Due le notizie importanti che muovono i mercati nelle ultime ore: da un lato il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha parlato di una possibile de-escalation nella guerra commerciale Usa-Cina, sottolineando che non vi è alcuna intenzione di separare le due principali economie mondiali. A questo si aggiunga il fatto che il presidente Donald Trump ha sottolineato che non vuole rimuovere il governatore della Fed, Jerome Powell.
Dall’altro, il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato il nuovo World Economic Outlook, includendo per la prima volta l’impatto dei dazi Usa.
Nel nuovo scenario di riferimento — che considera l’applicazione delle tariffe — la crescita globale è ora attesa al 2,8% nel 2025 e al 3,0% nel 2026, in netto calo rispetto al 3,3% previsto a gennaio 2025 per entrambi gli anni. Si tratta di una revisione cumulativa al ribasso di 0,8 punti percentuali e un livello ben inferiore alla media storica del 3,7% registrata tra il 2000 e il 2019.
Nel dettaglio, la crescita delle economie avanzate è prevista all’1,4% nel 2025. Negli Stati Uniti, l’espansione dovrebbe rallentare fino all’1,8%, ovvero 0,9 punti in meno rispetto all’aggiornamento di gennaio, penalizzata da incertezza politica, tensioni commerciali e una domanda più debole. Nell’Eurozona, la crescita è attesa allo 0,8%, in calo di 0,2 punti.
Per i mercati emergenti e in via di sviluppo, le prospettive sono anch’esse più deboli: il Pil dovrebbe crescere del 3,7% nel 2025 e del 3,9% nel 2026, segnalando un rallentamento generalizzato su scala globale.
Parallelamente, il presidente Trump ha mostrato apertura al negoziato con la Cina sui dazi, contribuendo a limitare l’impatto negativo sull’euro e sul dollaro. Inoltre, ha dichiarato di non avere intenzione di rimuovere il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, come indicato la settimana scorsa, frenando il recente indebolimento del dollaro.
Il nuovo scenario delineato dall’Fmi conferma la nostra visione iniziale: l’impatto dei dazi, pur presente, potrebbe rivelarsi contenuto, soprattutto in presenza di negoziati tra gli Stati Uniti e i partner commerciali.
In questo contesto, gli analisti di Banca Akros mantengono un punto di vista positivo sul mercato azionario italiano (Ftse Mib), «che appare attraente in termini valutativi, con un rapporto prezzo utili (p/e) di 9 volte stimato per il 2025, contro una media storica di 12 volte».
Gli analisti ricordano poi che circa il 60% della capitalizzazione dell’indice Ftse Mib è costituito da società italiane poco esposte direttamente ai dazi e con impatti indiretti limitati. In tal senso gli esperti confermano le Best picks sul Ftse Mib:
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