L’eco delle dichiarazioni della componente del comitato esecutivo della Bce, la tedesca Isabel Schnabel, è stata avvertita a Palazzo Koch, dove si staranno apportando le ultime limature alle Considerazioni Finali, le prime che il governatore Fabio Panetta leggerà venerdì 31 maggio. Chissà se comprenderanno osservazioni su ciò che Schnabel afferma, che in effetti rappresenta una linea sostenuta non solo in Germania ma anche nei Paesi cosiddetti frugali. In particolare, l’economista tedesca ritiene che gli acquisti di titoli pubblici da parte della Bce debbano essere limitati e volti a specifiche finalità, mentre si dovrebbe di fatto superare la simmetria tra l’agire per portare l’inflazione al target del 2% sia quando è sopra tale livello sia quando è sotto, perché - sempre secondo Schnabel - quando è sotto il 2% gli interventi non sono urgenti e la banca centrale dovrebbe essere più paziente. In particolare, per l’acquisto dei titoli pubblici torna così la preoccupazione tedesca per la messa in comune dei rischi nell’area.
È la stessa preoccupazione che impedisce di attuare il terzo pilastro dell’Unione Bancaria - l’assicurazione europea dei depositi - perché i falchi vogliono che i titoli pubblici siano assoggettati a un coefficiente di rischio e l’investimento in essi da parte delle banche sia sottoposto a criteri che limitino la concentrazione. Sono condizioni, queste, per nulla rappresentate quando, dieci anni fa, è stato varato il progetto di Unione Bancaria che ancora oggi è in mezzo al guado. La preoccupazione incombe anche, e a maggior ragione, nell’ipotesi di collettivizzazione di debiti nell’area denunciando così una sfiducia nello sviluppo dell’integrazione europea di cui occorre tener conto.
In questi ultimi giorni si sono susseguite esternazioni di governatori di banche centrali dell’Eurosistema che, come sta accadendo da tempo e con un comportamento non apprezzabile, anticipano sui media un dibattito sui tassi che invece dovrebbe svolgersi in condizioni di riservatezza, fermo poi il dovere di dare la necessaria ampia informativa dopo le decisioni assunte in nome dell’accountability. Quella che nei primi tempi della costituzione della Bce si riteneva essenziale, la single voice, ormai è solo un lontano ricordo. Poi, il dibattito tra governatori si chiude nei giorni precedenti la riunione del consiglio direttivo che, nel nostro caso, è prevista per il 6 giugno. È una prassi sulla quale occorrerebbe reintervenire per assumere una linea che non disorienti mercati, risparmiatori e istituzioni, come invece non di rado accade. Ciò dovrebbe far parte di una revisione della politica monetaria che incida finalmente su quel criterio stracco e stantio del decidere riunione per riunione, sulla base dei dati, facendosi così trascinare da questi ultimi e rinunciando a una politica di anticipo capace di incidere sulle aspettative, che è poi la ragion d’essere della politica monetaria.
Se Schnabel vuole che si apportino modifiche all’acquisto di titoli, occorrerebbe sostenere l’inopportunità, quantomeno in questa fase, anche solo che l’argomento sia posto in discussione e controproporre la necessità di riesaminare la suddetta deleteria accoppiata che vede la Bce inseguire le conseguenze dei dati rinunciando a qualsiasi ruolo preventivo. Siamo nel campo delle regole e di criteri generali che non dovrebbero essere oggetto del vincolo del massimo riserbo. Perciò una trattazione di questo tema nelle Considerazioni Finali non sarebbe affatto fuori luogo. Poiché si anticipano misure innovative nell’esercizio della vigilanza bancaria, almeno per una volta se ne vorrebbe vedere un raccordo con la politica monetaria, essendo la Vigilanza una funzione affidata a una banca centrale e non assimilabile a un’authority. Insomma, si vorrebbe che il 6 giugno iniziasse una fase nuova con l'impegno a una tempestiva revisione. Ridurre i tassi dello 0,25% è una misura ultrascontata. Addirittura, precludersi discorsi pro futuro finisce con l'essere bizzarro. Non affrontare la validità del citato ritornello su riunioni e dati sarebbe grave. Un'eco, allora, si potrebbe e dovrebbe avere nelle Considerazioni Finali. (riproduzione riservata)