Nonostante il conflitto prolungato in Medio Oriente, i mercati azionari hanno registrato una ripresa sorprendentemente forte. Utili societari solidi, trainati dall’intelligenza artificiale, stanno alimentando l’entusiasmo degli investitori, portandolo su livelli molto elevati.
Gli investitori possono guardare a un mese eccellente. Ad aprile l’indice azionario globale è salito di oltre l’8% (in euro). Il cessate il fuoco nel conflitto tra Stati Uniti e Iran ha sostenuto i mercati, ma non è stato il principale fattore trainante. La ripresa, spiega Jacco de Winter, knowledge manager di Ing Investment Office, è dovuta in larga misura ai solidi risultati trimestrali e alle indicazioni positive fornite dalle aziende, che suggeriscono come, per il momento, l’impatto del conflitto resti limitato.
Nonostante le persistenti preoccupazioni e l’elevata incertezza, nota de Winter, oltre l’80% delle società dell’S&P 500 che hanno già comunicato i risultati ha superato le attese degli analisti sugli utili. Solo il 10% ha deluso. In media, gli utili societari sono cresciuti del 26,5% rispetto al primo trimestre del 2025, ben oltre quanto previsto dagli analisti.
«È normale che una larga maggioranza delle aziende superi le stime degli analisti. Ciò che colpisce questa volta è che le previsioni erano già state significativamente riviste al rialzo prima dell’inizio della stagione degli utili per le società dell’S&P 500», continua l’esperto di Ing.
In particolare, le stime sugli utili sono aumentate con forza soprattutto dalla fine di febbraio, passando da poco più del 15% a oltre il 21% per l’anno in corso. Un andamento simile si osserva anche in Europa. «È ancora più sorprendente», sostiene de Winter, «che ciò coincida con l’escalation del conflitto in Medio Oriente. Ci si sarebbe aspettati maggior cautela da parte degli analisti, considerando l’effetto frenante di prezzi energetici più elevati sulla crescita economica».
A un primo sguardo, i dati sugli utili e le aspettative appaiono impressionanti. Un’analisi più approfondita, tuttavia, porta a conclusioni interessanti. Praticamente l’intera revisione al rialzo delle aspettative sugli utili dell’S&P 500 è attribuibile a soli due settori: tecnologia dell’informazione ed energia.
In effetti, oltre il 70% dell’aumento complessivo delle attese sugli utili per il 2026 deriva da appena sei società: Micron, Nvidia, ExxonMobil, Chevron, Broadcom e SanDisk. Inoltre, tali aspettative sono guidate da una (attesa) scarsità: carenza di chip per l’AI (Nvidia, Broadcom), di chip di memoria (Micron, SanDisk) e di petrolio (ExxonMobil, Chevron).
Le revisioni al rialzo degli utili per le compagnie petrolifere sono spiegabili con il forte aumento dei prezzi del greggio e con i timori di possibili carenze di offerta a causa del conflitto in medio Oriente. Le aspettative elevate di crescita degli utili per i produttori di chip hanno motivazioni altrettanto chiare: la crescita esplosiva dell’intelligenza artificiale e le centinaia di miliardi di dollari che le grandi aziende tecnologiche statunitensi stanno investendo in questo ambito. «Per giustificare tali aspettative elevate, è fondamentale che questi investimenti proseguano ancora per un certo periodo. Su questo fronte, le prospettive restano favorevoli», prevede de Winter.
I cosiddetti hyperscaler, ovvero aziende come Microsoft, Alphabet (Google), Amazon e Meta (Facebook, Instagram), investono massicciamente in data center per l’addestramento e l’esecuzione dei modelli di intelligenza artificiale, oltre a fornire capacità cloud a terzi. Complessivamente, nel primo trimestre queste quattro società hanno investito la cifra record di 130 miliardi di dollari e non mostrano segnali di rallentamento. Per l’intero 2026 si prevede un volume di investimenti superiore a 700 miliardi, in gran parte già confermato, e secondo gli analisti potrebbe avvicinarsi ai 1.000 miliardi nel 2027.
Questo solleva inevitabilmente la questione se tali aziende riusciranno, nel tempo, a recuperare gli ingenti investimenti. «Non vi è certezza, ma è evidente che stanno già iniziando a raccoglierne i frutti. Gli analisti guardano in particolare ai ricavi del cloud. Alphabet si è distinta: i ricavi di Google Cloud sono balzati di ben il 60% rispetto a un anno prima», osserva de Winter. «Il segmento cloud di Microsoft è cresciuto di quasi il 40%, mentre Amazon Web Services ha registrato un aumento di poco inferiore al 30%.
Anche gli ordini per i prossimi trimestri sono cresciuti fortemente, così come i profitti».
Le aziende che rendono possibile la crescita dell’AI, in particolare i produttori di chip, sono state finora le principali beneficiarie. L’indice Philadelphia Semiconductor è già salito del 55% dall’inizio dell’anno.
«È vero che i mercati poggiano su una base relativamente ristretta, ma si tratta di una base molto solida. Inoltre, un numero crescente di altre aziende e settori sta beneficiando degli investimenti in AI. Anche escludendo il settore tecnologico», conclude de Winter, «la crescita degli utili resta robusta. Siamo fiduciosi che nei prossimi anni i profitti aziendali continueranno a trarre vantaggio dall’AI, non da ultimo grazie ai guadagni di produttività». (riproduzione riservata)