Wall Street chiude contrastata: Dow Jones -0,6%, S&P500 -0,1%, Nasdaq +0,1% mentre il petrolio Wti sale del 5,3% a 87,86 dollari nonostante l’Aie abbia deciso di sbloccare 400 milioni di barili dalle scorte strategiche. Intanto il presidente Donald Trump ha definito la guerra contro l'Iran «una piccola deviazione» dagli sforzi della sua amministrazione per rilanciare l'economia statunitense, sottolineando che durerà solo «un paio di settimane, poche settimane».
Alle 18 le borse Usa girano in territorio negativo. Nel dettaglio, il Dow Jones guida i ribassi e cede lo 0,8%, seguito dall’S&P500 (-0,2%) e dal Nasdaq (-0,01%).
Prosegue il brutto momento dei titoli finanziari. Secondo i dati forniti da Dow Jones Market Data, l’indice Kbw Nasdaq Bank - paniere che racchiude al suo interno grandi istituti di credito Usa - è in calo per la quinta sessione consecutiva, arretrando di circa l'1,3% e si avvicina sempre di più a minimi da novembre. I ribassi stanno colpendo anche le banche regionali e il settore finanziario dell’indice S&P 500, che si avvia a chiudere ai minimi da maggio. Le azioni di Goldman Sachs sono in calo di circa l’1,8% e Wells Fargo ha perso circa l'1,5%. A pesare sul comparto i timori che il conflitto in Medio Oriente possa aumentare l'inflazione e danneggiare la crescita, l’incertezza sull’impatto dell’AI sui modelli di business e le preoccupazioni sui crediti inesigibili nei portafogli di credito privato.
Nel mercato obbligazionario i rendimenti dei Treasury statunitensi sono saliti con decisione, mentre l’imminente asta di titoli decennali si aggiunge alle pressioni legate al rialzo dei prezzi dell’energia. Il rendimento del Treasury a 10 anni si è attestato al 4,216%, in aumento rispetto al 4,135% registrato martedì. I rendimenti sono aumentati dall’inizio del conflitto con l’Iran, alimentati dal timore che il rialzo dei prezzi di petrolio e gas possa rendere più difficile per la Fed avviare tagli dei tassi di interesse.
La salita dei rendimenti si è rafforzata dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione statunitense di febbraio. Sebbene l’indice dei prezzi al consumo sia risultato in linea con le attese degli economisti, alcuni dettagli del rapporto suggeriscono che l’indicatore di inflazione preferito dalla Fed potrebbe risultare più elevato del previsto quando verrà diffuso a fine mese.
Sul fronte energetico, prendendo in prestito un’espressione spesso utilizzata dal presidente della Fed Jerome Powell nelle conferenze stampa degli ultimi anni, i prezzi del petrolio potrebbero restare “più alti più a lungo”.
L’amministrazione Trump ha sostenuto che le ricadute del conflitto con l’Iran produrranno solo un rialzo temporaneo dei prezzi del greggio. Le stime di analisti federali e operatori della distribuzione di carburanti suggeriscono tuttavia uno scenario diverso. Nel suo ultimo aggiornamento delle previsioni, la Energy Information Administration (Eia) ha rivisto al rialzo le stime sui prezzi di petrolio, benzina e diesel fino al 2027. Il Brent, riferimento globale del mercato petrolifero, potrebbe attestarsi in media a 79 dollari al barile quest’anno, rispetto ai 58 dollari stimati in precedenza dall’agenzia. Per il 2027 la previsione è stata portata a 64 dollari al barile dai precedenti 53.
Sebbene l’esito dipenderà in larga misura dalla durata del conflitto, l’impatto sui consumatori potrebbe protrarsi anche oltre la fine della guerra. Darren Rebelez, amministratore delegato della catena di distributori Casey’s General Stores, ha spiegato che i prezzi alla pompa tendono a salire più lentamente rispetto ai costi all’ingrosso, comprimendo temporaneamente i margini dei fornitori di carburante.
«Quando si verifica il punto di svolta e i costi all’ingrosso iniziano a scendere, anche i prezzi al dettaglio diminuiscono», ha dichiarato durante una conference call sui risultati. «Ma anche in questo caso scendono più lentamente, con un conseguente ampliamento dei margini».
La seduta caratterizzata è caratterizzata da un sentiment misto: da un lato l’indice dei prezzi al consumo si attesta al 2,4%, in linea con le attese e con la rilevazione precedente, dall’altro, i prezzi del petrolio continuano ad aumentare ed è quindi difficile stimare l’impatto sull’inflazione futura. L’S&P500 guadagna lo 0,1%, il Nasdaq avanza dello 0,3% e l Dow Jones arretra dello 0,2%.
La volatilità resta alta, con l’indice Vix - noto anche come indice della paura - intorno a quota 25 punti. Nonostante il dato relativamente sull’inflazione relativamente benigno, il rendimento del Treasury decennale è in aumento di 2,6 punti base al 4,19%. Il Dollar Index si apprezza dello 0,16% a oltre 99 punti contro un paniere composto da euro, yen, sterlina e altre valute dei Paesi sviluppati.
I futures sul Brent, il petrolio di riferimento a livello globale, sono tornati sopra i 90 dollari al barile. Funzionari Usa hanno confermato che l’Iran ha piazzato mine nello Stretto di Hormuz, mentre il Regno Unito ha segnalato che diverse navi cargo sono state colpite da proiettili vicino alla principale via di transito.
Secondo il Wall Street Journal, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea) ha proposto un rilascio senza precedenti di 400 milioni di barili di petrolio, con la decisione dei Paesi membri attesa per oggi. Il Giappone ha annunciato che procederà a un rilascio unilaterale dalle proprie riserve.
Nel frattempo, tra i singoli titoli, le azioni di Oracle hanno registrato un balzo del 14% in avvio di seduta, sostenute dalla forte domanda di servizi cloud per addestrare e gestire l’intelligenza artificiale.
Gli analisti sottolineano come, nonostante la resistenza iniziale dei mercati azionari agli attacchi Usa-Israele contro l’Iran, un’escalation della crisi energetica potrebbe tradursi in un impatto negativo sugli utili aziendali e in un aumento dell’inflazione. «Se non si troverà rapidamente una soluzione, i mercati finiranno per scontare queste conseguenze», ha affermato Chris Iggo, Cio per gli investimenti core di Axa Im di Bnp Paribas Asset Management.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
La società di cloud computing ha rivisto al rialzo le sue previsioni di vendita, spinta da una domanda di intelligenza artificiale che continua a superare l’offerta. Le azioni balzano del 14% in avvio di seduta.
L’azienda alimentare ha ridotto le previsioni di fatturato, penalizzata dalla debole domanda per i suoi snack. Le azioni hanno perso il 2,2% al suono della campanella.
Cintas ha annunciato l’acquisizione del fornitore di uniformi UniFirst in un’operazione da 5,5 miliardi di dollari. ll titolo Cintas cede l’1,3% nelle contrattazioni di apertura.
A seguito dell’annuncio di Cintas, le azioni UniFirst hanno aperto con un balzo del +7,4%.
Gli utili della società di software, attesi dopo la chiusura, saranno scrutinati per valutare i progressi negli strumenti di intelligenza artificiale. Il concorrente Sprinklr ha comunicato mercoledì mattina ricavi superiori alle attese, con un balzo dell’8,5% delle azioni prima dell’apertura del mercato. Il titolo UiPath avanza di più del 4%. (riproduzione riservata)