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Lavoro, Giorgia Meloni: dobbiamo governare lo sviluppo dell’AI per evitare impatti devastanti. Siamo già in ritardo
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Lavoro, Giorgia Meloni: dobbiamo governare lo sviluppo dell’AI per evitare impatti devastanti. Siamo già in ritardo

11 febbraio 2025, 13:41 Ultimo aggiornamento: 18:48

L’altra priorità, per la premier, riguarda le misure per contrastare l’inverno demografico, che mette alla prova la sostenibilità del sistema sociale italiano. La leader di FdI cita indirettamente il politologo comunista Antonio Gramsci, facendo appello «all’ottimismo della volontà» per guardare al futuro | Ecco cosa prevede il ddl per i lavoratori-soci

L’Italia ha bisogno di una «rinascimento partecipativo». Che, in concreto, consiste «nell’innovare il nostro modello economico e produttivo sapendo coniugare sussidiarietà e crescita, ossia rifondare la dinamica tra impresa e lavoro, superando una volta per tutte quella tossica visione conflittuale che anche nel mondo del sindacato qualcuno si ostina ancora a sostenere». Queste le parole della premier, Giorgia Meloni, nel suo intervento all'assemblea della Cisl, dal titolo «Il Coraggio della partecipazione», esprimendo il suo appoggio «senza alcun dubbio» dell’iniziativa di legge popolare sostenuta dalla Cisl che è diventata il testo base del ddl in discussione in Parlamento. 

La presidente, nel guardare al futuro e rivolgendosi alla platea, cita indirettamente Antonio Gramsci: «Ci unisce cari amici della Cisl l'ottimismo della volontà e un senso di vita che ci porta sempre a guardare verso l'altro e verso l'oltre. Io so che nel rispetto dei ruoli noi lavoreremo ancora molto bene negli anni a venire». Una citazione al motto, «Pessimismo dell'intelligenza, ottimismo della volontà», che appare negli scritti del filosofo e politologo comunista.

Il taglio del cuneo è strutturale

Le sfide nel mondo del lavoro da affrontare non finiscono qui e rappresentano «forse l'assoluta priorità che questo governo ha individuato». Lo dimostra «la mole di iniziative che abbiamo portato avanti per incentivare le assunzioni, per sostenere le imprese che creano occupazione, per mitigare alcune rigidità del mercato del lavoro senza che questo facesse venire meno le tutele per i lavoratori». Nondimeno «lo dimostrano i risultati certificati dall'Istat: record di occupati, di occupazione femminile, di lavoratori stabili, diminuzione dei contratti precari, tasso di disoccupazione ai minimi dal 2007». In particolare «abbiamo considerato prioritario sostenere il potere d'acquisto, in particolare dei lavoratori che avevano i redditi più bassi: lo abbiamo fatto detassando i premi di produttività, i fringe benefit, ma soprattutto investendo la parte più cospicua delle risorse limitate che avevamo a disposizione per tagliare fino a 7 punti il cuneo, prima contributivo, poi fiscale».

Nel concretizzare un’altra rivendicazione del sindacato non solo «lo abbiamo confermato, lo abbiamo fortemente potenziato, lo abbiamo reso strutturale» per giunta ottenendo «che fossero le banche e le assicurazioni a concorrere alla copertura di questi provvedimenti». Si tratta, ha sottolineato la leader di FdI di «un netto cambio di passo rispetto ai tempi quando i proventi delle tasse dei lavoratori venivano utilizzati per sostenere banche e assicurazioni senza che nessuno invocasse la rivolta sociale».

La sfida dell’AI e della natalità

Le sfide più urgenti da affrontare, secondo Meloni, nel mondo del lavoro italiano (e non solo) sono lo sviluppo dell’intelligenza artificiale «che rischia di avere un impatto devastante se non riusciamo a governarlo» e il tema dell’inverno demografico che «ha enormi implicazioni sulla sostenibilità del nostro sistema sociale e sulla tenuta del mercato del lavoro».

Da un lato, spiega la premier «noi andiamo verso un mondo nel quale sempre più lavoratori rischiano di non essere necessari, perché se la modernità ci ha abituato alla sostituzione di competenze, in passato noi eravamo abituati a una sostituzione di competenze che era soprattutto concentrata sul lavoro fisico e questo consentiva al lavoratore di elevarsi, di dedicarsi più ai lavori di concetto, ai lavori di organizzazione, ma oggi è l'intelletto che rischia di essere sostituito con un impatto enorme, potenzialmente devastante anche sui lavoratori più qualificati e con una ricchezza che rischia di concentrarsi e di verticalizzarsi sempre di più se noi non governiamo questo processo e siamo già in ritardo». Per governare questo processo è necessario riuscire a «costruire le basi per un mercato del lavoro nel quale ci siano ancora operai, ci siano ancora tecnici, ci siano ancora professionisti che magari svolgeranno quella stessa mansione in un modo diverso e questo significa soprattutto lavorare anche qui per accompagnare i lavoratori in questa trasformazione che significa un programma molto vasto di reskilling e di upskilling».

Dall’altro lato, l’Italia in 20 anni «abbiamo perso 2,2 milioni di lavoratori under 35 e sono invece raddoppiati i lavoratori over 50». Ovviamente «è un sistema che noi non siamo in grado di sostenere sulla lunga distanza». Ecco perché , evidenzia la premier, «abbiamo deciso di affrontare anche questo tema. Sono fiera di poter dire che questo è un governo che ha dato finalmente alla questione della natalità, della demografia la centralità che merita perché si tratta prevalentemente di una materia economica», con «un pacchetto di interventi concreti che noi stiamo via via implementando, senza anche però rinunciare a promuovere una nuova diversa cultura della natalità, far passare il messaggio che un figlio che nasce è sempre un segno più e non è mai un segno meno».

La legge Sbarra

Tema centrale dell’assemblea di quest’anno è il ddl sulla partecipazione dei lavoratori alle imprese, che è la prima sul tema «arrivata alla discussione alla Camera o in Senato, pur essendone state presentate negli anni oltre una ventina, anche da esponenti politici di primo piano» ha notato Daniela Fumarola, la segretaria generale aggiunta della Cisl, aprendo a Roma l'assemblea nazionale. 

Non solo: «in sette decenni soltanto sette proposte di legge di iniziativa popolare sono state definitivamente approvate e tra queste soltanto tre con una formulazione simile a quella originale e non confluite in altri disegni di legge sulle stesse materie».

Dopo settantasette anni, siamo più vicini «ad avere finalmente una legge attuativa dell'articolo 46 della Costituzione» con la legge sulla partecipazione che «sarà la legge Sbarra» dal nome di Luigi Sbarra, l’uscente segretario della Cisl che «ci ha proposto di mobilitarci già a maggio 2002 nel nostro XIX Congresso» per questo obiettivo.

Innanzitutto «abbiamo deciso di non occuparci soltanto di qualche forma di partecipazione, ma di provare a regolare tutte le forme di partecipazione, che grazie all'azione contrattuale della Cisl sono andate realizzandosi sul territorio nazionale: partecipazione gestionale, economico-finanziaria, organizzativa, consultiva». Per di più, la proposta non intende imporre nulla per legge, mettendo invece al centro la promozione della contrattazione. Le legge inoltre punta a «permettere anche alle imprese non sindacalizzate di conoscere i vantaggi della partecipazione, tanto per i lavoratori quanto per le imprese stesse e ad accompagnare coloro che avranno il coraggio di partecipare con incentivi fiscali e contributivi, garantibili soltanto da un atto normativo». (riproduzione riservata)



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