Il conflitto militare tra Russia e Ucraina, e le sue conseguenze politiche ed economiche, hanno avuto un impatto immediato e diretto sul mondo della logistica e dei trasporti. Il blocco dello spazio aereo europeo alle compagnie russe e il controblocco disposto da Mosca sui suoi cieli stanno limitando i trasporti poiché da un lato hanno tolto di mezzo la capacità di un vettore cargo importante come AirBridgeCargo (compagnia russa) e dall'altro costringono i vettori europei a considerare se allungare le rotte o rinunciare ad alcuni traffici perché economicamente non sostenibili. Una quota crescente di traffici merci tenderà a riversarsi sulle navi portacontainer anche dalle rotte ferroviarie Cina-Europa. Rispetto a pochi giorni fa, la situazione sembra essersi aggravata in quanto molti operatori stanno evitando i transiti Asia- Europa attraverso la Russia (via strada o ferrovia), anche se possibili tecnicamente e rispetto alle sanzioni.
Anche il mondo di trasporti marittimi e porti sta prendendo misure sempre più drastiche a causa del conflitto. Le compagnie di navigazione hanno sospeso qualsiasi linea di trasporto e spedizione con la Russia così come le navi noleggiate o di proprietà di russi vengono bloccate per controlli. «In questo momento nessun operatore tocca carichi russi sebbene i prodotti energetici non siano sotto sanzioni», ha confermato Enrico Paglia, analista della società di brokeraggio navale Banchero Costa, in occasione di un webinar dei Giovani Armatori di Confitarma. Quanto l'Europa finora dipenda dall'export russo lo dicono i numeri: «Fino all 2021 la Russia esportava 180 milioni di tonnellate di carbone, di cui un 20% verso l'Europa, 210 milioni di tonnellate di petrolio, 54% verso l'Europa, 70 milioni di tonnellate di prodotti raffinati (58% all'Europa) e 30 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto (40% all'Europa)», ha spiegato Paglia. «La guerra ha determinato un immediato innalzamento dei prezzi di grano e soia, ai massimi dal 2012», ha aggiunto Paolo Massari, esperto di questioni doganali e commercio internazionale, già direttore dell'Ufficio delle Dogane di Genova e cofondatore delle società di consulenza C-Trade e Overy. «L'Italia importa il 64% del fabbisogno di grano e il 53% del mais per l'alimentazione del bestiame. Inoltre, il prezzo del gas è già ai massimi dal 2014, con un impatto sull'economia italiana stimato in 20 miliardi di euro/anno, l'alluminio ai massimi dal 2008, il nichel dal 2011». Massari ricorda poi che l'Ucraina è tra i primi dieci Paesi produttori ed esportatori di metalli: possiede i più grandi giacimenti di uranio in Europa, in cui è il quarto Paese per riserve di gas e petrolio e il primo produttore di carbone; detiene l'unico deposito europeo di sabbie minerali e ingenti quantità di caolino e argille. Dall'altra parte, la Russia è il primo produttore al mondo di palladio, il secondo di gas, petrolio e cobalto, il terzo di nichel, alluminio e oro.Le misure contro il Paese (blocco dello spazio aereo, eventuale divieto di attracco alle navi russe nei porti Ue) unite alle difficoltà sul campo potrebbero portare a un «innalzamento senza precedenti dei prezzi delle commodity, specie se accompagnate da una ritorsione russa nell'export di materie prime verso l'Europa. E' questo l'elemento più delicato, in grado di destabilizzare le transazioni finanziarie.Una migliore valutazione delle conseguenze del conflitto sugli scambi commerciali potrà arrivare quando anche Sud America, Africa, Far East avranno deciso in merito a eventuali sanzioni, anche per comprendere fin dove può spingersi l'influenza della Cina, Paese vicino alla Russie e già andato in soccorso del presidente Putin comprando gas e grano. (riproduzione riservata)