Neppure il Consiglio dei ministri, riunitosi ieri, ha ritenuto di esaminare la situazione che si determinerà nella Consob con la scadenza del mandato, non rinnovabile, del presidente Paolo Savona. Forse era ingenuo sperare in una decisione, dal momento che è risaputo che non esiste una convergenza di opinioni sulla persona più idonea per la designazione.
Ora però anche gli altri giornali, dopo che su queste colonne se ne scrive almeno da un mese, cominciano a interessarsi a questa vicenda, che è emblematica del modo in cui si irrigidiscono i rapporti all'interno del governo quando si devono varare nomine pubbliche. Una delle conseguenze è che alla fin fine vengono messi in circolazione nomi di personaggi autorevoli e competenti che poi però vengono subito bruciati.
È stato inizialmente il caso del sottosegretario al ministero dell'Economia Federico Freni, che è anche unio stimato giurista contro la cui candidatura sono stati eccepiti non solo il generico uso della porta girevole del passaggio dal governo a un'authority, ma anche il regime di incompatibilità successiva di due anni che sarebbe ritenuto applicabile come causa ostativa. Prima non ci si poteva pensare?
Poi sono stati sfornati altri nomi, che non hanno avuto alcun seguito. Una riflessione adeguata, pur esistendone i presupposti, sembra non sia stata compiuta su una soluzione interna, che era stata, sia pure genericamente, prospettata dal vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Ora sembra che la soluzione di un periodo di reggenza da parte del commissario più anziano di nomina, ossia Chiara Mosca, sia l'opzione alla quale si è indotti. E la si giustifica ricordando i precedenti di questo tipo, come se una reggenza da istituto eccezionale fosse diventata ormai, in particolare per la Consob, una norma.
Il contesto internazionale, e in particolare dei mercati, non dà certo immagine di stabilità; prende sempre più piede, influenzando le borse, la diffusione dei criptoasset e inizia a estendersi l'impiego dell'intelligenza artificiale; all'interno è in corso l'applicazione delle norme conseguenti alle modifiche del Testo Unico della Finanza.
Per la Consob, come per le authority similari di altri Paesi, si pone altresì il problema del rapporto con l'interfaccia europea Esma e probabilmente di una diversa ripartizione delle competenze sulla base di una riforma delle sutorità di regolazione e controllo anche a livello comunitario.
Sono tutti temi egregiamente affrontati con la sua eccezionale competenza ed esperienza da Savona con il concorso del collegio dei commissari. Che si possa invece tenere in reggenza una tale autorità, a prescindere dalle indubbie qualità di Mosca, perché in passato diverse volte si è fatto così per rimediare a un'inerzia dello stesso organo che decide la supplenza e ha il potere di nomina, la dice lunga sul versante della lottizzazione che verosimilmente non si è ancora riusciti a portare a termine.
A questo punto andrebbe vagliata, come possibile applicazione di un principio generale di cui è espressione una legge già del 1994, anche la prorogatio della carica del presidente, se permane la scelta di non decidere il successore: una scelta grave, ma da non ulteriormente aggravare presentando l'istituzione in questione in una situazione di reggenza, pur giuridicamente ammissibile. È anche una questione di immagine e di reputazione, a livello non solo interno ma anche europeo e internazionale. (riproduzione riservata)