Nelle Raccomandazioni di Primavera della Commissione Ue la parte riguardante le banche italiane presenta luci e ombre, ma queste ultime sono prevalenti. Vi è, sì, il riconoscimento del rafforzamento degli istituti dopo la crisi finanziaria globale e quella dei debiti sovrani, ma poi in esse si passa a porre l’accento sulle vulnerabilità. Queste si incentrano sui crediti deteriorati che, pur essendo diminuiti, tuttavia, pari al 5,7% verso la fine del 2020, sono superiori alla media che si registra nell’Eurozona pari al 2,7%. Da ciò deriva la preoccupazione che, quando cesseranno le moratorie e le garanzie pubbliche sui finanziamenti che sono aumentati durante il lockdown, la situazione risulti aggravata. Dunque, secondo la Commissione, vi è bisogno di una stretta Vigilanza, anche per non essere impreparati di fronte a un eventuale aumento dei tassi di interesse. Ben più organica e fondata è, invece, la posizione della Banca d’Italia su questa materia. Nelle Considerazioni Finali recentissime, il governatore Ignazio Visco rileva che dall’ultimo trimestre dello scorso anno i nuovi crediti deteriorati stanno aumentando, se pur lievemente, e potrebbero continuare a crescere nei prossimi mesi. Il governatore perciò invita le banche ad adottare politiche improntate alla prudenza con una serie di misure, ivi incluso l’utilizzo del patrimonio in eccesso per adeguare le classificazioni dei crediti e le rettifiche. Poi sottolinea, ma in una più ampia prospettiva e con carattere generale, le possibili azioni strutturali, dall’innovazione dei modelli di attività alle operazioni di aggregazione, all’investimento nelle nuove tecnologie. Dovrebbe essere acquisito ormai che la valutazione del pur pesante problema dei prestiti deteriorati non può essere condotta con la vecchia impostazione delle assolute restrizioni rispondenti alla logica dell’austerità che sembra tornare a fare capolino nella Commissione, non appena sembra alleggerirsi l’impatto della pandemia. Certo, occorrono in materia politiche prudenti, ma poi bisogna pure attivare tutte quelle iniziative che rispondano alla logica di un migliore sostegno alle imprese e alle famiglie; diversamente, non avrebbero senso le politiche monetarie accomodanti della Bce, se nel loro trasferimento agli intermediari fossero ostruite dai colli di bottiglia di una Vigilanza tutta proiettata solo in un comportamento riduzionistico, dimenticando ciò che si può e si deve fare a livello europeo (e la Commissione non è affatto estranea a questo impegno) in materia di regolamentazione e supervisione che non debbono riguardare solo i crediti deteriorati. In questo modo, l’Europa, per le banche, diventerebbe tutt’altro che la «sede della tranquillità», come per Gaetano Filangieri ricordato da Visco al termine delle sue Considerazioni. Si farebbe, invece, sede di visioni unilaterali che, pur affrontando un problema vero, trascurano gli altri di pari importanza, tutti che richiedono una risposta unitaria. Il contemperamento tra l’assicurazione del sostegno all’economia e il presidio dei rischi, di cui ha parlato il governatore, resta fondamentale. Le Raccomandazioni non possono essere esclusivamente un esercizio di matita blu che sottolinea errori e manchevolezze; devono riguardare anche il contesto. E l’azione svolta e da svolgere per attutire la severità della recessione. È importante, considerando anche le Raccomandazioni emesse in materia di debito pubblico, che non inizi ora un nuovo corso della Commissione il quale riproponga, sia pure con qualche imbellettamento, la linea del miope rigorismo che in passato ha prodotto non pochi danni e che oggi contrasterebbe con il Next Generation Eu e con la politica monetaria espansiva della Bce. (riproduzione riservata)