L’Italia è disposta a modificare, almeno in parte, l’uso del golden power, i poteri speciali che permettono al governo di intervenire a tutela dei settori strategici. È quanto avrebbe fatto sapere l’esecutivo alla Commissione europea, secondo Reuters, per evitare che Bruxelles prenda provvedimenti formali contro Roma.
Nel mirino della Commissione c’è l’uso dei poteri speciali da parte del governo Meloni per imporre condizioni stringenti nelle operazioni di fusione tra banche. L’Unione vorrebbe rimuovere tutti gli ostacoli che frenano la nascita di gruppi finanziari di dimensioni europee e, di conseguenza, considera la normativa italiana troppo restrittiva.
Secondo due fonti informate, sono già in corso trattative tra funzionari italiani ed europei per capire come aggiornare le norme senza snaturarle. L’obiettivo di Roma è difendere il principio — già confermato da alcuni tribunali italiani — secondo cui il governo può intervenire per proteggere l’interesse nazionale.
La settimana scorsa, come aveva riportato questo giornale, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha affrontato il tema a Roma con la commissaria europea per i Servizi finanziari, Maria Luis Albuquerque.
Ad aprile Palazzo Chigi ha utilizzato il golden power per imporre delle prescrizioni all’ops lanciata da Unicredit su Bpm, poi ritirata a luglio perché troppo onerosa per la banca guidata da Andrea Orcel. L’intervento non ha convinto Bruxelles che il 13 novembre dovrebbe inviare all’Italia una lettera per metterla in mora – primo passo della procedura di infrazione – per poi aprire una trattativa.
La tesi dell’Ue è che i poteri speciali si sovrappongano a quelli della Commissione e della Bce, ostacolando così la libera circolazione dei capitali. Nel caso di Unicredit, sostiene sempre l’Europa, il governo avrebbe frenato il consolidamento bancario, necessario per fronteggiare lo strapotere di Usa e Cina nel settore. (riproduzione riservata)