Nell’obiettivo della semplificazione a livello comunitario rilanciato nel Consiglio europeo informale del 12 febbraio non possono non rientrare due innovazioni fondamentali che si esigono: i modi della produzione normativa e la riforma delle Autorità di regolazione e controllo, a maggior ragione essendo stato affrontato nel summit anche il tema della Vigilanza con riferimento al mercato unico.
Per quanto attiene alla legiferazione, si sta affermando la linea che intende dare un ruolo principale, se non esaustivo, all’adozione di regolamenti. Questi ultimi entrano direttamente in vigore come parti dell’ordinamento dei singoli Paesi, a differenza delle Direttive che esigono un complesso iter governativo - parlamentare per il recepimento nell’ordinamento nazionale.
La riforma è condivisibile. Tuttavia, dato il livello attuale dell’integrazione comunitaria, è essenziale definire un ampio processo di partecipazione dei singoli partner alla formazione dei regolamenti, almeno fino a quando non si registrino sostanziali avanzamenti nel processo di unione che riguardano il ruolo delle principali istituzioni, a partire dall’Europarlamento.
Il secondo aspetto concerne il numero e le attribuzioni delle authority, a cominciare da quelle con competenza in materia di credito, risparmio, economia in genere, innanzitutto, Eba (banche), Esma (mercati), Eiopa (assicurazioni), Amla (antiriciclaggio), rapporti dell’Eba con la vigilanza Bce. A proposito di quest’ultima, come della Banca d’Italia, va precisato che esse non sono authority, ma banche centrali con una serie di competenze aggiuntive tra le quali la vigilanza bancaria e finanziaria e sono regolate dal trattato Ue che ne sancisce l’autonomia e indipendenza.
Ci si deve chiedere, a questo punto, se, posta l’esigenza di una riforma delle autorità anche in Italia, l’input non possa venire dall’Unione prendendo di petto la riforma di queste istituzioni, uniformando criteri, requisiti e procedure di nomina dei relativi vertici e prioritariamente valutando anche la possibilità di aggregazioni e accorpamenti, nonché stabilendo criteri oggettivi per i compiti normativi - molto della regolamentazione secondaria essendo compito di queste istituzioni - e di controllo.
Mutare modo di regolare richiede una riconsiderazione a 360 gradi di tutto ciò che influisce sul processo normativo che deve badare agli obiettivi e meno ai procedimenti e alle prescrizioni minuziose proprie di un fase di dirigismo dei tempi non vicini.
Per quanto riguarda l’Italia è da tempo - venti anni circa - che si invoca inutilmente da diverse parti una riforma delle authority, anche in questo caso partendo da quelle vigenti nel settore economico e finanziario latamente inteso (Consob, Antitrust, Covip, Autorità della privacy) cosi come l’autorità anticorruzione.
Poi la rivisitazione si dovrebbe estendere ad altre autorità. Anche in tutti questi casi potranno risultare utili accorpamenti; dovranno in ogni caso costituire l’interfaccia delle consorelle europee; bisognerà stabilire innovativi criteri per le nomine ai vertici, oggettive procedure di verifica dei designati anche a livello parlamentare; infine, ma non per ultimo, occorre rafforzare l’autonomia di questi soggetti e definire adeguatamente i rapporti con il parlamento e il governo, nonché le modalità di finanziamento.
Anche alla luce di problemi sopravvenuti di recente (si pensi al Garante della privacy), si impone il decollo finalmente non solo di un disegno riformatore, ma della tempestiva attuazione di una vera riforma. In questo senso sono importanti i segnali che si danno. Per esempio, a proposito della Consob si sta facendo passare su di un binario morto il treno della designazione del successore di Paolo Savona, il cui mandato settennale scade l’8 marzo.
E ciò dopo che l’ipotesi di una candidatura - di cui non si disconosce la competenza - di un politico con incarichi di governo aveva scatenato reazioni contrarie a opera di un partito della maggioranza. Ora siamo in un limbo, mentre si avvicina la data della fine del mandato di Savona per legge non rinnovabile. Sostituire l’attuale presidente, con la sua eccezionale competenza e autonomia intellettuale, non sarà facile per nessuno. All’interno esistono comunque valide professionalità dei commissari, a cominciare da Federico Cornelli.
In questa situazione, si intende marciare verso una reggenza, come accaduto in due casi precedenti, individuando il commissario che assume la surroga? Si ipotizza, invece, il disegno di una prorogatio di Savona che, però, dovrebbe trovare innanzitutto il suo assenso?
Insomma, un test di una pur necessaria riforma del regulator dei mercati è il modo in cui sui affronta il problema della nomina del nuovo presidente di Consob: se, cioè, si intende dare o no un segnale che si chiude con la spartizione partitica, mentre c’è chi pensa che si debbano mettere insieme nomine Consob, Antitrust, Anticorruzione per meglio lottizzare e chi ritiene che, invece, si debba procedere con un segnale di pura professionalità, come è stato fatto per esempio dalla Banca d’Italia con le recenti nomine nel Direttorio e come nei due passati casi citati si fece nella stessa Consob. «I mercati ci guardano» e con essi le istituzioni europee e internazionali, nonché i cittadini. (riproduzione riservata)