palazzo Smeraldo. Dalla meccanica di Atiu e Ic-Lube all’editoria (Il Giornale e QN). Fino ai media-entertainment (Leone Film Group e JL), al fintech (Qomodo), all’healthcare (Mediconcierge) e all’hospitality del Twiga e della catena di ristoranti gestiti dalla Triple Sea Food.
Qui le insegne sono: Casa Fiori Chiari, Osteria del Ciumbia e Vesta, ristorante che ha aperto anche a Monte Carlo, Portofino, Sardegna e Versilia. In tre anni di operatività (il 2022 è stato impiegato per costruire le fondamenta) il family office ha messo a segno complessivamente circa 500 milioni di euro di investimenti, pacchetto che ora secondo una stima di una delle Big Four della consulenza vale un miliardo.
Una grande spinta è arrivata dal real estate. L’esplosione del prezzo del metro quadro nella city milanese – dove Lmdv Capital ha concentrato i suoi investimenti nel mattone – ha consentito di registrare rivalutazioni importanti.
Dove? Nei tre veicoli Smeraldo, Turati e Garibaldi 22 che possiedono rispettivamente lo stabile in ristrutturazione dell'ex Teatro Smeraldo che ospita Eataly, il palazzo di via Turati 29 dove al piano terra è stato aperto il Twiga (rilevato lo scorso anno da Flavio Briatore e gestito dalla controllata Lmdv Hospitality) e l’immobile in via delle Erbe con il «The Unique Hotel Brera».
In un settore adiacente, quello delle costruzioni, operano invece Borromea e Impredo, sviluppatore romano di cui Lmdv ha appena messo in portafoglio il 50% per fare affari nell’edilizia. Due investimenti che Del Vecchio considera fiori all’occhiello – perché brand storici – sono il 95% dell’Acqua di Fiuggi (nel veicolo Blu) da rilanciare con un piano investimenti da 40 milioni in 5 anni e Leone Film Group, quotata di cui il family office è appena salito al 19,45%.
Altri due marchi storici sono Ima, colosso emiliano del packaging di cui la holding possiede l’1,1%, con un investimento di 50 milioni e Rina, l’ex Registro Italiano Navale di cui il family office ha messo in portafoglio il 3,4%. Mentre fra gli investimenti del futuro c’è il 68% di EsaNanoTech (nel veicolo Green), startup che produce il grafene. È un materiale cento volte più resistente dell’acciaio, ma sei volte più leggero.
Dopo aver fatto un’offerta per Repubblica, il family office (attraverso la controllata Lmdv Media) punta a consolidarsi anche nell'editoria, avendo acquisito il 30% de Il Giornale e oltre il 70% di Editoria Nazionale (QN) per un valore – fra equity e debito – di circa 110 milioni. Si tratta di uno degli ultimi pallini del giovane imprenditore che punta a «costruire un polo italiano dell’informazione, slegato dai colori della politica».
Completano il portafoglio il machinery di Atiu (decorazioni del vetro) e Ic-Lube (pompe di lubrificazione) e il tech di DP Holding (5,3% di Digital Platform), Mediconcierge (heathcare tramite servizi digitali) e Qomodo (fintech di Buy Now Pay Later). Infine negli investimenti schermati tramite fiduciaria dovrebbero esserci le quote nella maison francese Martel, nella piattaforma di vini Crurated, nei motoscafi elettrici Racebirds e nei viaggi e concierge di lusso Over The Lux. (riproduzione riservata)