Vi stupireste se nella prossima legge elettorale spuntasse una norma che obblighi i partiti a dichiarare dove trovano i soldi per rispettare le promesse fatte a chi li vota? Fra le proposte di legge finite al Senato sul binario morto ce n’è anche una con questo curioso titolo: «Misure per la trasparenza dei programmi elettorali dei partiti». L’ha presentata il 13 febbraio 2023 l’allora senatore del Partito democratico Carlo Cottarelli, mentre l’Italia usciva dall’ennesima campagna elettorale in cui si era sentito di tutto, dalla nuova promessa di mandare la gente in pensione anticipata con l’abrogazione della legge Fornero, al solito radicale taglio delle tasse inutilmente assicurato da trent’anni. Il tutto senza che gli autori di queste promesse si fossero curati di spiegare agli elettori come avrebbero fatto.
Per questo la proposta di Cottarelli era stata subito derubricata come idea balzana. Una legge che, se approvata, avrebbe imposto ai partiti, l’obbligo di indicare per ogni promessa elettorale la relativa copertura economica. Smontando così tutta l’impalcatura della propaganda ingannevole.
Un tentativo di restituire credibilità a un sistema che proprio per la carenza di quella qualità fondamentale per la politica deve fare i conti con un’inarrestabile emorragia di votanti. Ma che rimane altamente indigeribile per gli apparati dei partiti che campano sulla costante presa in giro degli elettori.
Ora quell’idea considerata balzana rispunta con decisione e assume la forma di una campagna d’opinione insieme alla Fondazione Luigi Einaudi, sostenuta da una raccolta di firme che marcia al ritmo di più di tremila adesioni al giorno.
Appena la campagna «Quanto ci costa?» (questo lo slogan) è stata lanciata, martedì 7 luglio, il presidente della commissione Affari costituzionali del senato, Andrea De Priamo, di Fratelli d’Italia, ha fatto sapere che il Dl Cottarelli sarà presto tirato fuori dal freezer di palazzo Madama dove giace da 1.243 giorni. Non è escluso che possa entrare nella legge elettorale, magari attraverso un emendamento trasversale: in un provvedimento che non promette nulla di buono, sarà l’unica cosa utile per far comminare un po’ meglio la nostra claudicante democrazia. (riproduzione riservata)