Il Nikkei perde il 4%, venerdì 11 aprile, dopo una sessione in netto calo anche a Wall Street causata da un ulteriore rialzo dei dazi Usa contro la Cina, passati dal 104% al 145%. E questo dopo che l’amministrazione Trump ha annunciato al mondo una tregua di 90 giorni sui dazi per avviare le contrattazioni bilaterali. Che però non coinvolgono la Cina, a quanto pare.
Nel frattempo, la PBoC permette allo yuan di indebolirsi ancora e il cambio oggi (-0,2%) passa a 7,32 sul dollaro, un fatto che fa infuriare Washington. Nuovo record dell’oro, intanto, che segna 3.235 dollari l’oncia, mentre il T bond Usa decennale vede il rendimento salire dal 4% del 4 aprile all’attuale 4,49%, in un’ondata di vendite che non si ferma (il prezzo delle obbligazioni si muove in direzione opposta al rendimento) e l’euro galoppa (+0,7%) a 1,1276 contro il dollaro. I mercati scontano sempre più nei prezzi una guerra commerciale prolungata che porterà l’economia mondiale verso la recessione.
Il rendimento del Treasury a 10 anni si è avvicinato al 4,5% venerdì, avviandosi a registrare il maggiore incremento settimanale dal 2022. A pesare sono le crescenti preoccupazioni per la sostenibilità dell’economia americana e un calo di fiducia verso gli asset in dollari. Le vendite da parte di investitori esteri, in particolare cinesi, hanno ulteriormente spinto al ribasso i prezzi dei titoli di Stato statunitensi. Sul fronte macroeconomico, l’indice core dei prezzi al consumo negli Usa è cresciuto solo del 2,8% su base annua — il ritmo più lento da marzo 2021 — rafforzando le aspettative di un atteggiamento più accomodante da parte della Federal Reserve.
«L’eccezionalismo degli Stati Uniti è stato messo in discussione», ha commentato Mitul Kotecha, responsabile della strategia macro nei mercati emergenti di Barclays. «Molte di queste vendite si verificano durante le ore asiatiche... c’è preoccupazione che gli investitori stranieri, soprattutto i cinesi, possano iniziare a liquidare massicciamente i Treasuries». Il rendimento del T bond trentennale è salito venerdì di altri 3 punti base al 4,9%, dopo un aumento di 13 punti registrato giovedì.
Secondo Goldman Sachs, la situazione resta incerta: «È troppo presto per dichiarare il cessato allarme. Sebbene alcuni rischi estremi siano temporaneamente rientrati, il livello di incertezza politica resta molto elevato e potrebbe continuare a pesare su consumi e investimenti aziendali».
Durante una riunione trasmessa in diretta dalla Casa Bianca, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha risposto giovedì sera a una domanda sulla caduta dei mercati dichiarando: «Non vedo nulla di insolito oggi». La risposta è arrivata dopo che lo stesso Trump aveva ammesso di «non aver visto i mercati giovedì».
Riguardo alla Cina, Trump ha spiegato che «ci piacerebbe raggiungere un accordo. Hanno approfittato del nostro Paese per troppo tempo». Il presidente ha poi aggiunto di essere pronto a reintrodurre dazi generalizzati se gli altri Paesi si rifiuteranno di rinegoziare gli accordi commerciali con Washington.
La Cina ha annunciato giovedì un ulteriore incremento dell’84% sui dazi contro le importazioni americane, portando l’imposizione totale a oltre il 100% (venerdì l’annuncio del rialzo dall’84% al 125%). Il presidente Xi Jinping ha lasciato intendere di non voler fare passi indietro nella guerra commerciale in corso, anche se Pechino non ha (al momento) replicato con tariffe equivalenti a quelle statunitensi.
«Se volete dialogare, la porta è aperta, ma il confronto deve avvenire su un piano di parità e nel rispetto reciproco», ha dichiarato il ministero del Commercio cinese. «Se volete combattere, la Cina combatterà fino in fondo. Pressioni, minacce e ricatti non sono il modo corretto per trattare con la Cina»
Giovedì lo yuan si è indebolito fino al livello più basso dal 2007, segnalando la crescente disponibilità di Pechino ad accettare una progressiva svalutazione valutaria per compensare l’impatto dei dazi Usa. La Banca Popolare Cinese ha abbassato il fixing del cambio per il sesto giorno consecutivo. (riproduzione riservata)