Nonostante l’esito positivo dell’incontro fra Donald Trump e Xi Jinping in Corea del Sud, Wall Street chiude in rosso: Dow Jones -0,2%, S&P500 -1%, Nasdaq -1,6%.
Meta perde l’11,3% a causa dello scetticismo degli investitori sui risultati dei suoi aggressivi piani di spesa nell'intelligenza artificiale, che ha oscurato i conti positivi. Il colosso dei social media ha aumentato le sue previsioni di spesa in conto capitale per il 2025, mentre è in competizione con i concorrenti per sviluppare strumenti avanzati di AI. Meta prevede ora che la spesa in conto capitale sarà compresa tra 70 e 72 miliardi di dollari, rispetto alla precedente previsione di 66-72 miliardi di dollari.
Il ceo Mark Zuckerberg ha difeso gli ambiziosi piani di spesa durante la conference call sui conti. «È ancora presto, ma penso che stiamo vedendo i primi risultati nel nostro core business», ha affermato il ceo. «Questo ci dà molta fiducia nel fatto che dovremmo investire molto di più e vogliamo assicurarci di non investire troppo poco». Zuckerberg ha affermato che l'azienda sta «aggressivamente» potenziando in modo preventivo la propria capacità per prepararsi all'arrivo della superintelligenza, dove Meta sarà «in una posizione ideale per un cambiamento di paradigma generazionale in molte grandi opportunità».
Alle 20 le borse Usa proseguono la seduta con andamento contrastato, con anche solo il Dow Jones in positivo dello 0,1%. L’S&P 500 cede lo 0,7% e il Nasdaq arretra dell’1,3%. Tra i settori, il comparto dei beni di consumo discrezionali guida i ribassi, mentre quello finanziario risulta tra i migliori.
Il dollar index (Dxy) resta forte ma riduce parte dei guadagni giornalieri, attestandosi a +0,38% a quota 99,5 punti contro un paniere delle principali valute dei Paesi sviluppati. Sul mercato obbligazionario, i rendimenti dei Treasury sono in rialzo: il biennale si attesta al 3,616% (+1,2 punti base) e il decennale al 4,094% (+1,8 punti base).
Sul fronte delle materie prime, il petrolio Wti con consegna a dicembre ha chiuso in lieve rialzo di 0,09 dollari a 60,57 dollari al barile, mentre il Brent dicembre è salito di 0,09 dollari a 65,01 dollari. In progresso anche i metalli preziosi: l’oro guadagna lo 0,7% a 4.070 dollari l’oncia, mentre l’argento avanza del 2,8% a 48,9 dollari. Il prezzo del metallo giallo resta comunque al di sotto del record del 20 ottobre, pari a 4.359,40 dollari l’oncia.
La Federal Reserve ha rispettato le attese tagliando i tassi d’interesse di 25 punti base, riducendo così il costo di detenzione dell’oro. Tuttavia, il presidente Jerome Powell ha segnalato che ulteriori tagli non sono previsti entro la fine dell’anno.
Sul fronte societario, C.H. Robinson Worldwide balza del 19% nella seduta di giovedì, risultando il miglior titolo dell’S&P 500, dopo aver battuto le attese sugli utili trimestrali e annunciato un programma di buyback da 2 miliardi di dollari.
Anche Fox avanza di oltre l’8% con entrambe le classi di azioni, grazie a risultati del primo trimestre fiscale superiori alle stime di Wall Street, sostenuti da una maggiore domanda pubblicitaria.
Attesa ora per i conti di Apple e Amazon, che pubblicheranno i risultati trimestrali dopo la chiusura dei mercati.
Sul piano politico, lo shutdown del governo federale entra nel suo 30° giorno. I senatori sono tornati a Capitol Hill per proseguire i colloqui volti a porre fine alla paralisi amministrativa, ma secondo Cbs News non è ancora stata fissata una votazione sulla risoluzione temporanea approvata dalla Camera.
L’S&P500 perde lo 0,9% e il Nasdaq lo 0,3%, mentre il Dow Jones segna un rialzo dello 0,4%.
Sul fronte politico e commerciale, il Senato ha votato 51-47 per bloccare i dazi imposti dall’amministrazione Trump sulle importazioni provenienti da tutto il mondo. Si tratta di un voto in gran parte simbolico, arrivato pochi giorni prima che la Corte Suprema ascolti le argomentazioni sull’uso dei poteri d’emergenza da parte di Trump per imporre tariffe “reciproche”.
La mossa di giovedì del Senato si inserisce in una serie di votazioni sui dazi di Trump. Martedì 28 ottobre, cinque repubblicani si sono uniti ai democratici per approvare una risoluzione che annulla il dazio del 50% sui prodotti brasiliani (52-48). Ieri, quattro di quei repubblicani hanno votato con i democratici per cancellare le tariffe generali sulle merci canadesi (50-46).
La risoluzione di giovedì era stata proposta dal democratico dell’Oregon Ron Wyden e dal repubblicano del Kentucky Rand Paul. Nell’aprile scorso, l’amministrazione Trump aveva invocato i poteri d’emergenza per imporre fino al 50% di dazi sulle importazioni, variabili a seconda del Paese. Secondo Wyden, questa decisione ha aumentato i costi per gli americani, rallentato l’attività economica e provocato perdite occupazionali.
«Trump è deciso a colpire i nostri alleati con i dazi per danneggiare l’economia Usa», ha dichiarato Wyden prima del voto. «È ora che il Congresso riprenda il controllo della politica commerciale».
La Corte Suprema ascolterà le argomentazioni il 5 novembre e potrebbe emettere una sentenza già nello stesso mese. Un’eventuale decisione contro i dazi di Trump potrebbe avere effetti economici rilevanti: secondo Steve Englander di Standard Chartered, i rendimenti dei bond Usa potrebbero salire e il dollaro scendere se la Corte Suprema sembrasse orientata a dichiarare illegali le tariffe. Eliminare i dazi potrebbe incrementare il Pil Usa dello 0,6-0,7% nel prossimo anno.
Sul fronte societario, Meta prevede di raccogliere almeno 25 miliardi di dollari attraverso una vendita di obbligazioni in sei tranche, a pochi giorni dal deludente report sugli utili. I proventi saranno utilizzati per scopi aziendali generali, con un piano di spesa «aggressivo» sull’intelligenza artificiale. Le azioni Meta sono scese di circa l’11%, mentre i titoli obbligazionari hanno visto crescere i rendimenti. Il rendimento aggiuntivo richiesto dagli investitori per detenere le obbligazioni 5,4% in scadenza 2054 rispetto ai Treasury Usa è salito a circa 0,95 punti percentuali, per poi ridursi leggermente a 0,93.
Sulfronte dei consumi, le azioni di Sweetgreen e Cava sono scese dopo che Chipotle Mexican Grill ha segnalato un calo della domanda tra giovani e consumatori a basso reddito, target chiave per i ristoranti fast-casual. Sweetgreen ha perso il 6%, portando il calo da inizio anno all’80%, mentre Cava ha ceduto l’8%, con un -51% nel 2025. Chipotle ha sottolineato che i clienti con reddito inferiore a 100.000 dollari rappresentano il 40% delle vendite e stanno riducendo le visite ai ristoranti. Le azioni Chipotle hanno segnato un -16% a metà giornata e un calo del 44% da inizio anno.
Nel settore energetico, Shell ha riportato utili trimestrali superiori alle attese, ma si prepara a un mercato del petrolio in eccesso per il 2026. Secondo l’Ad Wael Sawan, l’azienda ha ridotto le spese in conto capitale e preferisce il riacquisto di azioni. A settembre, Shell ha cancellato un impianto di biocarburanti a Rotterdam, registrando una perdita di 600 milioni di dollari.
Cleveland-Cliffs intende emettere 75 milioni di azioni per ridurre il debito, provocando vendite tra gli azionisti per timore di diluizione. L’azienda ha siglato un memorandum d’intesa con la sudcoreana Posco, ritenuto «altamente accrescitivo per gli azionisti».
Il ceo Lourenco Goncalves ha spiegato che l’accordo rappresenta un passo strategico importante, dopo aver tentato senza successo l’acquisizione di U.S. Steel. Le azioni Cliffs hanno perso l’11% nella seduta. L’operazione dovrebbe raccogliere circa 964 milioni di dollari, riducendo il debito a circa 7 miliardi.
Gli indici seguono il paradigma borsistico del «buy the rumor, sell the news», sulla notizia dell’accordo commerciale tra Washington e Pechino. S&P500 e Dow Jones perdono lo 0,4%, il Nasdaq segna -0,6%. In aumento il rendimento del Treasury con scadenza decennale al 4,109% e, con esso, il dollaro. Il Dollar Index si apprezza infatti dello 0,4% a 99,5 contro un paniere composto dalle principali valute dei paesi sviluppati.
Sul fronte commerciale, arriva il tanto atteso accordo tra Washington e Pechino. Nell’incontro di due ore a Busan tra il presidente Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping è stato raggiunta un’intesa che, seppur mantenga il tasso medio tariffario degli Usa verso la Cina a un livello più alto rispetto al periodo pre-“Liberation Day” (prima di aprile 2025 l’aliquota media era stimata intorno al 31,8% secondo i dati forniti da Fitch Ratings), ha portato a un punto di incontro con concessioni reciproche di una certa importanza. Washington abbassa dal 57% al 47% le tariffe sui prodotti cinesi, mentre Pechino accetterà di riprendere gli acquisti di soia e sospenderà per un anno i controlli sulle esportazioni di terre rare. Gli Stati Uniti ridurranno dal 20% al 10% i dazi sui prodotti legati al fentanyl. Xi ha invitato a mantenere il commercio come motore delle relazioni bilaterali, evitando tensioni. Le parti hanno discusso anche di semiconduttori, con possibili intese tra la Cina e Nvidia. Entrambi i Paesi sospenderanno per un anno le tasse portuali reciproche. Inoltre, Trump e Xi hanno concordato di cooperare per favorire una soluzione alla guerra in Ucraina.
Tuttavia, poco prima del vertice, Trump ha annunciato la ripresa dei test nucleari statunitensi, interrompendo la moratoria in vigore dal 1992. Il mercato non è stato pienamente soddisfatto dall’annuncio, poiché le parti coinvolte nello scambio - in primis Trump e il segretario al Tesoro Scott Bessent - avevano già fatto trapelare il contenuto dello stesso. Le reciproche concessioni erano quindi già ampiamente scontate dal mercato, che forse si aspettava una mossa più significativa per reagire positivamente.
Ieri è stata una giornata particolarmente importante sia sul fronte societario che in ambito di politica monetaria. Le azioni di Alphabet aprono in forte rialzo (+2,8% a 281,1 dollari), dopo che la casa madre di Google ha pubblicato risultati trimestrali superiori alle stime di Wall Street. Anche Microsoft ha riportato conti migliori delle attese, sostenuta da una forte crescita del business cloud, ma il titolo scende del 2% in apertura.
Tra le big tech che hanno pubblicato i conti ieri, Meta è invece risultata la peggiore. Se da un lato ha battuto le attese sui ricavi — 51,2 miliardi di dollari, contro i 49,5 miliardi previsti (+26% su base annua) — dall’altro ha deluso nettamente sugli utili, con un eps di 1,05 dollari, ben al di sotto dei 6,72 dollari stimati da Wall Street.
Nel frattempo, sono attesi i conti di Apple e Amazon dopo la chiusura dei mercati statunitensi.
Sul fronte della politica monetaria, la Banca Centrale Europea e la Banca del Giappone hanno mantenuto invariati i tassi di interesse.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
La catena di ristoranti ha registrato un calo dell’utile netto e i ricavi trimestrali sono risultati inferiori alle previsioni. Secondo Chipotle, le difficoltà economiche stanno scoraggiando i clienti dal recarsi nei punti vendita. Le azioni hanno ceduto un 18% in avvio di seduta.
La società farmaceutica danese Novo Nordisk ha lanciato un’offerta per acquisire lo sviluppatore di farmaci per l’obesità, tentando di superare l’accordo già siglato con Pfizer. Il titolo di Metsera è balzato del 21% in apertura di Wall Street.
La casa farmaceutica ha pubblicato risultati trimestrali superiori alle attese e ha alzato le previsioni annuali, grazie alla crescente domanda dei suoi farmaci per la perdita di peso. Il titolo segna +1% in apertura.
Il produttore di Keytruda ha riportato risultati migliori delle previsioni, sostenuti dalla domanda del suo farmaco oncologico di punta. Nonostante ciò, il titolo ha perso circa l’1,7% nei primi minuti di contrattazione.
La società software prevede di debuttare in borsa giovedì, nonostante lo shutdown governativo. Si tratterà della più grande ipo finora realizzata utilizzando una procedura alternativa autorizzata dalla Securities and Exchange Commission.(riproduzione riservata)