Si aggrava la crisi dell'investment banking, soprattutto a Wall Street. Dopo Barclays, Citigroup e Goldman Sachs, anche Morgan Stanley prepara tagli significativi per i propri banker. Il gruppo guidato da James P. Gorman potrebbe a breve annunciare l'uscita di 1.600 dipendenti, circa il 2% della propria forza lavoro. L'indiscrezione, riportata ieri da Bloomberg, arriva in un periodo particolarmente grigio per il settore che ha visto calare bruscamente i propri risultati economici.
Morgan Stanley per esempio ha chiuso il terzo trimestre dell'anno con ricavi in caduta del 55% a 1,28 miliardi di dollari proprio nell'investment banking. Una performance che ha influenzato i ricavi complessivi (12,9 miliardi di dollari), risultati inferiori alle stime degli analisti. A pesare è soprattutto il rallentamento dell’attività di deal making. Secondo Refinitiv, nei primi nove mesi del 2022 le fee del settore sono precipitate del 32% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno a 83,1 miliardi di dollari. Solo tra il secondo e il terzo trimestre lo scivolone è stato del 16%, la peggiore performance dal periodo ottobre/dicembre del 2016.
Quanto alle singole aree, sempre secondo Refinitiv, nei nove mesi le commissioni da equity underwriting sono scese del 67%, mentre le attività di m&a sono calate del 19%. Dove invece i ricavi sono saliti è nell'area del reddito fisso, dove la svolta delle banche centrali ha sinora consentito alle investment bank di portare a casa numeri in crescita.
La risposta dei banchieri è stata avviare grandi ristrutturazioni. Goldman Sachs per esempio fonderà le attività di investment banking e trading in un'unica sezione, unendo al contempo l'asset e il wealth management in un'altra. Marcus invece, la consumer bank del gruppo, verrà inserita nella gestione patrimoniale.
In Europa invece Barclays sta valutando il taglio di circa 200 posti di lavoro nei desk di investment banking (circa il 3% degli organici complessivi nell'area), mentre Deutsche Bank ha recentemente impugnato le forbici per ridimensionare i propri desk americani nelle aree origination e advisory da dove potrebbero uscire decine di professionisti.
Chi non ha iniziato a tagliare, ha comunque tirato il freno su assunzioni e compensi. Questo è il caso di Bofa, il cui ceo Brian Moynihan ha annunciato che assumerà meno personale. Il ceo di Goldman David Solomon invece ha avvisato i dipendenti che gli stipendi quest'anno potrebbero essere inferiori rispetto al 2021: «pagheremo i nostri dipendenti in base alla performance complessiva dell'azienda», ha spiegato il banchiere. (riproduzione riservata)