Il blocco di Suez e più in generale il trasporto via mare di carichi via container stanno sempre più mettendo a dura prova le catene di fornitura delle aziende italiane, ma non solo.
Nella sua ultima trimestrale per esempio il noto produttore di divani Natuzzi ha descritto in modo dettagliato gli effetti delle criticità dei trasporti globali sulla propria attività: «le difficoltà dei nostri fornitori nel fornirci gli input di produzione richiesti e la disponibilità limitata di container hanno frenato la nostra capacità di aggiungere ulteriori consegne entro il quarto trimestre 2020». Più in dettaglio Natuzzi spiega di avere riscontrato «limitate o volatili forniture di componenti, prodotti semi-lavorati e materie prime, così come prezzi crescenti». A questi problemi si sono aggiunti, specie per le rotte oltreoceano, quelli del trasporto marittimo, soprattutto la limitata disponibilità di container, portando a un aumento dei costi e a tempi di consegna allungati per i prodotti. A risentirne sono state le vendite di prodotti non brandizzati nel mercato americano, servito dalla produzione in Asia, più di altri penalizzato dalla crisi dei container vuoti e dalla scarsa disponibilità di materiali di lavorazione. Nel complesso, i costi operativi per il trasporto sono cresciuti nel trimestre di 0,8 milioni di dollari, per Natuzzi «soprattutto a causa della carenza di container». Pasquale Natuzzi, patron del gruppo, è apparso però ottimista circa l’immediato futuro: «nel 2021 le condizioni della catena logistica hanno iniziato a migliorare, con una graduale riduzione dei tempi di consegna. Oggi, tutti i nostri stabilimenti operano con cicli di produzione quasi standard, ma sono consapevole che squilibri collegati alla supply chain continueranno a influenzare fortemente l’attività aziendale».
Discorsi analoghi anche da altri gruppi, anche a livello internazionale. Il colosso delle calzature e dell’abbigliamento Nike, nel report del terzo trimestre del 2020 (terminato il 28 febbraio scorso) imputa alle difficoltà della catena logistica il calo del fatturato dell’11% riscontrato in Nord America. E sempre a causa di «carenza globale di container e congestione dei porti che hanno inciso sul flusso di inventario e sui tempi delle spedizioni per clienti all’ingrosso». Negli Usa la carenza di container e il congestionamento dei porti che si affacciano sulla costa occidentale ha incrementato di oltre tre settimane i transit time dei prodotti, generando «carenza di scorte disponibili, ritardi nelle spedizioni ai grossisti e ricavi sotto le aspettative».
Mentre di recente la situazione sembrava normalizzarsi, l’incaglio nel canale di Suez della nave Ever Given non ha certo migliorato competitività e affidabilità del trasporto marittimo di carichi containerizzati. Secondo la società di ricerca danese Sea-Intelligence, l’impatto immediato sulla direttrice Mediterraneo-Asia sarà di un calo della capacità di export del 60% la prossima settimana, seguito da un altrettanto elevato picco poiché le navi in ritardo raggiungeranno i porti previsti. Dopodiché si assisterà a un effetto onda che porterà alla progressiva soluzione delle criticità. Sea-Intelligence invita gli esportatori europei a considerare il calo di capacità di stiva che dovranno affrontare nel breve, e quindi pianificare le loro catene logistiche tenendo a mente che gran parte del carico dovrà probabilmente attendere una o due settimane prima di essere imbarcata su una nave diretta in Asia.
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