La poltrona saltata di Philipp Rickenbacher, fino a giovedì 1 amministratore delegato di Julius Baer, è l’ultimo e più evidente strascico della crisi del gruppo immobiliare austriaco Signa sulle banche. Le dimissioni di Rickenbacher, «di comune accordo con il cda» secondo una nota dell’istituto svizzero, sono infatti legate a doppio filo al crack di Signa Holding, la società austriaca finita in insolvenza a dicembre verso cui Julius Baer era molto esposta.
Il risultato, che è costato il posto al ceo, è stato l’azzeramento di 586 milioni di franchi svizzeri di prestiti (626 milioni di euro) che ha inciso sull’utile della banca, sceso nel 2023 a 454 milioni di franchi con un calo del 52%. Oltre a Julius Baer, tra i creditori di Signa figurano Munich Re (700 milioni di euro), Raiffeisenbank International (755 milioni), San Simeon Investment (884 milioni) e Signal Iduna (912 milioni). Poi Unicredit, che ha un’esposizione pari a 600 milioni, e quattro banche altoatesine: Raiffeisenkasse Bolzano, Raiffeisen Landesbank Alto Adige, Cassa di Risparmio Alto Adige e Volksbank Alto Adige. Ma l’implosione di Signa non è l’unico caso in cui i guai dell’immobiliare hanno travolto gli istituti di credito.
Mercoledì 31 la banca americana New York Community Bancorp è crollata in borsa perché ha annunciato perdite per 522 milioni di dollari sui prestiti, legati soprattutto al settore degli immobili commerciali, e un conseguente taglio del 70% del dividendo da 17 a cinque centesimi per azione. Ventiquattr’ore dopo, giovedì 1, la banca giapponese Aozora Bank ha a sua volta comunicato una perdita netta stimata di 28 miliardi di yen (191 milioni di dollari) a causa dei prestiti immobiliari statunitensi in sofferenza. L’esito di un settore messo sotto stress da un mix di calo della domanda - dalla pandemia, con la diffusione dello smartworking, la richiesta di uffici è diminuita - e condizioni di credito meno favorevoli a causa dei rialzi dei tassi di interesse.
Il fallimento più rumoroso degli ultimi anni è però quello di Evergrande, messo in liquidazione dal tribunale di Hong Kong alla fine di gennaio. Il crack del gigante dell’immobiliare cinese si è esteso anche al mondo finanziario del Paese con Zhongzhi Enterprise Group, grossa banca ombra legata proprio al mattone, che è a sua volta già finita in fallimento. (riproduzione riservata)