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Xi Jinping accoglie Donald Trump a Pechino
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L’ombra di Taiwan sul vertice Cina-Stati Uniti

14 maggio 2026, 20:00 Ultimo aggiornamento: 20:19

Xi avverte Trump: niente interferenze sull’isola altrimenti si rischia il conflitto. E ai 17 ceo americani in viaggio a Pechino con il tycoon: le porte del nostro Paese si apriranno ulteriormente

Le porte della Cina si apriranno «ulteriormente» al commercio. Lo ha detto ieri il presidente cinese Xi Jinping rivolgendosi ai 17 ceo americani che accompagnano Donald Trump nel suo storico viaggio in Cina. Fra loro spiccano Elon Musk di SpaceX, Jensen Huang di Nvidia, Tim Cook di Apple e Larry Fink di BlackRock.

Secondo quanto riportato dall'agenzia statale Xinhua, «Xi ha affermato che le aziende statunitensi sono profondamente coinvolte nelle riforme e nell'apertura della Cina e che entrambe le parti ne hanno tratto beneficio». Inoltre, si legge nell'articolo, «sottolineando che le porte della Cina si apriranno sempre di più, Xi ha affermato che il Paese accoglie con favore il rafforzamento di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa con gli Stati Uniti e ha espresso la convinzione che le aziende statunitensi godranno di prospettive ancora più ampie in Cina».

In risposta, continua l'agenzia di stampa cinese, «gli imprenditori statunitensi hanno affermato di attribuire grande importanza al mercato cinese e di sperare di intensificare le proprie attività commerciali e di rafforzare la cooperazione con il Paese». Wall Street ci crede e a metà seduta i suoi indici principali registravano rialzi intorno all’1%.

La linea rossa di Taiwan

Tutto bene quindi? È ancora presto per dire se il viaggio porterà i risultati sperati. Di certo Xi ha voluto mettere subito in chiaro le cose: Taiwan, ha detto a Trump, è «il tema più importante e delicato nelle relazioni sino-americane». «Se gestita correttamente, la relazione bilaterale godrà di una stabilità complessiva», diversamente, ha sottolineato il presidente cinese, «i due Paesi avranno scontri e persino conflitti, mettendo a grave rischio l'intera relazione». Per dissipare ogni altro eventuale dubbio, Xi ha affermato che «l'indipendenza di Taiwan» e «la pace tra le due sponde dello Stretto sono inconciliabili come il fuoco e l'acqua».

«La minaccia militare cinese è l'unica fonte di insicurezza nello Stretto di Taiwan e nella più ampia regione indo-pacifica», ha replicato la portavoce del governo di Taiwan, Michelle Lee. Mentre Trump non ha risposto alle domande dei giornalisti su Taiwan.

Xi ha quindi tracciato la linea rossa: può andare tutto nel migliore dei modi a patto che Washington non si intrometta nella questione Taiwan. Bisogna ricordare che l’isola è indispensabile per l’economia globale perché oltre il 90% dei chip più sofisticati al mondo viene fabbricato lì. Questi componenti alimentano l’AI, i supercomputer, gli smartphone e i sistemi di guida dei missili militari e dei caccia di quinta generazione.

La guerra in Iran

La Casa Bianca ha sottolineato che Trump e Xi hanno concordato che lo Stretto di Hormuz «deve rimanere aperto» per «garantire il libero flusso delle forniture energetiche». Washington ha inoltre riferito che Xi «ha chiarito l'opposizione della Cina alla militarizzazione dello Stretto e a qualsiasi tentativo di imporre pedaggi per il suo utilizzo», aggiungendo che Pechino avrebbe espresso interesse ad aumentare gli acquisti di petrolio statunitense per ridurre in futuro la propria dipendenza dal transito attraverso Hormuz (ma proprio ieri ben trenta navi cinesi sono passate dallo Stretto grazie al via libera e alla protezione di Teheran). Stati Uniti e Cina, sempre secondo la Casa Bianca, hanno infine concordato che l'Iran non dovrà mai dotarsi di un'arma nucleare.

In serata Trump ha affermato in un'intervista a Fox News che la Cina ordinerà 200 nuovi aerei Boeing, senza specificare quali modelli. Ma a Wall Street il titolo del produttore americano a metà seduta perdeva il 4% perché gli analisti si aspettavano un ordine di 500 aerei. Di certo Boeing non riceve un ordine importante dalla Cina da quasi un decennio e nel frattempo Pechino ha continuato a fare acquisti dalla rivale europea Airbus. (riproduzione riservata)



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