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La Bce ha chiuso il bilancio 2025 con una perdita di 1,3 miliardi, in netto calo rispetto al rosso di 7,9 miliardi del 2024, come conseguenza della riduzione dei tassi che ha comportato minori spese sulle passività di bilancio. La banca centrale prevede di tornare all’utile nel 2026 o 2027, in base alle attese di mercato sui tassi.
La Bce così non ha distribuito profitti alle banche centrali nazionali quest’anno. Lo stesso dovrebbe accadere per alcuni anni, in modo da far fronte alle ultime perdite e ricostituire il fondo rischi (già a zero nel 2024).
Il rosso di bilancio non ha nessun impatto sulla politica monetaria di Francoforte. Le perdite sono arrivate dopo quasi venti anni di ingenti profitti (25,3 miliardi tra il 2005 e il 2021) e sono il risultato delle misure necessarie per realizzare il mandato sulla stabilità dei prezzi.
La Bce ha dovuto espandere il bilancio dal 2015 acquistando titoli (in particolare bond sovrani), per lo più con tassi fissi e scadenze lunghe. Questo ha comportato un corrispondente incremento delle passività sulle quali la Bce paga tassi variabili.
Di conseguenza gli aumenti dei tassi nel 2022 e 2023 per combattere l’elevata inflazione nell’Eurozona hanno immediatamente fatto salire gli oneri sulle passività (a tasso variabile), mentre non sono aumentati nella stessa misura gli interessi sulle attività, in particolare sui titoli del Quantitative Easing e del Pepp (il programma di acquisto per l’emergenza pandemica).
Le successive riduzioni dei tassi Bce dal 2024 e il calo del bilancio per la scadenza dei titoli del Qe e del Pepp stanno riducendo in modo sostanziale gli effetti del disallineamento dei tassi. Così gli oneri finanziari netti nel 2025 sono stati molto inferiori rispetto agli anni precedenti.
La Bce ha ricordato che la solidità finanziaria è «ulteriormente sottolineata dal capitale e dai consistenti conti di rivalutazione», che a fine 2025 ammontavano a 71 miliardi di euro, con un aumento di 12 miliardi rispetto alla fine del 2024.
Gli interessi su riserve estere sono scesi soprattutto a causa dei minori rendimenti degli asset in dollari. Le svalutazioni su riserve valutarie sono arrivate a 1,3 miliardi soprattutto a causa del deprezzamento dello yen. Questo valore è stato bilanciato da guadagni legati alla vendita di dollari per 909 milioni, reinvestiti poi nella moneta giapponese. La Bce ha definito questa manovra come «un ribilanciamento standard della composizione delle riserve estere». Il peso del dollaro è sceso al 78% del totale (dall’83% dell’anno prima), ma anche a causa del deprezzamento della valuta Usa.
Il bilancio Bce ha indicato che la presidente Christine Lagarde ha ricevuto un salario base di 492 mila euro più un’indennità di rappresentanza del 21% dell’importo che ha portato il totale a 595 mila euro. Nei giorni scorsi Lagarde è finita sotto i riflettori per lo stipendio ricevuto dalla Bri (130 mila franchi), oltre che per le voci di un addio anticipato alla Bce.
«Sono stata trasparente sul compenso in risposta a una lettera di un parlamentare, ho indicato tutte le condizioni», ha detto Lagarde al Parlamento Ue. Sull’inflazione alimentare, la presidente Bce ha detto: «Ci aspettiamo che diminuisca e si stabilizzi poco sopra il 2% entro fine 2026». Quanto invece all’AI, «sta aumentando la produttività, ma non conosciamo l’impatto sul lavoro».
Sull’euro digitale, Lagarde ha detto che «è uno degli elementi della missione che considero di fondamentale importanza. La mia ipotesi di base è che ci vorrà fino alla fine del mio mandato per realizzare tale missione».
Intanto si è tenuto un incontro dei relatori parlamentari sull’euro digitale, sebbene non conclusivo. La linea del relatore Fernando Navarrete, a favore soltanto della versione offline, era stata bocciata da un recente voto di Strasburgo su alcuni emendamenti (primo firmatario Pasquale Tridico, M5S).
Navarrete ha fatto aperture limitate. Una possibilità è che le condizionalità previste per lanciare la versione online siano votate separatamente nella commissione Econ. I gruppi politici aspettano però una nuova bozza di compromesso.
Navarrete (Ppe) è sostenuto solo dall’estrema destra. Anche molti eurodeputati del suo partito, tra cui gli italiani e (da poco) i tedeschi, sono a favore di un euro digitale offline e online. Marco Falcone (Forza Italia) ha detto che «il gruppo Ppe deve fare chiarezza sulla propria linea». (riproduzione riservata)