Nel corso dell’assemblea annuale Abi, il ministro dell’Economia e Finanza, Giancarlo Giorgetti, è intervenuto con un discorso a tutto tondo sul settore finanziario in Italia. Ecco il testo integrale.
In un contesto che ormai da tempo continua a essere complesso e in rapida evoluzione, l’economia italiana mostra una notevole resilienza. Nonostante le molteplici difficoltà, nel primo trimestre dell’anno la crescita Pil ha continuato a sorprendere al rialzo, con un incremento dello 0,6% sui tre mesi precedenti. Questo risultato ha fatto in modo che l’Italia risultasse tra i paesi più dinamici dell’Area euro, che ha fatto invece registrare una lieve contrazione (-0,1% trimestre su trimestre). La buona performance di inizio anno ha beneficiato del favorevole andamento dei servizi, soprattutto nel turismo. Diversa è la situazione della produzione industriale, che nei primi quattro mesi dell’anno ha mostrato una progressiva debolezza.
Nel complesso, il livello del Pil italiano nel primo trimestre è superiore dello 0,9% alla media dei dati trimestrali 2022, un valore molto vicino alle previsioni ufficiali del governo per il 2023. Sebbene vi siano segnali di rallentamento per il secondo trimestre, saranno sufficienti modesti incrementi trimestrali nel corso dell’anno per superare la proiezione di crescita, che si conferma prudente. Le prospettive per la seconda metà dell’anno dipenderanno principalmente dall’andamento del ciclo internazionale e dalla spinta derivante dagli investimenti privati e da quelli sostenuti dal Pnrr, previsti in aumento.
In questo contesto va però inserita anche l’azione delle banche centrali che, per contrastare la persistente inflazione registrata nelle principali economie mondiali, hanno adottato politiche monetarie restrittive che stanno iniziando a rallentare la domanda globale. Tale azione è comprensibile ma parimenti comprensibile è la preoccupazione per gli effetti recessivi su di una economia Ue ancora sotto stress a causa della pandemia e del conflitto russo-ucraino. Uno dei fattori di incertezza relativi al ciclo internazionale riguarda l’evoluzione dei prezzi. Dopo il picco registrato al termine dello scorso anno, si è assistito ad una discesa dell’inflazione, che in termini di Ipca si è attestata all’8,0% in maggio. Anche l’inflazione di fondo ha iniziato a rallentare (6,4% in maggio, sempre in base all’Ipca) e prevediamo che si riduca più rapidamente nella seconda metà dell’anno, scendendo sotto il 5%. Il tasso medio di inflazione per il 2023 risulterebbe tuttavia pari a circa il 6%.
In questi mesi il Governo è intervenuto per alleviare le pressioni inflazionistiche sulle famiglie maggiormente esposte, attraverso numerose misure di calmierazione delle bollette, il taglio del cuneo fiscale sul lavoro e l’introduzione di un assegno di inclusione. Le analisi recentemente presentate da Corte dei Conti e Ufficio Parlamentare di Bilancio hanno mostrato l’efficacia di tale azione, che ha prodotto benefici percentualmente più elevati nella cosiddetta «parte bassa della distribuzione dei redditi». Questo ha contribuito a mantenere il potere di acquisto delle famiglie, che con i loro consumi (+0,5% quarto su quarto) hanno contribuito ai buoni risultati di crescita del primo trimestre dell’anno. Le nostre stime mostrano che i consumi interni dovrebbero continuare ad espandersi moderatamente, anche grazie al buon andamento del mercato del lavoro, che nel mese di maggio ha fatto registrare un nuovo massimo per il tasso di occupazione (al 61,2 %) che consolida la tendenza avviata ormai sei mesi fa. Migliora anche il tasso di disoccupazione, che attestandosi al 7,6% si colloca sul livello più basso da oltre un decennio.
Malgrado i molteplici shock che si sono manifestati negli ultimi tre anni, le banche italiane si trovano in una condizione nettamente migliore rispetto a quella osservata in occasione di passati episodi di crisi. Tra i fattori che hanno contribuito a determinare questa situazione rientrano l'elevata patrimonializzazione, l'abbondante liquidità, una redditività in forte recupero e, più in generale, il rafforzamento conseguito negli ultimi anni anche grazie alla dismissione dei crediti deteriorati (non performing loans). L’impatto delle crisi che hanno recentemente riguardato alcuni intermediari negli Stati Uniti e in Svizzera è stato sinora limitato.
La qualità del credito è rimasta sostanzialmente stabile, con tassi di deterioramento (flussi dei nuovi crediti deteriorati in rapporto al totale dei finanziamenti) su livelli storicamente bassi. A fine 2022 l’npl ratio, al netto degli accantonamenti contabili, a livello di sistema è rimasto stabile all’1,5%, con un tasso di copertura pari al 49,7%, in linea con la media europea. Nel corso del 2022 è proseguita l’attività di dismissione di crediti deteriorati. Questo ha permesso al sistema bancario italiano di proseguire con il processo di de-risking avviato all’indomani della grande crisi finanziaria e di ridurre lo stock di npl presente nei bilanci delle banche, passato da 341 miliardi nel 2015 a circa 66 miliardi nel 2022.
La redditività, per anni penalizzata da un contesto di tassi di interesse bassi ed elevati flussi di rettifiche su crediti, nel 2022 è migliorata, principalmente in ragione del rialzo dei tassi di interesse e della riduzione del costo del rischio creditizio. Il return on equity (roe) – o anche ritorno sul patrimonio netto, ndr- ) è salito dal 6,0 del 2021 all’8,7% del 2022, il valore più elevato dal 2008. L’effetto è stato guidato in particolare dalla crescita del margine d’interesse, soprattutto per effetto dell’incremento degli interessi attivi sui prestiti alle imprese, che per tre quarti sono a tasso variabile, e di quelli sui titoli di Stato. Le commissioni sono calate del 4,5%. I costi operativi, nonostante l’elevata inflazione, sono rimasti stabili.
La situazione di liquidità delle banche italiane risulta soddisfacente, attestandosi in genere sopra la media europea e ampiamente sopra i livelli minimi regolamentari. In un contesto che appare pertanto positivo, mi aspetto un rapido avvicinamento tra i margini di interesse applicati ai crediti erogati e quelli riconosciuti sulle somme accantonate nei conti correnti. Un adeguamento dei tassi attivi al nuovo contesto che stiamo attraversando rappresenterebbe un’azione equa nei confronti dei clienti e contribuirebbe ad alleviare l’impatto della pressione inflazionistica. Nello stesso senso, riteniamo meritevoli di particolare attenzione le raccomandazioni formalizzate da Banca d’Italia nella Comunicazione dello scorso 15 febbraio 2023 con la quale, «nell’esercizio delle sue funzioni di tutela della clientela bancaria e di vigilanza sulla correttezza dei comportamenti degli intermediari», ha “invitato tutte le banche a valutare con estrema attenzione” l’opportunità di rivedere le modifiche contrattuali a sfavore dei clienti che avessero precedentemente attuato, «considerato che l’aumento dei tassi di interesse ufficiali avviato lo scorso luglio dalla Banca Centrale Europea può avere effetti positivi sulla redditività complessiva dei rapporti tra le banche e i loro clienti, potenzialmente in grado di compensare l’aumento dei costi indotto dall’inflazione».
In concomitanza con i rialzi dei tassi di interesse operati dalla Banca centrale Europea e l’irrigidimento delle condizioni di offerta del credito, l’erogazione di prestiti all’economia è rallentata nell’ultimo scorcio del 2022 e nel primo trimestre del 2023. Nel mese di aprile, il volume dei prestiti al settore privato è diminuito dello 0,5% sullo stesso mese dell’anno scorso. Nel dettaglio, i prestiti alle famiglie sono aumentati dell’1,4%, mentre quelli alle società non finanziarie sono diminuiti dell’1,9%. Il Governo sta monitorando con la massima attenzione l’impatto, attuale e potenziale, delle condizioni di finanziamento sull’economia, guardando in particolare al mercato delle abitazioni e al risparmio delle famiglie. Le prospettive di crescita della nostra economia di cui ho fatto cenno in precedenza dipendono anche dalla stabilità dei fondi erogati e delle condizioni applicate.
Ricordo che, con riferimento al mercato immobiliare, il Governo è già intervenuto con la scorsa Legge di Bilancio reintroducendo la facoltà di rinegoziare, a determinate condizioni, i mutui ipotecari a tasso variabile trasformandoli in mutui a tasso fisso. Nella stessa occasione sono state inoltre prorogate le agevolazioni fiscali e le garanzie sulla prima casa per gli under 36. I dati più recenti mostrano che queste misure hanno registrato un grande successo e stiamo lavorando per individuare modalità che ci consentano di confermarle anche nel prossimo futuro. Ritengo inoltre indispensabile e urgente che si raggiunga un accordo per rendere operativo l’allungamento della durata dei mutui a tasso variabile così da limitare l’impatto, talvolta insostenibile, dell’incremento delle rate a carico delle famiglie. Quanto alle imprese, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, sarebbe auspicabile limitare l’impatto del rialzo dei tassi di interesse e garantire risorse stabili e a condizioni competitive, nonché un approccio proattivo circa lo «smaltimento» dello stock di crediti fiscali generati dalle cessioni dei cosiddetti superbonus edilizi, su cui il governo è responsabilmente e coraggiosamente intervenuto.
Appare inoltre essenziale che le banche, insieme alle istituzioni, concorrano all’adeguata sensibilizzazione delle imprese circa gli impatti sulle politiche di erogazione del credito, che avranno nel medio termine, le valutazioni di sostenibilità delle attività e della loro organizzazione aziendale secondo i «criteri Esg». Il Tavolo di Coordinamento per la Finanza Sostenibile, incardinato presso il Mef, persegue anche questo obiettivo di supporto delle pmi nel percorso di transizione. Segnalo infine che in questi mesi il Mef ha lavorato, con le associazioni maggiormente rappresentative, alla definizione di un accordo che garantisca la mitigazione, la maggiore comprensibilità e la comparabilità dei costi di accettazione degli strumenti di pagamento elettronico. Anche in questo caso l’auspicio è di una rapida attuazione.
Nell’ambito del quadro regolamentare europeo, sono molti gli aspetti che sono attualmente in corso di revisione.
Basilea 3+
Il negoziato in materia di vigilanza prudenziale bancaria, volto all’adeguamento dell’ordinamento europeo allo standard di Basilea 3+ e alla introduzione di alcuni correttivi al regime prudenziale europeo (il cosiddetto Banking Package 2021), ha fatto segnare un punto di svolta il mese scorso, grazie all’accordo politico trovato in sede di dialogo. Consiglio e Parlamento, infatti, hanno trovato una sintesi sui principali punti del negoziato, mentre rimane da completare ancora parte del lavoro tecnico sui testi legislativi. Grazie anche all’impegno profuso nel negoziato per dimostrare la solidità dei nostri argomenti, il testo di compromesso contiene norme che saranno in grado di sostenere il sistema Paese e attutire l’impatto della riforma.
Nell’ambito del processo di completamento dell’Unione bancaria, la Commissione Europea ha pubblicato proposte di revisione del quadro normativo per la gestione delle crisi bancarie e la tutela dei depositi. L’obiettivo ultimo è rafforzare ulteriormente l’assetto normativo europeo. Molte di queste sono in linea con le aspettative e le priorità della delegazione italiana ma permangono importanti nodi negoziali e aree di miglioramento al fine di assicurare pienamente la stabilità del sistema.
In particolare, sarebbe opportuno (i) ampliare i casi di possibile utilizzo, in modo efficiente, degli schemi nazionali di tutela dei depositanti, e definire coerentemente il novero dei costi indiretti considerati ai fini del “principio del minor costo” (ii) allentare i vincoli che irrigidiscono l’accesso ad alcuni strumenti che possono risultare utili in casi estremi ed eccezionali, prevedendo così «valvole di sicurezza» per poter far fronte a situazioni che potrebbero pregiudicare la stabilità finanziaria e (iii) assicurare una calibrazione più proporzionata del requisito Mrel, in particolare per le banche destinate alla liquidazione in base alla disciplina nazionale (alle quali è precluso l’accesso al mercato dei capitali).
Assume peraltro importanza, specie nell’attuale contesto economico e geopolitico, proseguire l’iter per il completamento dell’Unione bancaria (mediante la costituzione di uno schema di garanzia dei depositi europeo), funzionale ad assicurare una miglior allocazione di capitali e rischio. L’approccio olistico o cosiddetto a «pacchetto» che comprende anche la revisione del Patto di crescita e di stabilità evocato anche con riguardo al dibattito sul MES non rappresenta quindi una tattica negoziale ma una logica esigenza di natura strategica a difesa dell’interesse nazionale.
La Commissione europea ha rilasciato il 24 maggio scorso una proposta di modifica delle direttive in materia di strumenti finanziari e assicurativi destinati alla clientela al dettaglio/retail. Il negoziato in Consiglio comincerà il 5 luglio. La proposta persegue il duplice obiettivo di:
Per realizzare questi obiettivi, si è cercato di: (i) migliorare l’informativa sui prodotti e i servizi di investimento per gli investitori retail, aumentando la trasparenza e la comparabilità dei costi e (ii) allineare le modalità di selezione e offerta dei prodotti da parte di distributori e consulenti alle reali esigenze dell’investitore, anche contrastando i potenziali conflitti di interesse nella commercializzazione dei prodotti di investimento.
La proposta non contiene misure come il cosiddetto divieto di incentivi, che avrebbe reso non più praticabile il modello di consulenza non indipendente dominante in Italia e nei principali paesi Ue, a vantaggio della cosiddetta consulenza indipendente, il cui costo è a carico dell’investitore e richiede un atteggiamento proattivo da parte di quest’ultimo. La consulenza indipendente, ove praticata (Regno Unito, Olanda) ha portato ad una riduzione della domanda di consulenza, circostanza potenzialmente rischiosa per risparmiatori a basso grado di educazione finanziaria.
In merito alla recente positiva risoluzione della vicenda Eurovita alcune considerazioni appaiono necessarie. La collaborazione tra il sistema bancario ed il sistema assicurativo ha reso possibile l’individuazione di una soluzione che permette di evitare perdite ai clienti ed utilizzo di risorse pubbliche. Ciò dimostra la solidità dei due comparti fondamentali del sistema finanziario e la loro capacità di lavorare insieme per salvaguardare la fiducia degli assicurati e dei risparmiatori. La vicenda ha però messo in evidenza le criticità di un modello di business sul quale sono necessarie analisi ed eventualmente interventi normativi che prevengano situazioni simili in futuro. Inoltre, come da più parti indicato, ed analogamente a quanto previsto nel settore bancario, uno strumento di garanzia appare necessario anche per il settore assicurativo.
Il Governo sta continuando a riservare grande attenzione alle esigenze di liquidità delle imprese, alle prese con gli effetti dell’elevata inflazione e del costante incremento dei tassi di interesse. In tale contesto, le garanzie pubbliche rappresentano un importante strumento per sostenere l’accesso al credito. Mi preme ricordare il sostegno attuato tramite il Fondo di Garanzia per le pmi, che, coerentemente al «Quadro temporaneo Crisi in materia di aiuti di Stato» è stato autorizzato a concedere garanzie:
Ricordo inoltre il tempestivo ed urgente intervento normativo messo in campo dal Governo con il Dl 61 del 2023 per fronteggiare l'emergenza provocata dai recenti eventi alluvionali che, al fine di sostenere la rapida ripresa delle attività economiche nelle zone colpite, il Fondo di garanzia per le pmi è stato autorizzato, dall’8 giugno fino al 31 dicembre 2023, a rilasciare garanzie, a titolo gratuito, fino al 90%. Attraverso Sace sono invece erogate garanzie, prevalentemente in favore di imprese di media e grande dimensione, per finanziare progetti finalizzati ad agevolare la transizione ecologica e sulla sostenibilità di iniziative correlate all’attuazione del Pnrr. Le imprese hanno inoltre a disposizione la garanzia SupportItalia che, fino a fine anno, coprirà le esigenze di liquidità delle imprese derivanti sia dall’impatto del rincaro delle materie prime energetiche sulle relative strutture di costo, sia correlato alle coperture richieste sul mercato dei derivati energetici.
Considerati entrambi gli schemi Green e SupportItalia, al 31 marzo 2023, Sace ha complessivamente deliberato garanzie per un importo totale di circa 21 miliardi di euro, a cui si aggiunge il portafoglio di garanzie perfezionate durante l’emergenza pandemica, a valere sullo schema Garanzia Italia, attualmente pari a circa 24 miliardi di euro, in fase di ammortamento. Prosegue inoltre il sostegno alle esportazioni e all’internazionalizzazione delle imprese italiane tramite il meccanismo di coassicurazione del credito all’esportazione da parte dello Stato e di Sace, nell’ambito dell’autorizzazione di esposizione massima cumulata che la Legge di Bilancio, e per l’anno 2023 pari a 150 miliardi di euro.
Al 31 marzo 2023, l’esposizione dello Stato in riferimento al Fondo Export era di circa 95 miliardi di euro. Stiamo gradualmente uscendo da una fase in cui le garanzie sono state un importante strumento per l’immissione di liquidità nel sistema durante la fase più acuta della crisi. Si apre ora una fase nuova che richiederà necessariamente una maggiore selettività e livelli di copertura diversi per accompagnare le transizioni tecnologiche, organizzative e digitale delle nostre imprese. In questo contesto un ulteriore strumento potrebbe essere rappresentato dalle garanzie, nazionali ed europee, finalizzate a promuovere il crowding-in di finanziamenti privati a sostegno degli investimenti nelle imprese e nelle infrastrutture.
Le difficili esperienze che abbiamo dovuto affrontare recenti hanno nitidamente mostrato che sfide complesse richiedono un efficace «gioco di squadra» tra settore pubblico e privato, anche per preservare l’efficiente uso delle finanze pubbliche e consentire il necessario processo di normalizzazione della politica di bilancio.
In questo contesto, il settore bancario non solo può ma deve svolgere un ruolo centrale per assicurare un’allocazione equa e efficiente delle risorse nell’economia, promuovere e sostenere i processi di innovazione essenziali a garantire livelli crescenti di produzione e occupazione e, al contempo, responsabilmente farsi carico della sostenibilità sociale degli shock che la storia recente ci ha presentato. (riproduzione riservata)