????L’Italia, per la prima volta da quasi tre anni, è entrata nel secondo trimestre con un prodotto interno lordo negativo (-0,1), appesantita dalla frenata del commercio mondiale, dal rallentamento dell’export e da un clima di incertezza che continua a pesare sulle decisioni di famiglie e imprese. Lo evidenzia la nota sulla congiuntura di ottobre pubblicata dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb).
L’analisi parte dagli effetti dei dazi imposti dagli Stati Uniti. Se nel primo semestre la spinta delle importazioni americane aveva sostenuto i flussi globali, adesso gli effetti stanno iniziando a manifestarsi con maggiore chiarezza: da aprile le esportazioni dell’area euro mostrano un forte rallentamento, con flessioni del 22,2% verso gli Usa e dell’11,3% verso la Cina registrate ad agosto. Il rafforzamento dell’euro sul dollaro, salito del 13% dall’inizio dell’anno, ha aggravato il quadro, determinando un onere aggiuntivo di circa 30 punti percentuali per gli importatori americani rispetto al 2024.
In questa cornice internazionale, l’Italia fatica a prendere slancio. Nel secondo trimestre il prodotto interno lordo è risultato negativo dello 0,1%, con un export in calo dell’1,9% e consumi interni frenati dalla propensione al risparmio. Solo gli investimenti fissi lordi hanno mostrato un segnale positivo, grazie alle condizioni di credito favorevoli e alla spinta dei beni strumentali.
Ma nello scorcio finale dell’anno, prosegue l’Upb, la dinamica produttiva si dovrebbe gradualmente rafforzare. La previsione di crescita del pil per l’intero 2025 si conferma del +0,5%, come indicato in occasione della validazione dello scenario macroeconomico del Documento programmatico di finanza pubblica 2025, ma le prospettive sono caratterizzate da rischi significativi, soprattutto a causa del frammentato contesto internazionale.
Viene da sé che l’incertezza di famiglie e imprese, secondo l’indice elaborato dall’Upb, è sui valori prossimi ai massimi storici (escludendo la fase pandemica). Pesa sicuramente la dinamica delle retribuzioni: nel complesso hanno rallentato al 3,2% su base annua e, a oggi, i salari in termini reali restano ancora nettamente inferiori ai valori medi del 2020 (-8,8%).
Per contro l’indicatore sulle tensioni nel mercato del credito, basato sullo squilibrio tra la domanda e l’offerta, è rimasto sostanzialmente stabile nei trimestri primaverili ed estivi, concludendo la fase di miglioramento osservata nel corso del 2024. (riproduzione riservata)