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La logistica resta lunga

Contro le attese, il reshoring non ha accorciato le supply chain

La logistica resta lunga

pagina a cura di Nicola Capuzzo
MF - Numero 246 pag. 24 del 15/12/2023

Lo segnala il report di Unctad sugli scambi commerciali globali, che nel 2023 sono diminuiti del 5% arrivando a 30,7 trilioni di dollari. Calo dell'8% per l'export Ue

Le tensioni geopolitiche stanno ridisegnando gli scambi commerciali interazionali. Ma l'effetto finale non è quello di un accorciamento delle catene logistiche globali come molti si aspettavano. A dirlo è l'ultimo Global Trade Update di Unctad che fotografa i trend in atto negli scambi commerciali mondiali. Secondo Unctad, ad esempio, il reshoring si sta sì osservando, ma non necessariamente nella forma di riavvicinamento dei centri di produzione ai paesi di lavorazione e distribuzione finale. «A partire dal 2022 la prossimità geografica del commercio internazionale è rimasta stabile, mostrando tendenze minime al nearshoring o al far-shoring», spiega il report. Da fine 2022 si nota semmai un «aumento della prossimità politica» negli scambi, ovvero il cosiddetto friendshoring, che sta determinando un calo della diversificazione dei partner commerciali e una concentrazione delle relazioni di scambio lungo alcune tratte maggiori. Ne consegue un allungamento delle supply chain, per via in particolare dell'allentamento dei legami tra Cina e Stati Uniti, che stanno favorendo l'emergere del Messico e di altri paesi fornitori asiatici, con effetto però non solo sui paesi direttamente interessati, ma anche sulle dinamiche tra economie terze.

Guardando agli scambi tra paesi amici, l'analisi rileva per esempio (mettendo a confronto il terzo trimestre 2023 con lo stesso periodo del 2022) un forte aumento della dipendenza dall'Unione Europea dell'Ucraina (+10%), ma in misura minore anche del Kazakistan (+2,9%), dell'Arabia Saudita (+2,2%), di Taiwan (+1,5%) e degli Usa (+1,3%). In parallelo, è fortemente aumentata la dipendenza della Russa dalla Cina (+8%). Il paese asiatico ha stretto legami anche con Iraq (+2,8%), Vietnam (+2,3%) che viceversa ha allentato quelli con gli Usa, -1,4%) e l'Australia (+2,5%). Di contro, nello stesso periodo, risulta in diminuzione la dipendenza della Russia da forniture Ue (-6,4%, mentre in direzione opposta il calo è dello 0,7%), così come quella di Taiwan e degli Usa dalla Cina (rispettivamente, -2,2% e -1,8%). Nello stesso periodo anche Corea del Sud, Giappone e Cile risultano aver incrementato la dipendenza dalla Cina, rispettivamente nella misura dell'1,4%, 1,2% e 1,1%.

Più in generale, sempre secondo Unctad, gli scambi commerciali globali, in calo già dalla seconda metà dello scorso anno, si contrarranno del 5% nel 2023, arrivando a un valore di 30,7 trilioni di dollari, trascinati verso il basso in particolare da un declino dell'8% nel segmento delle merci (pari a una perdita di 2 trilioni, nonostante in volume i traffici registrino un leggero aumento), e a fronte di una crescita dei servizi (+7%, in aumento di 500 miliardi).

In particolare nell'Unione Europea l'export di beni è diminuito dell'8% (a fronte di un aumento del 3% dell'import), mentre guardando alle categorie merceologiche, risultano in complesso scarse durante l'anno le transazioni di materiali per ufficio e per le comunicazioni, così come di tessili e abbigliamento, e in aumento quelle di autoveicoli e di equipment per il settore dei trasporti. Secondo gli analisti nel 2024 le previsioni restano «altamente incerte e in genere pessimistiche».

Ad avere pesato sul declino osservato nell'anno che volge al termine è stato in particolare il calo della domanda dei paesi più sviluppati, così come le performance scarse delle economie asiatiche, e il prezzo in calo delle commodity. La flessione, osserva Unctad, è stata marcata per i paesi in via di sviluppo, con scambi in calo tra diversi paesi asiatici.

Quanto alle previsioni per il prossimo anno, Unctad ha rilevato che al fianco di fattori che sembrano puntare a un miglioramento, peseranno le persistenti tensioni geopolitiche e una diffusa fragilità dell'economia. Nel complesso si attende che si manterrà stabile, ma su livelli inferiori a quelli standard, con outlook molto differenziati da paese a paese, alti livelli dei tassi di interesse e una produzione industriale in rallentamento. Le criticità geopolitiche aggiungeranno incertezza al mercato delle commodity, mentre il maggior interesse per i minerali critici (rame, litio, nichel, cobalto e terre rare) aumenterà la volatilità dei prezzi. Un altro fenomeno cui si assisterà sarà l'allungamento delle supply chain globali, ma le direttrici degli scambi saranno influenzate anche dalla crescente introduzione di barriere doganali da parte degli stati nazionali. (riproduzione riservata)



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