Oggi rispetto qualche mese fa c’è maggiore ottimismo sull’evoluzione del credito deteriorato in Italia. Lo attesta il report che Banca Ifis ha appena dedicato al mercato dei non performing loan. In base alle stime dell'istituto, i flussi di nuovo deteriorato nel biennio 2023/2024 dovrebbero salire a 56 miliardi, un valore inferiore rispetto a quanto stimato nel settembre scorso grazie alle migliorate attese nello scenario macroeconomico. In sostanza, se ci sarà un fisiologico peggioramento dell'asset quality, le stime particolarmente pessimistiche circolate nel corso della pandemia e della crisi energetica sono state riviste.
Secondo Banca Ifis nei prossimi due anni il tasso di deterioramento delle imprese dovrebbe crescere in misura maggiore rispetto al segmento famiglie, a causa dell’incertezza connessa con la prosecuzione del conflitto in Ucraina e con le condizioni finanziarie più restrittive che si ripercuotono su costi operativi e redditività, con possibili riflessi anche sui piani di produzione e di investimento.
Il settore bancario appare attrezzato per gestire questo scenario: se l’accelerazione delle cessioni negli ultimi mesi del 2022 ha portato il npe ratio (rapporto tra crediti deteriorati e impighi complessivi alla clientela) al 3,5% nel terzo trimestre 2022, al di sotto quindi del target Eba del 5%, nei prossimi due anni l’aumento dei flussi di deteriorato sarà compensato dalla prosecuzione del derisking delle principali banche italiane. E questo malgrado il fatto che, nel contesto europeo al terzo trimestre 2022, l’Italia evidenzi un rischio prospettico superiore alla media Ue, sia nei crediti classificati in stage 2 sia in quelli forborne performing. Quanto al lavoro svolto sinora, il report sottolinea che l’ammontare delle transazioni di crediti deteriorati del 2022 si è attestato a 40,2 miliardi, inferiore di 6,4 miliardi rispetto alle stime di settembre, a causa di cessioni sofferenze e utp posticipate al 2023 e di un mercato secondario con volumi al di sotto alle previsioni. Per il prossimo biennio i volumi dovrebbero restare elevati, rispettivamente 40 e 33 miliardi tra npl e utp, con un incidenza del secondario in crescita che si attesterà intorno al 35% dei portafogli npl.
Ieri intanto Banca Ifis ha presentando il bilancio 2022, chiuso con un utile netto di pertinenza pari a 141,1 milioni, in crescita del 40,3% rispetto ai 100,6 milioni del 2021. L'utile netto del 2022 rappresenta il record storico per la banca, che inoltre raggiunge con un anno di anticipo l'obiettivo di utile previsto nel piano industriale per il 2023. I ricavi sono saliti del 13,4% a 680,5 milioni e beneficiano di maggiori margini nel settore commercial & corporate banking, pari a 318,4 milioni (+12,7% rispetto al 2021), nel settore npl, pari a 284,3 milioni (+10,4% rispetto al 2021) e nel settore governance & servizi e non core, pari a 77,8 milioni (+30,3% rispetto al 2021). «Questi risultati - ha commentato l'ad Frederik Geertman - sono stati raggiunti nonostante un contesto macroeconomico caratterizzato da numerose incertezze rispetto allo scenario previsto dal piano 2022-2024». (riproduzione riservata)