skin track
Le banche europee protestano contro la stretta della Bce sul clima. E avvertono: avvantaggerà i colossi Usa. Ecco perché
Corporate News Leggi dopo

Le banche europee protestano contro la stretta della Bce sul clima. E avvertono: avvantaggerà i colossi Usa. Ecco perché

28 giugno 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 21:12

I banchieri europei protestano contro le crescenti richieste di Bce sul fronte ambientale. Che potrebbero favorire i competitor statunitensi. Ma per ora Francoforte non vuole correggere la rotta

Le banche europee non saranno in grado di reggere il confronto con le rivali americane se il regolatore continuerà a tartassarle, soprattutto sul rischio climatico. La dialettica tra istituti e vigilanza si va surriscaldando, proprio mentre il taglio dei tassi chiude la fase di bonanza per il settore.

Il confronto sul clima

Al centro delle polemiche c’è soprattutto il rigore con cui Francoforte ha scelto di condurre la transizione ecologica. Alle banche oggi viene chiesto non solo di costruire metriche e procedure per controllare il rischio climatico, ma anche di applicare una stretta alle politiche commerciali e creditizie. Sul tema si è concentrata di recente la Federazione Bancaria Europea, l’influente lobby presieduta dal ceo di Deutsche Bank Christian Sewing che rappresenta i maggiori istituti del continente nel confronto con regolatori e policy maker.

La posizione dei banchieri

Secondo la Federazione le banche europee non potranno competere con le loro rivali statunitensi se i regolatori continueranno ad imporre regole Esg che Wall Street rimane libera di ignorare. Perchè? Il rigore della Bce, si sostiene, ha creato un’asimmetria regolamentare visto che le banche europee sottostanno a norme che in buona parte non valgono per quelle d'Oltreoceano. In una recente intervista a Bloomberg Denisa Avermaete, consulente politico senior per la finanza sostenibile presso la Federazione bancaria europea, ha spiegato che i buffer Esg risultano problematici perché sono uno «strumento esclusivamente europeo».

Il timore insomma è che che agli istituti sia richiesto di accantonare capitali per rischi che restano difficili da quantificare in assenza di istruzioni normative chiare. Pertanto, «procedere con tali requisiti prima che il quadro prudenziale sia completamente rivisto per il rischio climatico apre la porta a una situazione di double counting», ha concluso Avermaete.

L’avvertimento è stato ribadito più volte negli ultimi mesi, proprio mentre la stretta del regolatore andava avanti. Nelle scorse settimane per esempio Bce ha annunciato le prime sanzioni sui rischi climatici; il meccanismo adottato è quello di multe periodiche giornaliere che si accumulano fino a quando la banca non si allinea alle aspettative dei supervisori.

Si tratta solo dell’ultima tappa di un processo in atto da un paio d’anni su più fronti. Alla fine del 2023 l’Eba aveva raccomandato progressi per accelerare l’inclusione dei rischi climatici nei requisiti di capitale di primo pilastro, validi quindi per tutti gli istituti. Quasi in contemporanea la Bce ha imposto misure qualitative ad alcuni gruppi nell’ambito del secondo pilastro, cioè delle richieste specifiche a singole banche contenute nelle valutazioni Srep.

La Bce tira dritto

Nonostante le proteste dei banchieri, i regolatori non sembrano intenzionati a cambiare rotta. Intervenendo a una conferenza a febbraio, la responsabile della vigilanza Claudia Buch ha indicato il cambiamento climatico come un’area caratterizzata da «nuovi rischi» che richiedono maggiore confronto su come le banche dovrebbero adeguarsi e quali tipi di sistemi informativi saranno necessari per affrontare il problema. «Queste sono in realtà aree in cui riscontriamo effettivamente carenze, non solo per quanto riguarda il clima», ha rincarato Buch.

Non sembra invece esserci grande attenzione per la perdita di competitività delle banche europee. Eppure già oggi nella percezione degli investitori gli istituti del Vecchio Continente sono in ritardo rispetto ai loro rivali statunitensi.

Il gap sta tutto nei numeri: Jp Morgan, la più grande banca di Wall Street, capitalizza 1,9 volte il valore di libro, mentre per Morgan Stanley il multiplo è di 1,7 volte. Il maggior gruppo bancario europeo invece, la francese Bnp Paribas, ha price-to-book di appena 0,7 volte, il che significa che secondo gli investitori l’istituto vale meno dei suoi asset. Recuperare terreno, protestano i banchieri, sarà improbabile senza una ripresa della redditività in Europa e la misura in cui questo potrà accadere dipende in parte dai rischi regolamentari e normativi.

«Il settore bancario è pronto ad assumersi le proprie responsabilità nel finanziare gli ingenti investimenti necessari per l’Europa», spiega una recente nota della Federazione Bancaria Europea, «tuttavia ciò può essere raggiunto solo attraverso un quadro normativo e di vigilanza che promuova la competitività e la redditività in un mondo globale in rapida evoluzione garantendo una concorrenza leale tra tutte le entità finanziarie in tutta Europa. e oltre».

Le scelte in Italia

Ma Francoforte fa orecchie da mercante. Lo si vede anche in Italia dove la stretta sul clima continua. Proprio nelle scorse settimane Bce ha recapitato alle banche tricolori un documento con cui alza il pressing sul rischio climatico e in particolare sulla gestione del collaterale. Si tratta dell’output report relativo alla climate risk scenario analysis, un’attività di monitoraggio avviata a fine 2023 e finalizzata a verificare l’impegno degli istituti in quest’area sempre più centrale per la Vigilanza.

Cosa è emerso? Sulle base delle evidenze raccolte, il problema principale per le banche italiane è la gestione dei dati rilevanti per la quantificazione del rischio climatico. In particolare la Vigilanza ha riscontrato in media forti difficoltà da parte delle banche nel raccogliere e gestire adeguate informazioni sulla certificazione della classe energetica del patrimonio immobiliare e sulle emissioni di gas serra delle controparti finanziate.

I mal di pancia non mancano nemmeno in Italia anche se, per il momento, non hanno avuto effetti sulle scelte della Vigilanza. Che procede a tappe forzate verso i suoi obiettivi. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

-30%

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT PRO

229,00 € per 1 anno
328,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

SITO + MF GPT PRO

138,00 € per 1 anno
198,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

-30%

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

160,00 € per 1 anno
229,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

-30%

SITO + MF GPT LIGHT
Sito senza limiti
+ The Wall Street Journal

69,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)