Prendete la manovra francese e avrete, in volume, una finanziaria italiana al quadrato. Prendete la manovra tedesca e avrete in volume un decimo di finanziaria italiana. I sacrifici evocati con coraggio dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sono ancora tutti da decifrare e soprattutto attendono di resistere al famoso «assalto alla diligenza» di fine anno.
Quelli dei cugini d’Oltralpe sono scritti nero su bianco, sono pesanti e lanciati nell’agone politico dal nuovo primo ministro Michel Barnier. «Non avevamo altra scelta, lo facciamo per senso di responsabilità», ha detto il suo responsabile dell’Economia Antoine Armand presentando la manovra transalpina da 60 miliardi al Figaro. In quest’autunno 2024 Parigi ha imbracciato la bandiera della austerity che l’aveva vista per anni scettica.
L’Italia la segue con una stretta di bilancio di 30 miliardi che è la metà di quella dei cugini. La Germania è un altro mondo. Il problema qui è fare (non ridurre) deficit e debito senza violare il vincolo del «freno al debito». Appunto. Scorrete le cronache economiche tedesche e vi misurerete con gli zero virgola e i pochi miliardi impiegati per sostenere un’economia in affanno.
Parigi non si è fatta scrupoli a rompere consolidati tabù. Nel 2025 le tasse aumenteranno di 19,3 miliardi, i tagli di spesa ammonteranno a 41,3 miliardi. La stretta non risparmia nessuno. Le persone fisiche vi contribuiranno per 5,7 miliardi, le imprese per 13,6. I redditi altissimi dovranno contribuire per 2 miliardi nei prossimi tre anni, aumentano le tasse sull’elettricità, sulle auto inquinanti, perfino sui biglietti aerei.
Anche le imprese dovranno versare un contributo eccezionale proporzionato al volume d’affari. Il colosso dell’energia Edf dovrà versare 2 miliardi. La spesa pubblica verrà ridotta in tutte le sue componenti: esuberi di dipendenti per 2.200 unità, welfare, spesa delle amministrazioni, sussidi alle imprese, aiuti allo sviluppo. L’obiettivo è portare il deficit 2025 al 5% dal 6,1% attuale per condurlo poi sotto il 3% nel 2029.
In Germania il ministro delle Finanze Christian Lindner, leader di un partito liberale in grande difficoltà, tenta la quadratura del cerchio: aggirare il freno al debito che impone un deficit massimo dello 0,35% del pil. Il problema è opposto a quello dei partner: con un debito pubblico al 63,6% del prodotto interno lordo è come fare debito non come ridurlo per sostenere una economia in recessione. L’unico modo è sfruttare la flessibilità concessa dalle nuove regole di finanza pubblica europee quando l’economia va male. L’obiettivo è aumentare il debito netto di almeno 5 miliardi nel 2025. Compensandolo con tagli alla spesa improduttiva (80,7 miliardi nel triennio 2025-2028). Su questo anche gli economisti della Bundesbank sono d’accordo.
Tra il decisionismo francese e la prudenza obbligata tedesca l’Italia si è messa sulla scia di Parigi. E non poteva essere altrimenti. Il ministro dell’Economia ha resistito (per ora) alle pressioni delle lobby. Alla luce dei fatti forse poteva comunque fare di più e seguire in tutto l’approccio del primo ministro francese Michel Barnier. Dove per fatti si intende un debito pubblico prossimo ai 3 mila miliardi in cifra assoluta e al 139,1 in rapporto al prodotto interno lordo contro il 109,7% francese e il 63,6% tedesco. (riproduzione riservata)