L’autorità di regolamentazione del mercato cinese ha dichiarato che estenderà la sua indagine antitrust sul gigante Usa dei chip Nvidia, dopo aver raccolto prove preliminari che l’azienda ha violato la legge sulla concorrenza del paese. Già alla fine dell’anno scorso l’antitrust di Pechino aveva avviato un’indagine sulla società americana, dopo l’acquisizione di Mellanox, azienda israeliana specializzata in soluzioni di rete ad alte prestazioni e di interconnessione. Nvidia aveva incorporato Mellanox nel 2020 col benestare di Pechino, ma a determinate condizioni che, secondo l’amministrazione cinese, non sarebbero state rispettate. Non è però ancora stato specificato in che modo il colosso Usa avrebbe violato la legge.
Nvidia finisce nel mirino dell’antitrust cinese durante il quarto round di colloqui tra Cina e Stati Uniti in corso a Madrid, dove i temi principali sul tavolo sono Tiktok e la tariffe doganali.
Pechino è intanto alle prese con una dura lotta con gli Stati Uniti per la supremazia nel settore dei semiconduttori. Sabato 13 settembre, ha iniziato a investigare su due dossier: il primo, che contiene accuse di dumping, riguarda alcuni chip importati dagli Stati Uniti, mentre l'altro affronta un’indagine antidiscriminatoria sulle restrizioni statunitensi all'industria cinese dei chip.
L'aggiornamento dell’Amministrazione statale cinese potrebbe complicare i negoziati commerciali tra i funzionari dei due schieramenti.
Gli screzi tra Nvidia e Pechino non sono nuovi. All’inizio del 2025, il chip americano H20, progettato su misura per rispettare le restrizioni all’esportazione statunitense, era stato bloccato dalla Cina.
Il ceo di Nvidia, Jensen Huang, aveva chiesto pubblicamente che alle aziende statunitensi fosse permesso di continuare a vendere in Cina, sottolineando che il mercato locale dell’intelligenza artificiale potrebbe valere 50 miliardi di dollari entro due o tre anni. Secondo l’ad, se le imprese americane avessero rinunciato a quella fetta di mercato, colossi cinesi come Huawei ne avrebbero approfittato per rafforzarsi.
Questa pressione sembra aver dato i suoi frutti: lo scorso mese Nvidia ha trovato un’intesa con Washington che le permette di tornare a vendere i chip in Cina, a patto di versare il 15% dei ricavi generati al governo degli Stati Uniti.