Il settore bancario continua ad attraversare una fase di profonda trasformazione, tra riorganizzazioni, digitalizzazione e carenza degli organici. Un cambiamento che ha ricadute dirette sulle condizioni di lavoro e sull’operatività quotidiana nelle filiali e negli uffici, soprattutto in un territorio vasto e complesso come quello romano. A questo si aggiunge il tema delle pressioni commerciali, sempre più al centro del confronto sindacale. Il nuovo coordinatore della Fabi di Roma e provincia, Emanuele Rossi, fa il punto sulle principali criticità del settore e sulle sfide che attendono il lavoro bancario nella Capitale.
Risposta. Oggi viviamo sul territorio romano due questioni strettamente collegate tra loro. La prima riguarda la grande trasformazione del settore bancario e le sue ricadute sul lavoro. Le lavoratrici e i lavoratori sono esposti a riorganizzazioni continue, con modelli organizzativi che cambiano rapidamente. La costante resta la carenza degli organici nelle filiali e negli uffici, con conseguenze evidenti sui carichi di lavoro e sulla sostenibilità operativa. In questo contesto le persone rischiano spesso di passare in secondo piano. Il nostro compito è dare voce alle esigenze dei colleghi ed evitare che siano schiacciati dagli effetti delle continue ristrutturazioni. La seconda questione riguarda le politiche commerciali, diventate sempre più pressanti».
R. È uno dei temi più delicati del settore. La banca è diventata un ambiente di lavoro molto più complesso rispetto al passato, caratterizzato da obiettivi commerciali sempre più pressanti, riunioni continue e sistemi di monitoraggio costante delle performance. Registriamo criticità diffuse praticamente ovunque. I sistemi di valutazione sono sempre più sofisticati e questo rischia di generare una pressione psicologica crescente sui lavoratori, spostando la valutazione del lavoro bancario verso logiche di breve periodo. Come sindacato continuiamo a riaffermare il valore dell’accordo sulle politiche commerciali sottoscritto nel 2017 dalle segreterie nazionali e dall’Abi, oggi inserito anche nel Contratto nazionale, che mette al centro il cliente, i suoi bisogni e la tutela della dignità professionale del lavoro bancario.
R. Assolutamente no. Come ha ricordato recentemente anche il nostro segretario generale, il tema non riguarda soltanto le condizioni di lavoro dei bancari, ma investe direttamente la correttezza nei confronti della clientela e la credibilità complessiva del sistema bancario. Quando la pressione commerciale diventa eccessiva, il rischio è quello di alterare il rapporto di fiducia tra banca e cliente. Per questo il tema riguarda l’intero settore.
R. La sfida principale è presidiare il territorio rafforzando la vicinanza ai colleghi, ma anche mantenere alta l’attenzione sul ruolo che il sistema bancario deve continuare ad avere per cittadini, famiglie e imprese. Roma e la sua provincia rappresentano una realtà vasta e complessa, dove convivono gruppi bancari grandi e piccoli, poli di direzioni, reti commerciali articolate e territori molto diversi tra loro. In una fase di profonde trasformazioni è fondamentale rafforzare la presenza sindacale e far sentire alle lavoratrici e ai lavoratori che la Fabi è al loro fianco per difendere e ampliare tutele e diritti. Questo significa essere presenti nei luoghi di lavoro, ascoltare le persone e accompagnarle nei cambiamenti che il settore sta vivendo, anche in vista del prossimo rinnovo del Contratto nazionale. (riproduzione riservata)