Quando si elencano le vulnerabilità dell’Europa nel contesto geopolitico si citano spesso la difesa, la tecnologia e l’energia. In minori occasioni è menzionata la dipendenza da operatori non europei nel settore dei pagamenti. Eppure è un ambito di assoluta rilevanza.
Basti pensare a cosa potrebbe accadere se gli Stati Uniti bloccassero (o soltanto minacciassero di bloccare) l’utilizzo dei circuiti internazionali come arma geopolitica.
Più di recente la tecnologia ha dato agli Usa uno strumento ulteriore per esercitare il predominio monetario: le stablecoin in dollari, che possono avere un ruolo crescente nei pagamenti degli individui, ma anche in quelli transfrontalieri e nella finanza digitale.
Le stablecoin sono criptoattività private che presentano rischi per la stabilità finanziaria (come possibili corse al riscatto) e possono facilitare riciclaggio e criminalità organizzata, come ha sottolineato nei giorni scorsi Paolo Angelini, prossimo direttore generale della Banca d’Italia.
Alcuni economisti della Bce nei giorni scorsi hanno indicato in un paper i pericoli delle stablecoin per il credito e la trasmissione della politica monetaria.
In questo scenario la Bce e le banche centrali nazionali dell’Eurosistema stanno sviluppando nuovi strumenti per preservare la sovranità monetaria europea. La strategia, indicata dal membro del comitato esecutivo Bce Piero Cipollone, si differenzia in base agli ambiti di intervento.
Quello più immediato e visibile per la maggior parte delle persone riguarda i pagamenti al dettaglio. Qui i circuiti non-Ue come Visa e Mastercard regolano due terzi dei pagamenti.
Tredici Paesi su 21 nell’Eurozona non hanno sistemi nazionali e quelli che ne hanno uno (come l’Italia con Bancomat) dipendono comunque dai circuiti internazionali per i pagamenti transfrontalieri e per gli altri casi d’uso non coperti.
Inoltre «in un futuro non troppo lontano le banche europee potrebbero perdere commissioni, dati e depositi al dettaglio a vantaggio delle stablecoin, che stanno già collaborando con i circuiti internazionali per rimpiazzare i depositi bancari come fonte di liquidità», ha detto Cipollone.
«Le stablecoin denominate in dollari potrebbero prendere piede in Europa, a cominciare dai pagamenti transfrontalieri al dettaglio, per esempio nel commercio elettronico e nelle località turistiche, oppure per usi oggi marginali come i giochi, i micropagamenti e i pagamenti fra macchine. Questo rischio potrebbe ulteriormente aggravarsi se negli Stati Uniti gli emittenti delle stablecoin fossero autorizzati a remunerare i possessori di token».
La risposta della Bce in ambito retail è l’euro digitale che darà a tutti i cittadini uno strumento di pagamento (in tutta Europa e per ogni caso d’uso) e ridurrà le commissioni per i commercianti (aumentate negli ultimi anni anche a causa delle rendite dei sistemi di pagamento).
Anche le banche avranno vantaggi perché risparmieranno le commissioni di circuito nelle operazioni in euro digitali e avranno uno standard unico europeo con cui espandere in tutta l’area la distribuzione dei servizi.
Nonostante questi benefici, il regolamento sull’euro digitale è rimasto a lungo bloccato al Parlamento Ue, soprattutto a causa del relatore Fernando Navarrete che ha proposto una versione ridotta della valuta (solo offline, quindi senza la possibilità di fare pagamenti online).
Navarrete è stato messo in minoranza anche nel suo partito (Ppe) e ha ormai solo l'appoggio dell’estrema destra, ma non ha ancora presentato una bozza di compromesso in linea con le richieste dei governi (incluso la Germania) e della maggioranza degli eurodeputati.
Un altro campo d’azione per la Bce riguarda i pagamenti cross-border dove le stablecoin possono sfruttare i vantaggi di costo e velocità e possono prendere il posto delle corresponding bank.
Qui la Bce punta sulle interconnessioni tra i pagamenti istantanei del sistema Tips con sistemi analoghi internazionali. Così persone e aziende possono inviare denaro fuori dall’Eurozona in pochi secondi.
Danimarca e Svezia sono già interconnessi con l’area euro e presto lo farà la Norvegia. Un collegamento bilaterale con l’India sarà operativo dal 2027. Si stanno valutando opportunità con Svizzera, Brasile e Sud Est asiatico. L’Eurosistema attraverso Bankitalia sta aiutando Paesi dei Balcani a creare un clone di Tips che potrà essere collegato con l’Eurozona.
Le interconnessioni aumenteranno le attività di regolamento in euro, aumentando il peso internazionale della moneta unica. In questa logica la Bce ha anche esteso la liquidità in euro attraverso repo alle banche centrali globali.
Infine il terzo ambito di intervento, dopo pagamenti retail e cross-border, riguarda quelli interbancari all’ingrosso, cioè connessi soprattutto alle operazioni in titoli. Questo ramo è legato alle potenzialità della tokenizzazione e della finanza via Dlt (la tecnologia a registri distribuiti).
«Sta nascendo un nuovo ecosistema digitale che ha le potenzialità per trasformare la finanza», ha detto Cipollone.
«Ma questo ecosistema ha bisogno di mezzi di regolamento utilizzabili su Dlt per potersi sviluppare. E se l’Eurosistema tardasse a offrire moneta di banca centrale tokenizzata, correremmo il rischio che questo ecosistema si sviluppi fuori dall’Europa o adotti mezzi di regolamento non denominati in euro». Tra questi ci sono le stablecoin in dollari.
Così è in partenza nel terzo trimestre il sistema Pontes che fornirà moneta di banca centrale per le operazioni su piattaforme Dlt. La Bce sta lavorando anche a un progetto di medio termine (Appia) del tutto integrato con la finanza digitale.
Non è solo una questione tecnica: le innovazioni beneficerebbero di un sistema regolamentare unico a livello europeo in grado di superare le frammentazioni nazionali.
Per difendere la sovranità monetaria saranno così indispensabili passi avanti legislativi, a cominciare da quelli del Parlamento Ue sull’euro digitale. (riproduzione riservata)
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