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L’intelligenza artificiale rivoluziona anche gli studi legali, con risparmi dei tempi fino al 75%. Ecco come
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L’intelligenza artificiale rivoluziona anche gli studi legali, con risparmi dei tempi fino al 75%. Ecco come

14 dicembre 2024, 02:00 Ultimo aggiornamento: 16 dicembre 2024, 10:39

Nel settore legale l’uso dell’AI è quasi all’ordine del giorno. Per i compiti più ripetitivi tempi ridotti anche del 75% L’attività vale 27 miliardi a livello globale, ma c’è ancora strada da fare  

Studi e comparti legali sempre più al passo con l’intelligenza artificiale, ma la delicatezza della materia giuridica di cui tratta il settore impone probabilmente una riflessione più ampia e attenta delle sfide che giungono dall’applicazione delle nuove tecnologie.

I numeri del settore 

A livello di mercato il legal-tech, riferito all’uso di tecnologie a supporto dell’ambito giuridico, sta già vivendo una forte crescita e trasformazione arrivando a genere ricavi per quasi 27 miliardi di dollari a livello mondiale nel 2024, con stime (si veda la tabella) che parlano di oltre 46 miliardi nei prossimi anni. Tra i diversi tools, l’adozione dell’AI è in forte crescita: il 76% degli uffici legali aziendali e il 68% degli studi legali la utilizzano almeno una volta a settimana o quotidianamente, secondo lo studio Wolters Kluwer Future Ready Lawyer 2024.

Di numeri, evoluzioni e sfide a cui si affaccia il settore si è parlato nel corso del Legal Day di Mediobanca, durante il quale i professionisti di Piazzetta Cuccia si sono confrontati su quanto già fatto finora sull’AI e quanto si potrebbe ancora fare. «Già adesso», spiega il professor Stefano Vincenzi, group legal & general counsel di Mediobanca, «il giurista può usufruire di software piuttosto sofisticati per la generazione di documenti legali, soprattutto se ricorrenti, per la realizzazione di due diligence, per la raccolta e l’aggiornamento dei precedenti giurisprudenziali, nonché per la ricerca di provvedimenti dei diversi tribunali e ricevere indicazioni sui tempi e sull’esito di un determinato contenzioso».

La prima legal-tech italiana

In Italia a rappresentare un unicum sul mercato è Laisa, la prima legal-tech fondata dallo studio legale Legance che si pone l’obiettivo di rivoluzionare le competenze del settore. Dalla nascita, nella primavera del 2023, è oggi composta da 45 professionisti (di cui 15 provenienti da Legance), oltre che da Arecneprix (società del gruppo illimity) ed è strutturata come una società tra avvocati.

«I principali benefici riscontrati nell’applicazione dell’AI in ambito legal sono innanzitutto l’ottimizzazione del lavoro relativo a servizi ripetitivi», racconta Enzo Schiavello, amministratore delegato di Laisa e partner di Legance, «vi sono tipologie di incarichi che, proprio in ragione della marcata ripetitività delle questioni analizzate e degli output richiesti, hanno visto ridursi i tempi anche del 75%: in particolare le due diligence e gli incarichi in relazione ai quali viene chiesto di esaminare documenti depositati nei fascicoli di giudizi o procedure esecutive, per pareri sulle cause o sulla recuperabilità dei crediti».

Al momento Laisa ha a disposizione uno strumento che assiste i professionisti nella generazione degli atti, automatizzando l’inserimento nei testi di dati e informazioni seriali e gestendo l’invio tramite pec e raccomandata, oltre a monitorarne gli esiti. Guardando al futuro, il team guidato da Schiavello si aspetta una crescita della società tra avvocati sempre più importante, visto il ruolo strategico della legal-tech nel contesto attuale e la possibilità quindi per Laisa di diversificare sempre più le proprie attività.

Gli studi al passo con l’AI

Con una società ad hoc, beLab, già nel 2020 BonelliErede aveva dato vita all’innovation hub dello studio, che oggi sviluppa anche soluzioni AI. beLab, alla guida di Marcello Giustiniani che ne è presidente oltre che partner dello studio, ha un servizio denominato AskAI al quale ci si può rivolgere per fruire di un utilizzo professionale e qualificato dell’AI, in grado di scovare, filtrare e trattenere allucinazioni o imprecisioni.

Nello studio l’AI è già utilizzata per le attività di analisi, elaborazione e sintesi di documenti, così come di ricostruzione di vicende, mentre l’hub sta adesso lavorando al miglioramento del knowledge management e al drafting di documenti legali. Nel panorama non mancano altri esempi, come quello dello studio La Scala, che è entrato con una partecipazione del 25% in 3AI Data Wealth Management, realtà di consulenza per velocizzare il modello di business utilizzando l’intelligenza artificiale.

O quello di A&O Shearman, tra le prime law firm a collaborare con Harvey, la piattaforma di IA basata su GPT-4 per il mondo legale, che ha di recente lanciato ContractMatrix, uno strumento avanzato per la redazione e negoziazione dei contratti, sviluppato in collaborazione con Microsoft e Harvey. Anche fuori dal mondo dei diretti interessati degli studi e comparti legali, il settore è in fermento popolato da diverse startup che si vogliono agganciare al settore.

Aptus.AI ad esempio, fondata nel 2018 da Andrea Tesei e Lorenzo De Mattei, utilizza la Rag, l’AI generativa potenziata, per superare le barriere di accessibilità e rivoluzionare il settore legale. Nel 2024 c’è stato un ulteriore forte sviluppo della chat della piattaforma che è a tutti gli effetti oggi lo strumento per tutti i professionisti e legali che si occupano di compliance.

L’AI a guida umana 

A fronte dei mille diversi utilizzi e potenzialità, l’AI non sembra ancora pronta per camminare solo sulle proprie gambe. «In una corte statunitense un avvocato ha citato alcune sentenze a supporto della propria difesa. Solo l’analisi del Giudice ha permesso di scoprire che si trattava di precedenti falsi generati dall’intelligenza artificiale a cui l’avvocato, in buona fede, aveva formulato un quesito. Questi strumenti», conclude Vincenzi, «non possono prescindere per il momento della guida umana, sia in fase di sviluppo e aggiornamento, che di verifica e analisi dei risultati. (riproduzione riservata)



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