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La logistica? Serve più controllo

Per Nicolini (Confetra) la gestione dei trasporti in export è sempre più strategica

La logistica? Serve più controllo

MF - Numero 189 pag. 19 del 24/09/2021

Finora la distribuzione dell'export italiano risultava affidata per il 70% a controparti estere Ora però in molti pensano a ridurre la quota,sull'esempio dell'Emilia Romagna, ferma al 56%

Il segnale che arriva è importante: «Alcuni grandi gruppi produttori di piastrelle del distretto della ceramica di Sassuolo stanno seriamente ragionando sull'opportunità di rivedere i termini di resa commerciale delle proprie merci in export. Da Franco fabbrica (Ex-works) a Fob (Free on board) o in alcuni casi addirittura Franco destino (Cif)». Lo ha annunciato Guido Nicolini, presidente della Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, in occasione di un convegno organizzato a Ravenna da Confetra Emilia Romagna. In un Paese dove oltre il 70% delle esportazioni (dato dell'Agenzia delle Dogane) vengono affidate, in termini di logistica e trasporto, a controparti estere, l'interesse e la volontà di avere maggiore controllo sulla distribuzione dei propri prodotti è un indicatore importante. Da fastidio, la distribuzione e la logistica dei prodotti finiti sembra stia ora diventando una fase strategica del processo produttivo per alcuni grandi aziende. «Rispetto ad altre regioni d'Italia, l'Emilia Romagna risulta virtuosa perché il 56% delle aziende sceglie di vendere franco fabbrica, dunque una percentuale contenuta rispetto alla media nazionale», ha spiegato Nicolini. «Ora però alcune grandi aziende stanno valutando le rese di vendita includendo una porzione più ampia del trasporto perché, in un contesto di mercato complicato come l'attuale, pensano di poter gestire meglio la logistica interna. In particolare l'auspicio è di efficientare i trasporti dai propri magazzini e avere maggiore controllo sull'organizzazione dei flussi in uscita, altrimenti disordinati e quindi più critici, sprecando tempo e costi».

Nel corso del convegno il presidente di Confetra ha parlato anche del Piano nazionale di ripresa e resilienza «che destina al settore infrastrutture-logistica-trasporti circa 60 miliardi di euro su 220, oltre il 25%. Nel complesso non possiamo non accogliere favorevolmente il Pnrr anche se rimaniamo scettici sulla forma: occorre la collaborazione di tutti per riuscire ad attuare un piano di investimenti di questa portata che deve avere come obiettivo un rilancio duraturo».

Nicolini ha ricordato che l'Emilia Romagna registra 10 mila imprese logistiche attive, il 9,5% dell'intera industria logistica nazionale: «Con il porto di Ravenna, la rete degli interporti di Parma e Bologna, i terminal intermodali privati, la regione può primeggiare in Italia e in Europa». In generale comunque «nell'ultimo anno la logistica si sia ripresa un posto centrale anche nel nostro Paese”, ha aggiunto Silvia Moretto, presidente Fedespedi e vice presidente di Confetra. «Innovazione, sostenibilità e resilienza sono necessari per competere e sostenere il Sistema Paese». Quattro, secondo Moretto, gli obiettivi da raggiungere a livello nazionale: «L'applicazione del Sudoco, lo sportello unico dei controlli alle merci, e l'attivazione di laboratori di analisi convenzionati, l'utilizzo della lettera di vettura elettronica E-Cmr, l'interoperabilità dei port community system e la riforma del codice civile sul contratto di spedizione». A livello globale, invece, le sfide che attendono il settore degli spedizionieri, sono «la revoca o modifica del Consortia block exemption regulation» per le compagnie di navigazione attive nel settore container (l'esenzione su alcune norme antitrust) e «l'eliminazione per lo shipping, o la limitazione alle attività marittime» dei benefici fiscali concessi sempre alle grandi realtà armatoriali. (riproduzione riservata)



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