Wall Street chiude debole. Il Dow Jones sale dello 0,02% a 49.015,54 punti, il Nasdaq cresce dello 0,17% a 23.857,45 punti mentre lo S&P 500 perde lo 0,01% a 6.978,06 punti. La Federal Reserve ha mantenuto invariati i tassi di interesse, come previsto, dopo i tre tagli consecutivi alla fine del 2025. La decisione ha avuto uno scarso impatto sugli indici, pressoché invariati rispetto alle 20, ora di rilascio dello statement della banca centrale.
Dopo lo scivolone di ieri, il Dollar Index rimbalza dello 0,6%. L’oro continua la sua inarrestabile corsa e aggiorna nuovamente i massimi storici, salendo di circa il 4% a oltre 5380 dollari l’oncia.
Come già ampiamente scontato dal mercato, la banca centrale ha mantenuto invariato il costo del denaro nell’intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75%.
A seguito della decisione, i principali indici azionari scambiano con andamento contrastato: l’S&P500 e Dow Jones cedono rispettivamente lo 0,1%, il Nasdaq avanza dello 0,1%. In attesa del discorso del numero uno, si alza leggermente la volatilità: l’indice Vix segna un +2,3% a 16,73 punti.
In rialzo anche i rendimenti dei Treasury lungo tutta la curva: il tasso del biennale è in aumento di 3 punti base al 3,604%, mentre quello del decennale registra un incremento di 2,4 punti base al 4,301%. Il dollaro si muove in tandem coi rendimenti e balza dell’1,2% contro un paniere composto da euro, yen, sterlina e altre valute del Primo Mondo, complici anche le parole del segretario al Tesoro Scott Bessent pronunciate in un’intervista alla Cnbc.
A fare la differenza, ancora una volta, sarà il tono della conferenza di Powell, prevista per le 20:30. Gli operatori guardano meno alla decisione formale e molto di più alle indicazioni prospettiche che emergeranno dalle parole del numero uno della banca centale, chiamato a chiarire se e quando potrà partire un nuovo ciclo di tagli dei tassi. Un tema diventato centrale dopo che, nelle ultime riunioni, il presidente della Fed ha adottato un approccio attendista, sottolineando come l’istituto sia «ben posizionato per aspettare e vedere come si evolverà l’economia».
Powell, membro del consiglio della Federal Reserve dal 2012 e presidente dal febbraio 2018, arriva all’appuntamento sotto i riflettori anche per il contesto politico. Negli ultimi mesi è finito nel mirino del presidente Donald Trump, che lo ha più volte criticato per non aver ridotto più rapidamente i costi di indebitamento. Powell ha ribadito di voler continuare a fissare i tassi «sulla base delle evidenze e delle condizioni economiche», respingendo ogni pressione esterna.
In questo quadro, i mercati si preparano a reagire a due possibili scenari. Un tono “falco”, improntato alla prudenza e alla necessità di mantenere una politica restrittiva più a lungo, rafforzerebbe l’idea che i tagli dei tassi siano ancora lontani. In questo caso Wall Street potrebbe accusare il colpo, con vendite soprattutto sui titoli growth e tecnologici. I rendimenti dei Treasury salirebbero, in particolare sulle scadenze medio-lunghe, mentre il dollaro ne uscirebbe rafforzato. Pressione invece su oro e argento, penalizzati dall’aumento dei tassi reali, così come sul comparto delle materie prime.
Uno scenario opposto si aprirebbe se Powell adottasse un tono “colomba”, lasciando intendere che il rallentamento dell’inflazione e l’evoluzione delle condizioni finanziarie possano consentire un allentamento monetario nel corso del 2026. In questo caso Wall Street reagirebbe positivamente, con acquisti su tecnologia e ciclici, rendimenti obbligazionari in calo e un indebolimento del biglietto verde. Ne beneficerebbero i metalli preziosi, sostenuti dalla prospettiva di tassi reali più bassi, e più in generale il comparto delle commodity.
A rendere il quadro ancora più articolato contribuisce la composizione del Fomc. Pur essendo Powell il volto della Fed, le decisioni sono prese collegialmente da un comitato di 12 membri, con una rotazione annuale dei seggi regionali. In questa riunione votano per la prima volta nel 2026 Neel Kashkari (Minneapolis), Anna Paulson (Filadelfia), Beth Hammack (Cleveland) e Lorie Logan (Dallas), figure che il mercato cercherà di «leggere» indirettamente attraverso il comunicato e la conferenza stampa.
Dopo l’appuntamento di oggi, il calendario della Fed prevede nuove riunioni a marzo, aprile, giugno, luglio, settembre, ottobre e dicembre. Ogni parola di Powell sarà quindi cruciale per orientare le aspettative sul primo semestre e per definire la traiettoria di Wall Street nelle prossime settimane.
L’S&P500 e il Dow Jones scambiano nei pressi della parità, mentre il Nasdaq avanza di uno 0,1%.
I funzionari della Fed, dopo tre tagli consecutivi, dovrebbero mantenere stabile il costo del denaro. Ci sono alcuni elementi a cui prestare attenzione che possono emergere e dalla conferenza stampa del presidente Jerome Powell.
Innanzi tutto i commenti su inflazione e mercato del lavoro: un quadro occupazionale più fiacco e un'inflazione più contenuta sosterrebbero la necessità di tagli più immediati. Stando ai dati forniti dal Cme Group, la probabilità di un taglio nella riunione di stasera si attesta sul 3%, mentre una sforbiciata da 25 punti base a marzo ha una probabilità del 16%. Per la riunione di giugno le chance aumentano e arrivano al 64%.
Un altro aspetto degno di nota è il numero di governatori dissenzienti. Ci si aspetta almeno un dissenso da parte di Stephen Miran, che ha insistito senza successo per un allentamento più aggressivo in ogni riunione da quando è entrato a far parte del comitato a settembre. Anche i governatori Michelle Bowman e Christopher Waller, che hanno espresso maggiore preoccupazione per il mercato del lavoro rispetto ad alcuni dei loro colleghi, sono considerati potenziali candidati a votare a favore del taglio.
Da ultimo, il clima politico e la questione dell’indipendenza della banca centrale. Nel corso di gennaio, infatti, il dipartimento di Giustizia ha aperto un’indagine penale su Powell. La scorsa settimana, inoltre, la Corte Suprema ha ascoltato le discussioni sulla possibilità che Trump possa licenziare la governatrice Lisa Cook. E i consiglieri di Trump hanno lasciato intendere che sia vicino ad annunciare la sua scelta per succedere a Powell, il cui mandato come presidente termina a maggio. Sebbene Powell si limiti quasi sempre a parlare di politica monetaria ed economia nelle sue conferenze stampa, come afferma il Wall Street Journal, questi sono tempi insoliti per la banca centrale.
L’S&P500 e il Dow Jones guadagnano un +0,1%, mentre il Nasdaq segna un +0,2%.
In attesa della decisione della Fed sui tassi, prevista per le 20, e della conferenza di Jerome Powell, programmata per le 20:30, il segretario al Tesoro Scott Bessent invita il board ad avere una «mente aperta». In un’intervista alla Cnbc, ha anche affermato di aver parlato ieri con il presidente Donald Trump in merito alla sua scelta per il prossimo presidente della Fed e che la rosa dei candidati non è stata ampliata né ridotta. Nel corso dell'intervista, che ha toccato molti argomenti, Bessent ha detto che Usa e Canada probabilmente si troverebbero in una «buona posizione» sul piano commerciale, ma ha avvertito Ottawa di non avviare una battaglia politica prima dei prossimi colloqui sull’accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Messico e Canada.
Bessent ha anche raffreddato le speculazioni secondo cui gli Stati Uniti potrebbero prendere in considerazione l’idea di intervenire sul mercato dei cambi per vendere il dollaro in cambio di yen giapponesi, e ha elogiato la consolidata «politica del dollaro forte». Gli Stati Uniti «non interverranno assolutamente» sul mercato valutario per rafforzare lo yen, ha dichiarato nel corso dell’intervista. Alla domanda se gli Stati Uniti potrebbero prendere una simile decisione, ha risposto che «non commentiamo, se non per dire che abbiamo una politica monetaria forte nei confronti del dollaro».
Secondo Bessent, Trump ha «abbassato la temperatura» sui disordini civili in Minnesota a causa degli aggressivi sforzi federali in materia di immigrazione. Il tycoon sta ora «esortando» il Congresso ad agire per evitare di innescare uno shutdown parziale del governo a causa delle controversie sui finanziamenti federali al Dipartimento della Sicurezza Interna, ha sottolineato.
Tra le singole azioni, dopo le ottime trimestrali rilasciate oggi prima dell’apertura dei mercati e l’accordo miliardario siglato con Meta il 27 gennaio, Mizuho Securities modifica il target price di Corning da 97 a 120 dollari per azione, mantenendo il rating outperform. Il titolo cede un 3% a 106 dollari.
Sul versante cripto, Fidelity Investments ha annunciato che lancerà la sua stablecoin, diventando una delle prime società di investimento tradizionali del Paese a emettere una cripto ancorata al dollaro. La società con sede a Boston ha affermato che il suo Fidelity Digital Dollar sarà in vendita a piccoli e grandi investitori nelle prossime settimane.
«Noi di Fidelity crediamo da tempo nel potere trasformativo dell’ecosistema degli asset digitali», ha affermato Mike O'Reilly, presidente di Fidelity Digital Assets.
Il Nasdaq avanza dello 0,6%, trascinato dai risultati trimestrali di Asml. Seguono l’S&P500 (+0,3%), che superando quota 7.000 segna un record, e il Dow Jones (+0,2%).
Il colosso olandese Aslm, specializzato nella produzione di macchinari per semiconduttori all’avanguardia, ha registrato ordini record. L’ad ha elogiato la crescente fiducia nella «sostenibilità della domanda legata all'intelligenza artificiale» da parte dei clienti produttori di chip. Anche la notizia che la Cina ha iniziato ad approvare gli acquisti del chip di intelligenza artificiale H200 di Nvidia da parte di Alibaba e altri ha rafforzato il sentiment intorno all’ecosistema: i titoli Nvidia, Amd, Broadcom, Micron aprono in territorio positivo.
Sul fronte politica monetaria, alle 20 la Fed comunicherà la sua decisione sui tassi. Secondo il Cme Group, il costo del denaro rimarrà invariato con una probabilità del 97%. Il momento critico per i mercati sarà però la conferenza stampa del numero uno della banca centrale Jerome Powell: un tono “falco” potrebbe far scendere gli asset di rischio, causare un rimbalzo nel dollaro e innescare un rintracciamento di oro e argento (in quanto negativamente correlati al livello degli asset reali). Se, invece, nel corso della conferenza stampa Powell adottasse un tono “colomba” e segnalasse al mercato un possibile nuovo ciclo di taglio dei tassi, ci si potrebbe ritrovare in uno scenario di “reflazione”. L’impatto sarebbe positivo per materie prime, azioni e obbligazioni, ma negativo per il dollaro.
Nel mercato valutario, il biglietto verde sta recuperando terreno e si apprezza dello 0,5% contro un paniere composto dalle principali valute dei Paesi sviluppati, dopo lo scivolone di ieri che lo aveva portato sui minimi degli ultimi quattro anni. Nell’obbligazionario, i rendimenti sono poco mossi sia nella parte breve che nella parte lunga della curva. Anche la volatilità azionaria è su livelli molto contenuti: l’indice Vix segna +0,5% a 16,4 punti (ben lontano dalla soglia dei 20, che sancisce lo spartiacque con un mercato turbolento). L’oro che beneficia di un dollaro debole, avanza di un 1,6% a 5260 dollari l’oncia e continua a macinare record.
Sul fronte trimestrali, continua a svolgersi una settimana dena di risultati societari. Il produttore di turbine Ge Vernova ha alzato le sue previsioni annuali. Le azioni di Starbucks, inoltre, sono balzate in apertura di Wall Street, dopo che la catena di caffè ha dichiarato che i suoi sforzi di ristrutturazione stavano attirando più clienti. I colossi tecnologici Microsoft, Meta e Tesla comunicherrano i risultati dopo la chiusura di Wall Street.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
Il produttore di turbine a gas naturale ha alzato le sue previsioni annuali e ha pubblicato risultati trimestrali migliori di quanto previsto dal consenso. Le azioni avviano la seduta nei pressi della parità.
La società di telecomunicazioni ha riportato risultati trimestrali superiori alle previsioni degli analisti. Il titolo balza dello 3,7% in avvio di seduta.
La più grande catena di caffè al mondo ha affermato, dopo il rilascio dei conti trimestrali, che i suoi sforzi di risanamento stanno portando più clienti nei suoi bar .Le vendite negli Usa sono cresciute nel’'ultimo trimestre per la prima volta dalla fine del 2023. Il titolo è balzato del 4% in avvio di seduta.
Il produttore di cavi in fibra ottica ha registrato ottimi risultati trimestrali nel complesso, ma l’andamento dei ricavi si è rivelato contrastante nelle singole unità. Le azioni aprono in lieve rialzo dello 0,7%, dopo l’impennata della seduta di ieri, in conseguenza della conclusione dell’accordo da 6 miliardi di dollari con Meta.
La Cina ha approvato per la prima volta l’acquisto del popolare chip H200 di Nvidia, autorizzando diversi clienti, tra cui Alibaba. Le azioni della società più capitalizzata al mondo guidata da Jensen Huang segnano +1,7% in apertura. (riproduzione riservata)