L’Ue è pronta a riscrivere le regole per le banche. Sul tema la Commissione ha preparato una comunicazione che ho potuto consultare. Sarà presentata a metà luglio. Nel documento è delineato il piano d’azione in vista di proposte legislative attese per il primo trimestre 2027.
Bruxelles sta lavorando a interventi che riguardano capitale, liquidità, reporting e acquisizioni. Inoltre l’Ue sta studiando nuovi meccanismi in due ambiti critici per istituti e Stati: la tutela comune dei depositi e il possesso di titoli pubblici nei bilanci bancari.
Su quest’ultimo punto, la Commissione «valuterà la possibilità di affrontare il rischio di un’eccessiva concentrazione delle esposizioni verso i titoli sovrani e incoraggerà ulteriormente la diversificazione dei portafogli di bond pubblici da parte delle banche».
Sulla tutela dei depositi, invece, la Commissione proporrà di rivedere la normativa per «allineare meglio le responsabilità e il finanziamento delle misure di gestione delle crisi alle strutture esistenti dell’Unione bancaria, sia a livello centrale che nazionale».
La proposta «fornirà garanzie affinché il fallimento di banche transfrontaliere non crei distorsioni nei mercati nazionali né comporti passività per i sistemi di garanzia dei depositi (Dgs) e per i bilanci pubblici».
Il rapporto della Commissione ha individuato alcuni problemi da risolvere nel settore bancario: la «persistente frammentazione nel mercato unico», «standard internazionali che non considerano le specificità Ue» e la «complessità non necessaria» delle regole.
Sulla frammentazione in Europa, la Commissione osserva che «gli interventi nazionali nelle fusioni bancarie transfrontaliere impediscono alle banche di raggiungere una dimensione significativa a livello Ue».
Perciò la Commissione sta «rivedendo le linee guida sul controllo delle concentrazioni, al fine di aggiornarle per soddisfare le esigenze di un’economia sempre più digitale, globalizzata e geopoliticamente complessa».
Tuttavia, «le pressioni di natura prudenziale esercitate dalle autorità nazionali e l’intervento politico nelle decisioni commerciali ostacolano la capacità delle banche di prendere decisioni indipendenti». Di conseguenza «le banche dell’Ue non riescono a crescere e a raggiungere una dimensione critica».
Bruxelles si impegna a «continuare a ricorrere ai propri strumenti normativi in caso di violazione del diritto dell’Unione, in particolare in materia di fusioni e acquisizioni».
Per ridurre le barriere tra Paesi la Commissione proporrà di «migliorare l’efficienza nell’allocazione a livello di gruppo del capitale e della liquidità». Le autorità di vigilanza dovrebbero avere il potere di garantire che i requisiti patrimoniali e di liquidità siano soddisfatti «a livello dell’entità capogruppo nei gruppi che operano a livello transfrontaliero».
Molte novità riguarderanno le regole Ue sul capitale.
Il piano d’azione della Commissione prevede di valutare l’impatto di Basilea 3 (attraverso il cosiddetto output floor) su mutui e imprese senza rating (molto diffuse in Europa), proponendo misure per «garantire un giusto equilibrio tra la resilienza e il finanziamento dell’economia».
Inoltre sarà varato «un approccio a lungo termine dell’Ue in materia di requisiti patrimoniali per il rischio di mercato, basato sull’esperienza acquisita e su considerazioni relative alla parità di condizioni», in particolare dopo la deregolamentazione di Donald Trump.
Inoltre la Commissione proporrà di «rivedere il trattamento prudenziale degli investimenti delle banche in software per garantire che il quadro normativo sia prudenzialmente solido, coerente con il contesto dei rischi informatici, e fornisca alle banche gli incentivi adeguati per investire nell’innovazione e nella resilienza digitale».
Bruxelles valuterà poi «l’efficacia delle attuali norme in materia di remunerazione». Inoltre sarà definito un regime specifico per definire le banche «piccole e non complesse» con requisiti ridotti rispetto ai grandi gruppi.
Nella comunicazione di Bruxelles sono individuati anche altri ambiti di intervento: la «trasparenza e prevedibilità» dei requisiti di capitale individuali (PIllar2), la revisione delle regole Ue sui bond Mrel soggetti a bail-in (che saranno più vicine a quelle internazionali chiamate Tlac), la semplificazione delle norme sui buyback, la riduzione dei buffer di capitale, un maggior uso dei regolamenti (invece delle direttive), una distinzione più chiara tra regole vincolanti e raccomandazioni, un reporting più integrato (con minori richieste a livello nazionale).
Più in generale Bruxelles chiede un «cambio culturale» anche alle banche sull’applicazione delle norme. Secondo gli istituti di credito il rapporto della Commissione è un passo nella giusta direzione ma il percorso va completato nei prossimi mesi.
Nel 2027 l'Ue potrebbe intervenire con decisione sulla regolamentazione bancaria, in una logica non di stretta dei requisiti, ma di semplificazione. La definizione in concreto delle proposte legislative sarà comunque un passaggio delicato. (riproduzione riservata)
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