Inflazione elevata e mercato del lavoro ancora forte frenano i tagli dei tassi della Federal Reserve. Nonostante le parole «rassicuranti» del presidente della banca centrale statunitense, Jerome Powell, in seguito alla riunione di politica monetaria di mercoledì 1 maggio, che ha riconosciuto la mancanza di progressi nella battaglia della banca centrale all’inflazione, mercati e investitori hanno palesato scetticismo nel prendere in parola le promesse del governatore. Powell ha, infatti, rassicurato che un taglio ai Fed Funds dovrebbe, comunque, arrivare entro la fine dell’anno nonostante le condizioni di mercato divergano al momento.
Le oscillazioni del mercato di mercoledì hanno riflesso il nervosismo degli investitori: l’S&P 500 ha chiuso in ribasso dello 0,3% dopo un rally che lo ha visto guadagnare oltre l’1% durante la conferenza stampa di Powell. I rendimenti del titolo di riferimento del Tesoro a 10 anni, che si muovono inversamente ai prezzi, sono scesi di quasi 10 punti base. Probabilmente si è entrati in una fase più instabile del mercato, spinta dall’incertezza sul percorso della politica della banca centrale. Il pendolo si è spostato dagli investitori che avevano una prospettiva ottimistica sui tagli dei tassi all’inizio di quest’anno, a quelli che pensano alla ripresa dei rialzi.
Secondo gli esperti di Cfo Sim, le prospettive per l’anno restano cautamente positive sulla base della resilienza della crescita economica, la ri-accelerazione dei profitti aziendali e l’orientamento della Fed ad allentare la politica una volta che si sarà stabilita una serie di migliori letture dell'inflazione, probabilmente entro settembre. «Rimarremmo sempre positivi sui mercati statunitensi ma occorre diversificare gli investimenti verso segmenti di mercato che sono rimasti indietro e scambiati a valutazioni più basse», spiega Antonio Tognoli di Cfo Sim.
L’esperto non si aspetta «un forte rally delle obbligazioni fintanto che la Fed non inizierà a tagliare i tassi, ma a nostro avviso il potenziale rialzo è maggiore del ribasso, dato il potenziale inizio anticipato dell’allentamento. «Vediamo l’opportunità di iniziare a integrare la liquidità con obbligazioni e azioni a medio e lungo termine, a seconda della tolleranza al rischio e dell’orizzonte temporale dell'investitore», aggiunge Tognoli. «Negli ultimi 100 anni, la liquidità ha sovraperformato un portafoglio azionario/obbligazionario 60/40 in meno del 30% dei casi, e nella maggior parte dei casi coincideva con recessioni e mercati ribassisti, condizioni che non vedremo nei prossimi 12 mesi».
Anche se ora si prevede che i tagli dei tassi avverranno più avanti nell’anno, gli analisti di Nuveen fanno notare che gli investitori stanno comunque ancora beneficiando di rendimenti iniziali più alti degli ultimi 15 anni. «Ciò significa che il reddito da rendimento rimane il principale elemento che contribuisce ai rendimenti totali dell’obbligazionario, aiutando a compensare i cali di prezzo a breve termine», spiega Saira Malik, cio di Nuveen. Nella maggior parte dei settori del taxable fixed income, gli spread sono moderatamente ristretti, ma le attività cartolarizzate si distinguono per i loro spread relativamente interessanti. «All’interno dello spazio cartolarizzato», aggiunge infatti Malik, «troviamo opportunità interessanti nei titoli garantiti da asset (Abs), nei titoli garantiti da ipoteche non di agenzia (Mbs) e nei titoli garantiti da ipoteche commerciali (Cmbs)».
Gli spread dei titoli privilegiati si sono ridotti di 50 punti base dall’inizio dell’anno, generando alcuni dei migliori rendimenti nell’obbligazionario. Malik prevede che i titoli privilegiati continueranno a beneficiare di dati tecnici favorevoli, come un’offerta limitata a causa di un numero netto di emissioni ridotto per quest’anno, nonché dei solidi fondamentali delle società di servizi finanziari investment grade. «Questi titoli offrono inoltre un rendimento interessante del 7%».
La struttura a tasso variabile dei senior loan tende a supportarli nel superare i periodi di rialzo dei tassi d'interesse. «Attualmente, questi prestiti hanno un rendimento superiore al 9%, il che li rende uno degli investimenti a più alto rendimento in qualsiasi asset class. La domanda di prestiti da parte degli investitori individuali è stata robusta nel primo trimestre, con afflussi pari a 2,8 miliardi di dollari, una tendenza che riteniamo destinata a persistere in quanto gli investitori continuano a cercare reddito proteggendosi dai rischi di un ciclo di riduzione dei tassi posticipato». (riproduzione riservata)