La denuncia arriva dal pluricampione del mondo di trading, Andrea Unger: «Utilizzano la mia immagine per truffare piccoli e grandi investitori, soprattutto quelli inesperti». Unger si trova suo malgrado al centro di un vortice di truffe finanziarie che hanno già colpito centinaia di italiani. Da metà 2025, decine di gruppi WhatsApp e Telegram, pagine web fake e persino spot pubblicitari, usano il suo volto e il suo nome per convincere le persone a investire in operazioni dai rendimenti altissimi, in realtà inesistenti.
I truffatori hanno creato un vero ecosistema ingannevole: gruppi che simulano comunicazioni ufficiali, pagine web costruite per apparire credibili e pubblicità sui social network che sfruttano la notorietà di Unger per dare un’impressione di sicurezza. Molti investitori, fidandosi della sua fama, hanno seguito i consigli dei truffatori che si fingevano lui e hanno perso cifre importanti. Secondo le ricostruzioni del team dell’Unger Academy, il valore delle truffe è molto alto: quasi 400 mila euro dall’inizio del 2025, più quelli relativi al 2024.
La scoperta del fenomeno è avvenuta grazie alle numerose segnalazioni degli utenti. «Ogni giorno ricevo decine di messaggi: "Siete voi a gestire questo gruppo?’ o ‘Questo investimento è reale?”. Solo così ci siamo resi conto della portata del problema», racconta Unger.
Appena compreso l’inganno Unger ha subito sporto denuncia, ma gli unici reati perseguibili sono risultati essere quelli relativi alla sostituzione d’identità e all’uso indebito della sua immagine. Questo perché la truffa economica può essere denunciata solo dai diretti interessati, ossia dalle persone che hanno perso soldi. «Quello che mi preme di più è fermare chi truffa e riuscire ad aiutare chi è stato truffato, fornendo informazioni chiare e strumenti per distinguere i canali autentici da quelli falsi», spiega Unger.
Tuttavia, l’iter per la denuncia si è rivelato lungo e complesso, rendendo difficile offrire una tutela rapida ed efficace. «È necessario creare procedure più snelle, affinché chi subisce una frode ottenga risposte concrete e protezione immediata», lancia un appello Unger.
Un altro nodo critico riguarda il ruolo dei social network. Nonostante la pagina ufficiale sia verificata con spunta blu, le pubblicità truffaldine continuano a comparire su Facebook e altre piattaforme. «Le segnaliamo, vengono rimosse, ma ne spuntano altre. È come se il sistema chiudesse un occhio e permettesse ai truffatori di guadagnare anche da lì. È inaccettabile che piattaforme che vendono spazi pubblicitari non verifichino l’autenticità di chi crea le inserzioni», denuncia Unger. L’appello è chiaro: social network più responsabili e strumenti efficaci per prevenire le truffe, perché dietro a ogni clic ci sono cittadini che rischiano soldi e fiducia.
Le modalità delle truffe sono semplici ma efficaci: gli utenti vengono convinti a credere in rendimenti straordinari su investimenti apparentemente sicuri, spesso senza controllo diretto del denaro. «Anche quando il rischio è evidente», chiarisce il pluricampione, «la promessa di guadagni veloci indebolisce il senso critico delle persone. La combinazione tra ignoranza finanziaria e richiamo della ricchezza facile rende questi inganni particolarmente efficaci».
Per Unger, il problema non è solo criminale, ma culturale. «La formazione finanziaria è ancora troppo scarsa. Le persone cercano guadagni rapidi e straordinari, ignorando principi fondamentali come metodo, disciplina e controllo del rischio. È la promessa di soldi facili a prevalere sul buon senso», spiega. Il trader sottolinea che non esistono scorciatoie: «Nessuno può garantire rendimenti rapidi e certi. Diffidate di chi fa promesse mirabolanti e verificate sempre che i canali siano ufficiali e autentici».
Il team di Unger ha intrapreso diverse iniziative per arginare le truffe: comunicazioni ufficiali sui canali autentici, interviste radiofoniche, segnalazioni ai social network e raccolta di materiale da affidare a uno studio legale specializzato. Tuttavia, la battaglia resta difficile, soprattutto perché molti truffati esitano a denunciare per imbarazzo o paura di ammettere di essere stati ingannati. «È necessario», conclude Unger, «intervenire su tre fronti: iter legali più rapidi per le denunce, social network più responsabili e cittadini più consapevoli. La cultura finanziaria è un’arma fondamentale per difendersi. Solo così potremo limitare la diffusione di queste truffe e proteggere chi, come sempre, cerca di investire con fiducia».