La borsa di criptovalute Bybit ha dichiarato di aver ricostituito le sue riserve in seguito a un hack da 1,46 miliardi di dollari avvenuto venerdì 21, il più grande nella storia del settore cripto. Il ceo di Bybit, Ben Zhou, ha confermato che è stato interessato solo un cold wallet Ethereum, mentre tutti gli altri wallet sono rimasti al sicuro. La borsa ha comunque dovuto fare fronte a una «corsa agli sportelli» che ha visto richieste di prelievi per oltre 4 miliardi di dollari. Zhou ha rassicurato gli utenti che Bybit rimane solvente e che gli asset dei clienti sono garantiti 1:1, anche se i fondi rubati non verranno recuperati. Le richieste di riscatto continuano a essere soddisfatti senza significativi ritardi.
Bybit ha preso rapidamente provvedimenti per affrontare la crisi, ottenendo prestiti di emergenza e grandi depositi da aziende come Bitget, Galaxy Digital, FalconX e Wintermute per ricostituire le sue riserve. Un audit proof-of-reserve condotto dalla società di sicurezza informatica Hacken ha confermato che Bybit ha ripristinato le sue riserve a oltre il 100% di collateralizzazione per i suoi principali asset, tra cui Ethereum. L'exchange ha anche offerto una taglia da 140 milioni di dollari per incentivare gli esperti di sicurezza informatica e gli hacker etici a rintracciare i colpevoli e recuperare i fondi rubati.
Bisogna tuttavia osservare che, dopo essere riuscito a recuperare le perdite nel fine settimana, nella giornata di lunedì 24, Ethereum è tornato a scendere in maniera pesante e alle 21:00 ora italiana cedeva il 6% a 2.639 dollari mentre il Bitcoin lasciava sul terreno l’1,9% a 93.975 dollari.
La violazione si è verificata venerdì 21 durante un normale trasferimento interno, quando Bybit stava spostando fondi dal suo cold wallet offline, progettato per un'archiviazione sicura a lungo termine, a un warm wallet, che consente il trading attivo. Durante il trasferimento, gli hacker hanno sfruttato le falle di sicurezza, intercettando la transazione e reindirizzando i fondi a un indirizzo sconosciuto.
Ormai è quasi certo che ad avere attuato il colpo sia stato il gruppo di hacker nordcoreani Lazarus, noto per i crimini informatici che finanziano il programma nucleare del regime di Kim Jong-un. E così si spiega perché sui social circola la battuta che la Corea del Nord sia diventata il primo Stato al mondo ad avere una riserva strategica in Ethereum. Sarà difficile recuperare la refurtiva. Al 24 febbraio, sono già stati trasferiti più di 195 milioni di dollari, ovvero circa il 14,5% degli asset rubati. (riproduzione riservata)