La Commissione europea ha chiesto alla piattaforma di e-commerce Temu di inviare delle informazioni dettagliate, in grado di dimostrare l’adeguamento delle sue politiche alle norme previste dal Digital Services Act (Dsa), la legge europea che riguarda la sicurezza e la trasparenza dei servizi digitali.
Obiettivo dell’indagine è valutare se la società abbia violato la Dsa in settori legati alla commercializzazione di prodotti illegali, alla progettazione di un servizio che potrebbe creare dipendenza, ai sistemi utilizzati per raccomandare gli acquisti agli utenti e all’accesso ai dati.
La decisione di aprire un procedimento formale segue l’analisi preliminare della relazione di valutazione dei rischi fornita dalla stessa Temu a settembre 2024. Ora l’indagine si concentrerà sui sistemi di cui Temu dispone per limitare la vendita di prodotti non conformi nell’Unione europea; sui rischi connessi alla progettazione di un servizio che crea dipendenza e sul modo in cui la piattaforma raccomanda contenuti e prodotti agli utenti.
«Vogliamo garantire che Temu rispetti la legge sui servizi digitali. In particolare per garantire che i prodotti venduti sulla loro piattaforma soddisfino le norme dell’Ue e non danneggino i consumatori. La nostra applicazione garantirà condizioni di parità e che ogni piattaforma, compresa Temu, rispetti pienamente le leggi che mantengono il nostro mercato europeo sicuro ed equo per tutti», ha detto Margrethe Vestager, vicepresidente esecutiva per Un'Europa pronta per l’era digitale. La Commissione effettuerà ora un’indagine approfondita in via prioritaria.
La società cinese, fondata da Pdd Holdings nel 2022, è stata designata piattaforma online di dimensioni molto grandi il 31 maggio scorso, dopo aver superato i 45 milioni di utenti attivi mensilmente nell’Ue. Quattro mesi dopo, Temu ha dovuto rispettare gli obblighi più rigorosi applicabili alle piattaforme online di tali dimensioni, come stabilito nella legge sui servizi digitali. A settembre, secondo quanto dichiarato dall’azienda, gli utenti mensili sono saliti a 92 milioni. Temu sarebbe responsabile ai sensi della legge sui servizi digitali, se i sospetti della Commissione fossero dimostrati corretti, in quanto tali carenze costituirebbero violazioni degli articoli 27, 34, 35, 38 e 40 della legge sui servizi digitali. (riproduzione riservata)