Il governo cinese ha annunciato un cambiamento radicale nella sua politica economica, dichiarando per la prima volta in 14 anni l'adozione di una strategia di politica monetaria «moderatamente espansiva» per il 2025.
Questa decisione segna una svolta significativa rispetto alla posizione "prudente" caratteristica del Paese dal 2011. La Cina aveva infatti adottato una posizione «moderatamente espansiva» solo a fine 2008, in risposta alla crisi finanziaria globale, abbandonandola alla fine del 2010.
L’annuncio del Politburo cinese, guidato da Xi Jinping, ha spinto al rialzo i prezzi delle azioni e delle obbligazioni, essendo interpretato dagli investitori come un segnale che il governo stia affrontando in modo più deciso le difficoltà economiche del paese. Negli ultimi mesi, l'economia cinese è stata infatti segnata da pressioni deflazionistiche, in gran parte causate dal crollo del mercato immobiliare, spingendo il governo ad annunciare uno stimolo monetario a settembre e misure fiscali a novembre, mirate principalmente al sostegno al debito dei governi locali.
La nuova direzione è emersa in vista del Central Economic Work Conference, la principale riunione annuale dei leader cinesi, che si terrà nei prossimi giorni per delineare l’agenda economica del paese per l’anno prossimo.
Tra le misure indicate, il Politburo ha sottolineato la necessità di «attuare politiche fiscali più proattive, rafforzare gli aggiustamenti straordinari anticiclici e stimolare vigorosamente i consumi».
Insieme a dichiarazioni che preannunciano ulteriori stimoli fiscali, il governo ha anche promesso di sostenere i mercati immobiliari e azionari nel 2025, mantenendo l'ambizioso obiettivo di crescita del pil al 5% per il prossimo anno.
Il cambiamento di orientamento del governo arriva in un momento in cui l'inflazione in Cina ha raggiunto livelli minimi con l’indice dei prezzi al consumo aumentato dello 0,2% su base annua a novembre, il dato più basso degli ultimi cinque mesi. Su base mensile, i prezzi sono scesi dello 0,6% da ottobre a novembre.
Inoltre, l'indice dei prezzi alla produzione, che misura i prezzi dei beni venduti dai produttori cinesi, è diminuito del 2,5% su base annua, continuando una tendenza di calo che dura da due anni. Questi dati, insieme alla flessione dei prezzi, hanno spinto il governo a intervenire con maggiore decisione per evitare che la deflazione si radichi nell’economia.
La svolta ha avuto un impatto immediato sui mercati finanziari. I rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni sono scesi a un minimo storico del 1,92%, mentre l'indice azionario Hang Seng China Enterprises di Hong Kong ha chiuso in rialzo del 3,14%.
Tuttavia, nonostante le recenti misure del governo cinese, molti economisti ritengono che gli interventi adottati dal governo per aumentare la spesa delle famiglie non siano ancora sufficienti.
Secondo gli analisti di Brown Brothers Harriman, «per uscire dal ciclo di debito-deflazione, i policymaker cinesi devono rafforzare le misure fiscali per stimolare i consumi».
Un’analisi condivisa anche da esperti come Eswar Prasad, professore presso la Cornell University, che vede nella prossima conferenza economica un’opportunità per il governo di «presentare un pacchetto più ampio di stimoli fiscali mirati e misure di riforma». Secondo esperti, è probabile che la conferenza economica segni una direzione politica chiara, ma difficilmente includerà annunci dettagliati.
In conclusione, secondo gli analisti di Goldman Sachs, la conferenza rappresenterà un momento cruciale per comprendere come il governo cinese intende affrontare le preoccupazioni economiche crescenti, rafforzando le politiche volte a sostenere la domanda interna e stabilizzare la crescita. (riproduzione riservata)