Tether, la società che ha offerto 1,1 miliardi di euro per comprarsi la quota di Exor nella Juventus, ha sede legale in El Salvador. La holding della famiglia Agnelli-Elkann ha respinto l’offerta sottolineando che «non ha alcuna intenzione di cedere alcuna quota in Juventus a terzi, inclusa, ma non solo, la società salvadoregna Tether».
Questo calcare la mano sull’aggettivo «salvadoregna» fa pensare, come minimo, a un paradiso fiscale. In realtà, El Salvador non fa parte di nessuna lista dei cattivi. Lo scorso 10 ottobre la Commissione Europea ha aggiornato la lista nera, ovvero l’elenco delle giurisdizioni fiscali non cooperative: El Salvador non c’è. Ecco chi ne fa parte: American Samoa, Anguilla, Fiji, Guam, Palau, Panama, Russia, Samoa, Trinidad e Tobago, US Virgin Islands e Vanuatu. El Salvador non figura nemmeno nella lista grigia, che comprende Paesi o giurisdizioni con carenze strategiche nei loro sistemi di lotta al riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo, ma che si sono impegnati con organismi internazionali (come il Gafi, Financial Action Task Force) per risolvere i problemi.
Ma come fa Tether a permettersi di investire tutti questi soldi? Nel 2024 la società che emette Usdt, la stablecoin più diffusa al mondo con circa 500 milioni di utenti, ha registrato un utile netto di 13 miliardi di dollari e di oltre 10 miliardi nei primi nove mesi di quest’anno. Profitti stellari fatti in maniera molto semplice: Usdt è legato a un rapporto di parità con il dollaro. Per comprare 10 Usdt bisogna versare a Tether 10 dollari. Che verranno restituiti al cliente quando venderà i suoi Usdt per riavere i dollari versati. Nel mentre i dollari finiti nelle riserve di Tether vengono in gran parte investiti in titoli del Tesoro Usa a breve termine, i cosiddetti T-bill. Il T-Bill a tre mesi ieri rendeva il 3,62% annuo. Poiché sono in circolazione 186 miliardi di Tether è facile capire quanti soldi possa incassare la società guidata da Paolo Ardoino.
Bisogna però ricordare che Usdt ha il 24% delle riserve in bitcoin, oro, prestiti garantiti e corporate bond (il resto è appunto in titoli Usa a breve termine). Una percentuale considerata troppo alta da S&P Global Ratings, che per questo ha declassato Tether da Constrained a Weak, il livello di valutazione di stabilità più basso della scala dell'agenzia di rating. (riproduzione riservata)