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Giancarlo Giorgetti, ministro dell'Economia
Giancarlo Giorgetti, ministro dell'Economia
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L’Italia è più forte di Covid, guerra e dazi: S&P l’ha capito e ha alzato il rating. E noi?

14 aprile 2025, 16:53 Ultimo aggiornamento: 16:54

La promozione del rating italiano da parte di S&P evidenzia la solidità economica del paese, nonostante le sfide globali e interne. Un riconoscimento che rafforza la posizione dell'Italia nei vertici internazionali

 Qualcosa rimane tra le pagine scure e le pagine chiare dei dieci giorni che sconvolsero il mondo a causa dei dazi di Donald Trump imposti, tolti e sospesi. Si tratta dell’Italia. Con tutta la sua capacità di farsi del male da sola, di dividersi perennemente tra Guelfi e Ghibellini, di non cogliere al volo le occasioni come ad esempio la Brexit che ci aveva consegnato su un piatto d'argento una possibile leadership per Piazza Affari in Euronext, il nostro paese è l’unico che può festeggiare, tra quelli che combattono nella competizione globale e cercano di sventare i colpi di Trump.

Il giudizio lusinghiero di S&P sull’Italia

E ce lo ha ricordato uno straniero, come spesso accade quando siamo presi ad accapigliarci tra di noi. La promozione del rating da parte di Standard & Poor's ha qualcosa di leggendario: il nostro merito di credito, presto anche quello delle banche, è stato aumentato nonostante la crisi delle tariffe sul commercio, gli effetti della guerra in Ucraina, le incertezze sui mercati finanziari e nella politica della Commissione Europea.

Lo ha fatto notare, con la modestia che lo contraddistingue – che non significa non avere qualità di leadership – il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, il quale da venerdì 12, e ancora di più da lunedì 14 aprile, giorno in cui lo spread è di nuovo sceso verso quota 110, può andare a testa alta ai vertici europei ed internazionali.

L’Italia c’è, e non perché gli altri comprano il suo debito pubblico ma perché è una potenza economica. Il nostro paese, ha finalmente scoperto S&P dopo che i lettori di MF-Milano Finanza lo sapevano da tempo, è il quarto paese esportatore al mondo pur non essendo la quarta economia, ha messo a segno un credito commerciale nel 2024 di 335 miliardi di euro e a dispetto del caro-energia continua a competere sui mercati globali terremotati dalle ire del presidente americano.

Il richiamo di Mattarella: l’Italia è un debitore onorabile

Si tratta di un vero miracolo economico che andava riconosciuto a livello mondiale, come aveva notato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella rilevando i continui dati positivi delle esportazioni italiane e il silenzio incomprensibile delle agenzie di rating, così pronte a bocciarci dai tempi del maggio 2010, quando lo fecero addirittura a borsa aperta con relativi crolli dei titoli e perdita di risparmio.

Se a questi dati commerciali si aggiungono la tenuta dei conti pubblici grazie ad una sana e prudente gestione di Giorgetti (ora preso di mira per le spese militari da aumentare dal ministro della Difesa Guido Crosetto), la stabilità del governo Meloni pur in perenne fibrillazione con gli alleati, un rapporto debito-pil al livello pre-Covid e la ripresa dell’occupazione, il quadro appare completo.

Certamente c'è ancora molto da fare, a cominciare dalla necessaria riduzione del costo della bolletta elettrica per famiglie e imprese, che rende il lavoro delle stesse quasi impossibile, passando per la necessità di tagliare l’enorme debito pubblico e le misure improrogabili a favore dei giovani. Ma almeno da questo terremoto dei dazi ne esce un paese con una statura diversa, che potrà essere illustrato da Meloni nell’atteso incontro alla Casa Bianca con Trump. Non saranno i calzini a catturare l’attenzione del presidente statunitense ma il comunicato di un’agenzia che conosce molto bene. Non sprechiamo questa occasione storica. (riproduzione riservata)



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