Dopo il rally di Wall Street (Nasdaq +4,4%) grazie alle parole da colomba del governatore della Fed, Jerome Powell, l’Asia si muove positiva giovedì 1 dicembre 2022. Alle ore 7:40 italiane il Nikkei sale dello 0,9%, Hong Kong dell’1,15%, Shanghai dello 0,58%. Corre l’oro del 2,10% a 1.796 dollari per oncia, in debolezza il petrolio Wti americano (-0,51% a 80,14 dollari il barile).
Si rinforzano di conseguenza le maggiori valute, l’euro sale dello 0,43% a 1,0455, lo yen dell’1,15% a 136,46, la sterlina dello 0,4% a 1,2106. Il T bond Usa decennale rende il 3,62% (laterale), mentre i futures su Wall Street sono sopra la parità.
Il sentiment dei mercati in Asia è stato sollevato anche dalla decisione di revocare alcuni lockdown nella città meridionale di Guangzhou, la sede del colosso dei microchip Foxconn (nonostante il numero giornaliero di contagi) dopo che alcuni importanti politici cinesi hanno accennato al problema della chiusura delle attività con toni più miti rispetto ai principi della politica Covid-zero che fino ad ora ha governato la Cina. La decisione è importante perché in questa città si trova la sede del gruppo taiwanese dei chip, il maggiore produttore di iPhone per Apple e il più grande datore di lavoro privato in Cina. Ed è anche il luogo dove sono partite le proteste dei lavoratori nei giorni scorsi.
Il vice premier Sun Chunlan, che è responsabile della risposta sanitaria al Coronavirus, ha detto mercoledì sera che la lotta alla pandemia si trova ora ad un «nuovo livello» indicando che la variante Omicron è meno «patogena» e che il tasso delle vaccinazioni è in aumento.
Il governatrore della Fed, Powell, ha suggerito mercoledì sera un possibile rallentamento degli aumenti dei tassi a dicembre. La Federal Reserve potrebbe quindi abbassare il ritmo del rialzo del costo del denaro già a dicembre mentre si avvicina al livello di stretta considerata sufficiente a ridurre l'inflazione, ha spiegato il presidente della Fed in un discorso alla Brookings Institution.
Tuttavia Powell ha aggiunto che il «tasso finale» dopo la serie di rialzi del costo del denaro sarà probabilmente «un po' più alto» del 4,6% indicato nelle proiezioni di settembre.
Il Caixin China General Manufacturing Pmi è salito inaspettatamente a 49,4 a novembre 2022 da 49,2 a ottobre, al di sopra delle previsioni di mercato di 48,9. Tuttavia, questo è stato il quarto mese consecutivo di calo della produzione industriale (sotto il livello di 50 è contrazione economica) a causa di una nuova ondata di contagi da Covid e dei duri lockdown in molte parti del Paese.
La produzione è diminuita per il terzo mese consecutivo, i nuovi ordini sono sotto pressione e le vendite estere sono rimaste deboli. Inoltre, le aziende hanno tagliato gli acquisti, contribuendo a un'ulteriore riduzione del personale.
Caixin ha registrato poi un deterioramento nelle forniture. Per quanto riguarda i prezzi, l'inflazione (input cost inflation) ha leggermente accelerato il ritmo mentre i costi di produzione sono diminuiti.
Guardando al futuro, il sentiment è sottotono nel contesto dei dati storici, ma è migliorato posizionandosi ai massimi degli ultimi tre mesi. «La pandemia ha continuato a pesare sull'economia», ha spiegato Wang Zhe, economista di Caixin Insight. «Pechino dovrebbe coordinare ulteriormente le politiche fiscali e monetarie per espandere la domanda interna e aumentare i redditi», ha aggiunto lo specialista. (riproduzione riservata)