Da un lato la guerra in Iran che ha fatto schizzare i prezzi di bollette e carburante. Dall’altro una riforma complessiva del sistema fiscale europeo, con meno frammentazione, regole più semplici e maggiori entrare per l’Ue. Risorse che poi andrebbero usate per rilanciare la crescita del Vecchio Continente e che non devono arrivare dalle fasce deboli della popolazione, ma dai poco tassati giganti del web. Oppure dalle aziende energetiche, pronte a macinare utili grazie al caro energia.
C’è tutto questo al centro dell’Eu Tax Symposium che si è svolto ieri a Bruxelles con la partecipazione anche di premi nobel come Joseph Stiglitz e Philippe Aghion. «C’è un’enorme quantità di ricavi generati dalle sei principali compagnie del settore petrolifero, oltre 60 miliardi ai prezzi attuali», spiega Pasquale Tridico (M5S), presidente della sottocommissione Questioni Fiscali del Parlamento Europeo ed organizzatore del simposio. «Anche il nobel Stiglitz ha proposto, almeno in via temporanea, una tassazione degli extraprofitti di queste aziende. Una misura benvenuta e che il M5S ha sempre sostenuto».
Secondo l’ex presidente dell’Inps sono famiglie e imprese a subire gli effetti delle tensioni geopolitiche, mentre i grandi operatori del settore arrotondano gli utili. Una contraddizione tra diseguaglianze e crescita che si nota anche altrove e invece andrebbe risolta. «Per molti anni c’è stato insegnato che non esiste un compromesso tra le due, ma in realtà si può avere più coesione e uno sviluppo più sostenibile con crescita senza disuguaglianze», spiega Tridico. «La tassazione è parte di questo equilibrio per ottenere bassa povertà, bassa disoccupazione e allo stesso tempo crescita economica».
Più che tartassare la classe media, insomma, andrebbero colpiti i giganti digitali con una web tax. Ecco perché l’eurodeputato ha criticato il side by side approach, intesa raggiunta in sede Ocse e che permette agli Usa di sostituire la global minum tax con un’imposta sempre intorno al 15%. Ma allo stesso tempo riduce il carico per le imprese americane grazie all’uso dei crediti fiscali, creando disparità di trattamento con le aziende europee.
«Questo accordo non è perfetto ed è migliorabile, ma almeno garantisce prevedibilità», è la risposta di Wopke Hoekstra, commissario per il Clima con delega anche al Fisco. Mentre sull’Ets - tassa contro le emissioni inquinanti che fa aumentare il costo dell’energia, ma il cui ricavato viene investito nella transizione energetica - il commissario olandese dichiara che «è la pietra angolare della nostra politica climatica e c’è un forte sostegno a favore degli Stati membri (l’Italia però vuole abolire l’Ets, ndr), anche se come ogni strumento può sempre essere migliorato». (riproduzione riservata)