Due veicoli spaziali russi potrebbero aver intercettato le comunicazioni di almeno una dozzina di satelliti europei considerati cruciali per le infrastrutture civili e istituzionali del continente. Le intercettazioni, rivelate in esclusiva dal Financial Times, rischiano di aver esposto informazioni sensibili e potrebbero persino consentire a Mosca di interferire con le orbite dei satelliti o, nel peggiore dei casi, provocarne la caduta.
Secondo funzionari europei sentiti dal quotidiano britannico, negli ultimi tre anni i satelliti russi avrebbero seguito quelli europei con manovre sempre più ravvicinate, in un contesto di crescente tensione tra la Russia e l’Occidente dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina. Tesi che rafforza le posizioni di analisti e funzionari della sicurezza secondo cui lo spazio sta diventando uno dei nuovi fronti della guerra ibrida del Cremlino.
Immediata la reazione dell’Italia, che da novembre scorso ha assunto la presidenza della ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata per le politiche spaziali e aerospaziali, Adolfo Urso ha avuto un colloquio telefonico con Josef Aschbacher, direttore generale dell’Esa. Il titolare di via Veneto ha evidenziato ad Aschbacher che l’Italia segue con la massima attenzione l’evolversi della vicenda, in stretto raccordo con i partner europei, a tutela della sicurezza delle infrastrutture spaziali e delle comunicazioni strategiche.
Al centro delle preoccupazioni occidentali ci sono Luch-1 e Luch-2, due satelliti russi da tempo monitorati dalle autorità civili e militari europee per una serie di manovre considerate sospette. Entrambi si sono avvicinati in modo anomalo ad alcuni dei principali satelliti geostazionari europei, che forniscono servizi a tutta l’Europa, al Regno Unito e a vaste aree dell’Africa e del Medio Oriente.
Dati orbitali e osservazioni da terra indicano che i due satelliti russi sono rimasti per settimane nelle immediate vicinanze di quelli europei, soprattutto negli ultimi tre anni. Dal suo lancio nel 2023, Luch-2 si è avvicinato ad almeno 17 satelliti europei.
Secondo il maggiore generale Michael Traut, capo del comando spaziale delle forze armate tedesche, entrambi i satelliti russi sarebbero impegnati in attività di intelligence sui segnali, restando intenzionalmente molto vicini ai satelliti di comunicazione occidentali. L’obiettivo, spiegano fonti militari, sarebbe intercettare i flussi di dati che collegano i satelliti alle stazioni di controllo a terra.
I satelliti europei avvicinati da Luch-1 e Luch-2 sono utilizzati prevalentemente per scopi civili, come la trasmissione televisiva e i servizi di comunicazione commerciale. Tuttavia, trasportano anche comunicazioni governative sensibili e, in alcuni casi, traffico militare.
Il rischio, secondo analisti e funzionari della difesa, non è solo la sottrazione di informazioni sensibili, ma anche la possibilità che un attore ostile possa replicare i comandi di controllo inviati da terra. In uno scenario estremo, ciò consentirebbe di interferire con i piccoli propulsori utilizzati per le manovre orbitali, facendo perdere l’allineamento ai satelliti o alterandone la traiettoria fino a un rientro incontrollato nell’atmosfera o a una deriva nello spazio.
Le attività dei satelliti Luch si inseriscono in una più ampia strategia di guerra ibrida attribuita a Mosca, che comprende sabotaggi fisici e digitali sul territorio europeo, come i danneggiamenti ai cavi sottomarini per internet e l’energia. Secondo fonti dell’intelligence occidentale, cresce il timore che il Cremlino stia estendendo questo approccio anche allo spazio, sviluppando capacità operative specifiche per colpire infrastrutture orbitali.
Sebbene anche Stati Uniti e Cina dispongano di tecnologie avanzate nel dominio spaziale, la Russia è considerata uno degli attori più aggressivi nelle attività di “pedinamento” dei satelliti occidentali. Il suo programma di spionaggio spaziale è ritenuto tra i più sofisticati al mondo. (riproduzione riservata)