Quando si discute di legge elettorale il dibattito tende a polarizzarsi attorno a due domande: chi ci guadagna e chi ci perde. È una lettura legittima, ma sarebbe più corretto chiedersi quali incentivi produce un sistema elettorale rispetto a un altro, quali costi genera e su chi li scarica.
La letteratura ha identificato una tensione che nessun sistema elettorale può eliminare ma solo gestire: quella tra rappresentanza e governabilità. Un proporzionale puro riduce gli errori di rappresentazione poiché consente al Parlamento di rispecchiare più fedelmente la distribuzione dei voti, ma frammenta l'assemblea elettiva moltiplicando il numero dei soggetti che devono accordarsi per formare una maggioranza. I costi transattivi legati al political bargaining aumentano perciò considerevolmente. Un maggioritario viceversa comprime la rappresentanza ma abbatte quei costi spingendo i partiti ad aggregarsi prima del voto. L’analisi economica del diritto chiama questo equilibrio impossibile il Republican Compromise: migliorare la rappresentanza costa in efficienza decisionale, ma quest’ultima peggiora la rappresentanza. Ogni riforma elettorale è una risposta a questa tensione. La domanda che occorrerebbe porsi non è dunque se «questo sistema è buono?» quanto piuttosto «dove il sistema elettorale colloca l'equilibrio? chi ne sopporta i costi?».
Lo Stabilicum è un sistema a base proporzionale e, in assenza di una spinta centripeta che, come evidenziato da Roberto D’Alimonte, finisce per trasformarsi in un disincentivo laddove le coalizioni non abbiano la possibilità di raggiungere la soglia del 42%, i partiti sono solo in minima parte spinti ad aggregarsi in piattaforme politiche. Sebbene il premio di coalizione riconosciuto al raggiungimento di tale soglia introduca un correttivo maggioritario che incentiva le alleanze, resta comune il fatto che una coalizione non è in grado di ridurre strutturalmente la frammentazione del sistema. All’interno di essa gli attori politici mantengono infatti identità e interessi propri che ciascuno punta a preservare.
Dunque con lo Stabilicum non vengono meno né il political bargaining né i relativi costi transattivi. In un proporzionale con premio di maggioranza il negoziato politico non si riduce ma si distribuisce in tre momenti distinti. Il primo è pre-elettorale: per accedere al premio le forze politiche negoziano programmi, candidature e distribuzioni di potere in sede informale. Il secondo è la formazione del governo: ogni partito della coalizione sa di essere necessario alla maggioranza e usa questa posizione per massimizzare la propria quota di potere. L'analisi economica chiama questo meccanismo contractual hold-up: chi può bloccare un accordo acquisisce un potere contrattuale superiore al proprio peso effettivo. Il terzo momento è l’intero corso della legislatura: ciascun partito tenderà a usare i propri temi identitari come leva di pressione permanente sull'agenda. La domanda che questo schema pone è se lo Stabilicum contenga questa dinamica rispetto al sistema attuale o la sposti verso sedi meno visibili e soggette al controllo democratico.
Un altro aspetto riguarda le liste bloccate e la struttura degli incentivi. In assenza di preferenze di voto la posizione in lista determina l'elezione. Il candidato massimizza le proprie probabilità non cercando il consenso dell'elettore, ma ottenendo una collocazione favorevole nelle scelte del vertice di partito. L'analisi economica riconduce queste dinamiche, a seconda dei casi, al rent-seeking e al rent-estraction: la competizione non mira a creare valore, ma a ottenere una posizione protetta dalla concorrenza o estrarre una rendita.
Il contributo della public law and economics non mira a indicare quale sistema elettorale sia preferibile in assoluto, ma suggerisce piuttosto un metodo per un confronto costruttivo tra le forze politiche: mappare gli incentivi prodotti da una riforma, i costi generati e la loro distribuzione tra i diversi attori. Nel caso dello Stabilicum le domande rilevanti sono tre. Il premio di maggioranza riduce i costi transattivi del processo decisionale o li redistribuisce verso sedi negoziali meno soggette al controllo democratico? Le liste bloccate modificano la struttura responsible del parlamentare eletto e in quale direzione? Il premio maggioritario produce incentivi coerenti con gli obiettivi dichiarati o effetti collaterali in termini di costi transattivi e rendite politiche? (riproduzione riservata)
*professore di Diritto Amministrativo e Pubblico all’UniNettuno Roma