La guerra in Iran sta cambiando radicalmente il quadro a breve termine dei mercati emergenti. I festeggiamenti e le chiusure dovute al Capodanno cinese hanno distorto alcuni dati. «L'anno del Cavallo di Fuoco è correlato a una maggior volatilità dei mercati nell'astrologia cinese», fa presente Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity (oltre +14% da inizio anno).
La Banca di Thailandia ha tagliato i tassi di interesse di 25 punti base all'1% per sostenere l'economia e contrastare il forte baht. Zimmermann resta positivo sulle valute dei mercati emergenti e prevede un sostegno continuo da parte degli afflussi negli Etf dei mercati emergenti. Tuttavia, avverte, «con la guerra in Iran il forte afflusso di capitali verso i mercati azionari emergenti registrato negli ultimi mesi rischia ora di esaurirsi in tempi relativamente brevi».
Il rafforzamento del dollaro statunitense (l’euro il 6 marzo è stabile a 1,1608 dollari come il cross dollaro/yen a 157,543) è chiaramente un segno di questa reazione. «Prevediamo che la volatilità rimarrà elevata nei prossimi giorni/settimane. Non vi è un quadro chiaro di alcuna rivolta in Iran e ci aspettiamo che un governo indebolito avvii negoziati con tutte le parti per rimanere al potere», continua il gestore. Naturalmente questo sarebbe il risultato migliore per i mercati finanziari. Mentre una guerra prolungata avrebbe un impatto a lungo termine sui prezzi del petrolio (futures sul Brent +7,4% a 91,78 dollari al barile il 6 marzo alle 17:50), sulla stabilità geopolitica regionale e sui flussi migratori verso l'Europa.
Tra l’altro il 4 marzo sono iniziate le Due sessioni, l’appuntamento politico più importante dell’anno in Cina. Si riunisce la Conferenza consultiva politica del popolo cinese (Cppcc), il massimo organo consultivo politico, seguita dall'Assemblea nazionale del popolo cinese (Npc), che deciderà l'obiettivo di crescita annuale, discuterà il 15° piano quinquennale dal 2026 al 2030 e approverà il bilancio centrale. Ciò dovrebbe fornire un quadro più chiaro delle priorità.
Il tutto mentre il tema dell'intelligenza artificiale ha continuato a dominare l'attività di mercato in Asia con gli investitori che cercano di comprendere gli effetti di disruption di questa tecnologia. I settori oggetto di vendite massicce, nota Zimmermann, sono stati quelli del software aziendale, dell'informatica, degli immobili commerciali e dei servizi finanziari. viceversa, gli investitori hanno continuato ad acquistare il segmento hardware dell'AI, come la produzione di semiconduttori, i chip di memoria, i materiali per chip e i sistemi di raffreddamento.
Ciò ha aiutato i mercati taiwanese, coreano e giapponese a raggiungere nuovi massimi. La Cina ha chiuso invariata e Hong Kong è stata addirittura negativa durante il mese a causa delle prese di profitto.
I titoli azionari dell'Asean sono aumentati di prezzo, ma hanno sottoperformato i mercati asiatici core, fortemente orientati alla tecnologia. Alla luce di quanto delineato, «riduciamo l'esposizione al segmento del software e aumentiamo il segmento value in Corea del Sud», suggerisce Zimmermann. «Le società sudcoreane hanno ingenti riserve di tesoreria e il governo ha approvato una legge che impone la cancellazione di tali riserve entro 12 mesi. Questa misura aumenterà il Roe (il rendimento del capitale proprio, ndr) e dovrebbe sostenere un rialzo del rating di questi titoli». (riproduzione riservata)